ASCOLI PICENO – Road Show, con questo termine si identifica l’iniziativa itinerante di incontri a carattere economico per divulgare nuove strategie aziendali o per far dialogare aziende ed investitori nella prospettiva di una scalata o di una quotazione in borsa. Una tappa nella regione Marche è stata organizzata, nella giornata di martedì 10 novembre, dalla Camera di Commercio di Ascoli Piceno in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale per la Politica Industriale, la competitività e le PMI e Unioncamere per diffondere la cultura delle start up innovative quale strumento di sviluppo economico.

Gli interventi dei diversi relatori, dal Presidente della Camera di Commercio Gino Sabatini, dell’Assessore all’Industria e Politiche Comunitarie della Regione Marche, Manuela Bora, della dottoressa Caterina Pampaloni del Servizio Nuove Imprese e Credito di Unioncamere-Si.Camera, Paolo Carnazza, della Divisione VII-PMI, startup innovative e reti d’impresa della Direzione Generale per la Politica Industriale, la Competititivà e le PMI del Ministero dello Sviluppo Economico, hanno spiegato alla platea di studenti le nuove metodologie di marketing. Per tutti i relatori, il cardine della nuova economia sono le start up, enfatizzate dal “mito del garage” della Silicon Valley dove sono nate le più grandi imprese tecnologiche del mondo: Apple, Google, Facebook.

“L’attenzione che a livello nazionale Unioncamere ha per le startup innovative – ha affermato il Presidente della Camera di Commercio Gino Sabatini – ha quale diretta conseguenza quella che il nostro ente camerale dedica quotidianamente in campo a favore delle startup picene e dell’imprenditoria, con una specifica attenzione a quella giovanile ma senza dimenticare la valorizzazione delle nostre eccellenze e della possibilità di esportare all’estero le nostre capacità. L’abbiamo fatto con progetti e bandi di finanziamento, cercheremo di continuare in futuro”.

Anche l’assessore della Regione Marche, Manuela Bora ha fatto il punto sulla situazione start up marchigiana: “Ho sempre ritenuto che il futuro è dei giovani, lo dimostra il fatto che il posto dove si rinnova di più al mondo è la Silicon Valley dove un quarto della popolazione ha meno di 17 anni. La sezione speciale del Registro delle Imprese ci indica che sono 217 le start up innovative di cui 41 ad Ascoli Piceno, 49 ad Ancona, 11 a Fermo, 43 a Macerata, 33 a Pesaro. Come assessore alle Politiche Comunitarie tengo a sottolineare l’importanza dell’accordo siglato tra Confindustria Marche, Cna Regionale e Piceno Promozione per l’apertura di una vasta rete di sportelli sul territorio regionale. Inoltre la Giunta Ceriscioli ha l’obiettivo di realizzare dei centri di imprenditorialità , dove aiutare gli imprenditori e i giovani imprenditori a fare impresa e sarebbe una buona idea quella di partire proprio dalla Provincia di Ascoli Piceno che è riconosciuta come area di crisi complessa. L’obiettivo condiviso è quello di creare e favorire nuovi metodi di impresa come quello delle start up per confermare le Marche il primato come regione più imprenditoriale d’Europa”.

La dottoressa Caterina Pampaloni del Servizio Nuove Imprese e Credito di Unioncamere-Si.Camera ha basato il suo intervento sul valore di sviluppo territoriale che possono portare le start up coniugando l’innovazione con la tradizione: “ Noi crediamo che fare impresa significhi trovare una propria forte identità personale e professionale. Sapere che c’è un’idea che possiamo sviluppare e che può diventare in una terra come questa dove l’imprenditorialità ha un ruolo forte, un punto di contatto e di superamento della tradizione. Pensiamo che le start up innovative possano diventare una congiunzione tra la storia, l’economia e il vissuto dei territori italiani e il futuro. Coniugano la tradizione italiana, la tradizione manifatturiera, la tradizione culturale, il sapere delle mani. Cuore, passione e cervello lo coniugano con il futuro con l’alta tecnologia. Parlare di Hi-tech non significa solo guardare in avanti, ma guardare in avanti portandosi tutto ciò che l’Italia ha nella propria tradizione, nel proprio dna, in quegli elementi che fanno dell’Italia la Patria di un modo di vivere, di uno stile famoso in tutto il mondo. Il made in Italy è un brand che attira milioni di persone nel mondo e che ci fanno desiderare. Le start up innovative vanno preparate e lo si fa a scuola. Studiando, usando l’informatica, a sapere bene i programmi, la matematica. Il passaggio sta nel coniugare la nostra cultura umanistica con la cultura scientifica. Sono uno strumento potente anche per l’occupazione perché prevedono l’interazione tra diverse generazioni, un sondaggio rivela che la fascia di età è compresa tra i 30 e i 49 anni. Recenti ricerche uscite sul Ministero dello Sviluppo Economico parlano proprio di un mix tra garage, e il garage era l’elemento metaforico della Silicon Valley per dire nati piccoli e nati estremamente innovativi, ma insieme con la bottega artigiana e questo è un termine che noi conosciamo e ci fa rivedere l’artigianato locale insieme con il laboratorio tecnico. Allora il mix tra industria, innovazione e personalizzazione dei prodotti sarà quello che renderà vincente le nostre imprese”.

