ASCOLI PICENO – Potrebbe sembrare un monito la frase pronunciata dal dott. Francesco Lucidi, Presidente dell’ordine degli agronomi e forestali di Ascoli Piceno, e forse un po’ lo è, ma l’oliva tenera ascolana e la sua celeberrima versione gastronomica conosciuta come “oliva all’ascolana” è, dal 2005, Oliva Ascolana del Piceno D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) e la tolleranza del mercato che permette la dicitura “all’ascolana” a prodotti che non rispettano il disciplinare nuoce ad una economia di eccellenze oltre ad apportare un danno d’immagine.

Al convegno, che si terrà il prossimo 10 ottobre 2015 presso l’Auditorium “E. Neroni” ad Ascoli, si affronterà il dibattito “L’oliva ascolana quale elemento qualificante di una gastronomia territoriale nella prospettiva del vasto mercato europeo”.

Organizzato dall’Accademia Italiana della Cucina – delegazione di Ascoli Piceno – l’evento vedrà l’avvicendamento di diversi relatori che con le loro competenze spiegheranno il valore di mantenere e di accrescere la coltura dell’oliva tenera, peculiarità storica del territorio Piceno e fonte di reddito.
Saranno presenti il dott. Francesco Lucidi, l’avv. Fabio Gencarelli – già dirigente Commissione Europea, il prof. Leonardo Seghetti – Presidente Consorzio di tutela dell’Oliva ascolana DOP; Prof. Giuseppe Benelli – Presidente Premio Bancarella; Dott. Mauro Mario Mariani – docente nutrizionista Rai 1.

“Lo scoraggiamento di tanti giovani che con entusiasmo perpetuano la coltura dell’oliva, deriva da una concorrenza che, per ricavare larghi margini di guadagno, mette sul mercato un prodotto scadente, non in linea con il disciplinare del marchio DOP, sfruttando la denominazione per commercializzare a prezzi troppo bassi “olive all’ascolana” che di ascolano non hanno nulla perché le materie prime sono di origine diverse e non del territorio”. E’ il dott. Lucidi che fa capire l’importanza di questo frutto introdotto dai Fenici ed esaltato dai tempi dei Romani. Non bisogna però ridurre questo tipo di drupa solo ad un eccellente piatto gastronomico perché i suoi alberi hanno dato forma al territorio, caratterizzandolo geograficamente e, come si evince dalla storia, le Marche e specificatamente il Piceno era riconoscibile per le distese di uliveti. Il millenario lavoro di coltivazione e selezione dell’oliva ha portato ad avere oggi una eccellenza gastronomica tipica di questo territorio, differente da tutte le altre varietà sia italiane che estere.

Ecco quindi che l’Accademia italiana della cucina con questo convegno metterà in luce gli aspetti caratteriali dell’oliva e il suo valore culturale di trasmissione di memorie che identifica il comprensorio, in origine del Comune di Ascoli e i comuni limitrofi dell’entroterra collinare, oggi esteso anche alla zona litoranea e medio collinare e ad alcune zone della confinante provincia di Teramo. Ricerca di qualità e di tradizione culinaria sono i trend rincorsi dal mercato che colloca nel paniere in continua evoluzione prodotti esclusivi di tradizione abbinati all’offerta della cucina tipica rinnovata nella forma, ma aderente al passato. Una risorsa, dunque, che non ha mai smesso di essere tale e che oggi necessita di essere nuovamente ampliata affinchè possa ritornare ad essere una cospicua fonte di reddito e innesco di sviluppo economico.

“…l’oliva ascolana è patrimonio inalienabile dell’agricoltura picena ma anche della sua tradizione e cultura… Molto, però, resta da fare affinchè una ricchezza che la natura e la storia hanno regalato al territorio piceno non vada persa per mancanza di coraggiose ed idonee iniziative…” tratto dalla pubblicazione “Una coltura bimillenaria – l’oliva ascolana”

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