ASCOLI PICENO – Prosegue l’impegno dei comitati dei cittadini, che si sono formati per tutelare il torrente Bretta, da mesi sotto la lente di ingrandimento per l’inquinamento e le acque piene di liquami. Dal 4 maggio 2015 quando la Polizia provinciale di Ascoli, in una nota dichiarava che si era riscontrato il diffuso stato di degrado in cui versava la discarica sul Bretta, si erano anche accertati smottamenti, accumoli di  percolato, i cittadini non hanno mai smesso di proteggere il proprio territorio, che per altro vive di agricoltura. L’inquinamento è  una minaccia anche per l’economia delle produzioni tipiche, laddove attraversa l’area definita zona di produzione del vino “Rosso Piceno DOC”. Gli enti competenti, non ha ancora prodotto alcuna visibile azione di risanamento.

I Comitati Tutela Colline Picene, Tutela del Bretta e Ci RifiutiAmo sono formati da cittadini di Castignano, Appignano, Offida, Ripaberarda, Tolignano e di tutta la Valle del Bretta e si sono inizialmente impegnati nella difesa del loro territorio opponendosi – tra l’altro – ad un piano di installazione di generatori eolici: “In seguito, la grave situazione in cui versa la Valle del Bretta – dichiarano –  ci ha unito in un rapporto di collaborazione per la tutela della Valle. Parte della stessa discarica ricade all’interno dell’area di tutela del Torrente e a ridosso del sito di interesse comunitario (Sic) e zona di protezione speciale (Zps) Monte dell’Ascensione, per il quale esiste un progetto di ampliamento sulla base di requisiti ambientali, cioè grazie alla presenza di specie ed habitat protetti dalle direttive europee. Tale collaborazione ha prodotto approfondimenti e studi confluiti nella formulazione di osservazioni tecniche e l’espressione di numerose perplessità in merito al prossimo rilascio di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) al Polo Ecologico Geta s.r.l. sito nell’Alta Valle del Bretta, che sono state consegnate il 5 ottobre scorso al Servizio Tutela Ambientale della Provincia di Ascoli Piceno”.

Secondo gli accertamenti della Provincia, l’inquinamento proverrebbe dal’ex discarica Ipgi.  Fatto sta che nella Valle del Bretta è possibile osservare lo scorrere di liquidi provenienti dalla base della discarica G.e.t.a., liquidi che poi confluiscono del Fosso del Porchiano per poi giungere nel Torrente Bretta. I comitati dichiarano che “si è anche rilevato un forte odore, come da rifiuti non trattati e/o stabilizzati. Appare legittimo chiedersi se dall’impianto di trattamento di Relluce esca, in direzione della G.e.t.a. s.r.l., un prodotto realmente stabilizzato, che non tratti semplicemente il “tal quale” triturato ma che abbia i requisiti tecnici per essere ammissibile in discarica”.

Gli esponenti del comitato hanno comunicato come, dagli studi sia emerso uno stato di grave compromissione ambientale dell’intera Valle del Bretta, con potenziali ripercussioni sulla salute pubblica e sull’economia locale e provinciale: Un’emergenza per la quale sarebbero necessari  provvedimenti urgenti di tutela ambientale e sanitaria – dicono i cittadini – troviamo fuorviante e riduttivo ricondurre tutta la vicenda ad una guerra di carte bollate per il controllo della gestione dei rifiuti. L’emergenza è innanzitutto ambientale. Più si dilazionerà l’intervento riparatorio, più saranno estesi il danno e i costi del risanamento a carico della collettività. Si rileva anche l’assenza di appropriata programmazione nella gestione dei rifiuti in tutto l’ambito provinciale. Infatti, a oggi, non è stata ancora trovata un’alternativa sostenibile al conferimento dei rifiuti alla G.e.t.a.. Si continua a gestire l’emergenza con proroghe e deroghe senza attivare azioni concrete di ripristino o bonifica, né da parte del Comune interessato per territorio, né da parte dell’organismo provinciale”.

“La recente scelta dei Comuni dell’Ata di conferire al Polo Ecologico della Geta i rifiuti urbani indifferenziati e pretrattati ha tenuto in considerazione prioritariamente il risparmio apparente di circa 30 €/tonnellata; in realtà la politica dello smaltimento a basso costo è una soluzione di breve periodo che non tiene conto dei danni ambientali permanenti che si arrecano alla Valle. Pertanto è necessario che l’opinione pubblica sia informata di quali sono le conseguenze di questa politica ‘ambientale’: l’intero territorio provinciale è cosparso di ex discariche per rifiuti pericolosi e non – anch’esse fuori controllo – che prima o poi dovranno essere soggette a costose operazioni di bonifica. Si tratta di molte decine di milioni di euro che purtroppo andranno a carico dei cittadini”.

“Alla luce di quanto esposto, i Comitati Tutela Colline Picene, Tutela del Bretta e ci RifiutiAmo ritengono necessario – ed economicamente più conveniente – per la collettività ed il suo territorio riconsiderare l’attuale modello di gestione dei ciclo dei rifiuti, anche alla luce della notevole diffusione di modelli di gestione alternativi, che hanno differenti riflessi nell’economia locale e che sono mirati innanzitutto all’effettiva riduzione dei rifiuti, prima ancora del loro smaltimento, con vantaggio per l’economia, per l’ambiente e la salute umana. In questo senso ci faremo promotori di informazione nel territorio ed avanzeremo proposte agli amministratori, agli operatori e alla cittadinanza, per dimostrare concretamente che il rifiuto è materia e risorsa e non necessariamente fonte di diseconomia o portatore di danni ambientali”.

 

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