I garage della Silicon Valley contengono anche un’alta percentuale di fallimenti. Solo pochi progetti riescono ad essere validi sul mercato. In Italia si applicano le dinamiche americane sulle start up, si prendono in considerazione dati statistici sommari, ma l’Italia è eterogenea e con una cultura nettamente diversa da quella americana e si trova all’inizio del percorso verso questo nuovo modo di concepire l’impresa.

COS’E’ UNA START UP La start up è una forma innovativa di impresa che per essere tale deve rispettare il principio della scalabilità: nell’arco temporale molto ristretto, da qualche mese ad un anno, devono produrre un fatturato crescente tale da suscitare interesse da parte di investitori pronti a rilevare la società. Sono imprese allo stadio iniziale con elevate capacità di guadagno, caratteristica essenziale per distinguerle da una attività tradizionale basata su andamenti costanti di fatturato, ma non crescenti in modo esponenziale per essere oggetto di scalata da parte di investitori. La nota positiva di queste forme imprenditoriali risiede nell’innovazione, nuovi apporti di idee e tecnologie che insieme producono uno sviluppo del territorio con la creazione e commercializzazione di beni e servizi che vanno a colmare i vuoti lasciati dalle aziende che hanno cessato l’attività. Si innesca un meccanismo di cambio generazionale più motivato, più recettivo ai cambiamenti e più intraprendente. I dati statistici rivelano, inoltre, un incremento occupazionale relativo al periodo settembre 2014-giugno 2015 dell’88%. Sono favorite anche da una legislatura fiscale agevolata per ridurre i costi fissi di gestione.

Ma va considerato anche l’altro aspetto della start up, che porta molti giovani startupper a perdere il sogno di diventare imprenditori, ovvero la difficoltà di trasformare l’idea in un prodotto che generi profitto facendo risultare il progetto non finanziabile o, nel caso di approvazione e finanziamento, può generare una faticosa produttività con il risultato di una chiusura dell’impresa che comporta il fallimento e la restituzione del debito contratto al momento della costituzione. Dalla relazione di Federica Guidi del Ministero dello Sviluppo Economico emerge che l’età media delle startup innovative italiane è di circa 18 mesi; il 43% circa non supera l’anno di vita (di cui la metà è attiva solo da sei mesi), circa il 30% ha tra 1 e 2 anni, il 13% tra 2 e 3 anni, il 9% tra 3 e 4 anni; soltanto una quota pari a quasi il 6% ha un’età superiore ai 4 anni.

La start up al momento della sua costituzione viene inserita nella sezione speciale del registro delle imprese per godere dei vantaggi fiscali riservati con un tempo massimo di 5 anni. Al termine di questo periodo, l’impresa riprende il regime fiscale ordinario applicato in base alla sua natura giuridica.
La start up è di fatto una attività costituita in forma di impresa che può essere una srl, una spa o una cooperativa. Per la sua costituzione necessita di un capitale iniziale che, se pur il decreto legge per le misure urgenti per la crescita del Paese prevede agevolazioni fiscali, deve essere capace di sostenere i costi di gestione e di investimento nelle tecnologie innovative. Bisogna valutare le forme di credito presenti, da quelle degli istituti bancari, alle società finanziarie, al crowfunding o trovare il sostegno di un incubatore, un’impresa capace di sostenere con macchinari e capitali il progetto della start up. E anche su questo aspetto, la relazione del Ministero attesta che l’incubatore è una impresa certificata e registrata nella apposita sezione del registro delle imprese. In Italia 2/3 sono localizzati al Nord, due soltanto nell’area del Mezzogiorno, impiegano complessivamente 257 addetti, che corrispondono in media a circa14 addetti per impresa, con un massimo che tocca le74 unità ed hanno un fatturato 2,3 milioni di euro in media, con un picco massimo che sfiora i 9 milioni di euro. Nella regione Marche sono presenti solo 2 incubatori certificati.

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