ASCOLI PICENO –   Calano gli iscritti, ma l’Università del Piceno continua ad essere attrattiva. E’ questa l’analisi scaturita dall’indagine effettuata dal CUP,  con la collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche con il professor Gian Luca Gregori che ha coordinato i lavori.

Il presidente del Cup, Achille Buonfigli sottolinea il fatto che “la nostra colletività sarà ciò quello che il sistema di formazione potrà garantire. Dobbiamo garantire di relazionare maggiormente il mondo della scuola con quello delle imprese per migliorare l’occupazione. Per noi è stato importante attivare il nuovo corso per esperti della sicurezza. Non dobbiamo consentire che tanti giovani vadano all’estero per frequentare il 4^ anno delle superiori per poi frequentare l’Università sempre fuori dai nostri confini”

Interviene anche il Sindaco di Ascoli, Guido Castelli: “l’alta formazione deve essere sempre tutelata. Cè bisogno di un’idea dinamica del sistema formativo e dobbiamo cercare di capire quali sono gli effetti dei nostri investimenti nella cultura. Per il Cup aumentano le difficoltà, visto che la Provincia è uscita dal Consorzio. Dobbiamo capire quale sarà il ruolo dell’Università nel nostro territorio”

Il professor Gian Luca Gregori snocciola i dati dell’indagine: “abbiamo voluto evidenziare l’importanza degli effetti dell’Università sul territorio. Purtroppo il numero dei laureati non è alto .  E’ in calo anche il numero degli iscritti. Evidenziamo, però, l’aumento del numero dei master, che possono essere attivati in vari momenti nel corso dell’anno accademico. C’è interesse per il nuovo corso per operatore socio-sanitario.”

Prosegue Gregori: “le motivazioni che spingono gli studenti a scegliere le nostre università sono soprattutto per motivazioni di carattere economico (41%) ma anche la vivibilità della città stessa (28%) che la privilegia rispetto a grandi città come Roma o Milano. Welfare significa anche dare la possibilità a chi non può, di potersi laureare. Sappiamo bene che non si può perdere un’asset importante come quello dell’Università. Serve un patto forte tra soggetti pubblici e privati, come fatto a Torino, per tutelare il sistema formativo. Serve una strategia condivisa per superare le difficoltà. Ampliare le collaborazioni con le Università americane è un segno importante”

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