ASCOLI PICENO – Pubblichiamo la lettera congiunta dei Comitati di tutela del bretta e delle colline picene, dopo l’incontro con il Presidente della Provincia D’Erasmo, in cui viene stilato un resoconto dell’incontro.

“Noi Comitati Tutela Colline Picene, Tutela del Bretta e ci RifiutiAmo abbiamo incontrato il Presidente della Provincia D’Erasmo, che ringraziamo per la sua disponibilità a ragionare con i Comitati sulla questione dei rifiuti. Si è trattato di un primo incontro interlocutorio, che proseguirà con incontri tecnici.

Abbiamo sollecitato la Provincia ad approvare quanto prima il nuovo Piano d’ambito sui rifiuti per uscire dalla situazione di emergenza e concentrare le forze sulla raccolta differenziata e sul processo virtuoso legato al riuso e al riciclo a beneficio delle realtà locali, con i ritorni economici e occupazionali già realizzati in altre realtà del Paese. Abbiamo anche denunciato come il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata si traduce in maggiori quantitativi di rifiuti da conferire in discarica e dunque in maggiori costi di smaltimento: a partire dal 2016 ci sarà un’addizionale del 20% al tributo per il deposito dei rifiuti in discarica (c.d. ecotassa) a carico dei comuni che non raggiungono le percentuali di raccolta differenziata. Così le inadempienze delle politiche locali ricadranno sui cittadini.

La Provincia e i Comuni dell’ATA sostengono di avere confermato il conferimento dei rifiuti alla Geta perché costa 95 euro a tonnellata mentre Fermo – unica soluzione alternativa verificata – ne chiede 135, quindi costerebbe per i cittadini il 45 per cento in più: questa affermazione è falsa.

La verità è che lo smaltimento in discarica rappresenta una piccola parte della bolletta, il cui costo potrebbe essere facilmente compensato rispettando i livelli di raccolta differenziata richiesti per legge.

Il costo infatti non dipende solo dal prezzo per tonnellata ma anche (e soprattutto) dal numero di tonnellate. Se la Provincia rispettasse gli obiettivi di legge della raccolta differenziata o li migliorasse, il costo per lo smaltimento si potrebbe ridurre dal 30 al 50 per cento.

Nei comuni virtuosi, quali ad esempio Folignano, che ha una raccolta differenziata pari a oltre il 77 per cento, il conferimento in discarica incide solo per il 5-6 per cento, a fronte di un costo pari al 30 per cento per i Comuni con una raccolta inferiore ai livelli di legge. (Rapporto Rifiuti Marche 2014 e Piani finanziari Tari dei Comuni della Provincia di Ascoli).

Ma esistono altri esempi virtuosi nella nostra Provincia: il comune di Montalto – ritenendo non soddisfacente il servizio della Picenambiente – ha indetto una gara d’appalto per la gestione rifiuti impostata in modo tale da incentivare la ditta aggiudicatrice a migliorare la differenziata con sistemi premiali: In sostanza, quando l’umido è al di sotto della soglia di purezza dell’80 percento si applica la tariffa piena di 95€, mentre se si supera l’80 per cento la tariffa si riduce a 65€. Il risultato è una raccolta differenziata al 66 per cento (dal 34,72 del 2014) con un risparmio di 60 mila euro, pari a circa il 25 per cento della spesa complessiva per i rifiuti.

Nella stessa direzione si è mosso il comune di Force, passando dal 28,4 per cento al 70 per cento di differenziata. Anche il comune di Comunanza, che aveva una raccolta differenziata pari al 12,83, in un solo trimestre ha raggiunto il 70 per cento, con un risparmio tendenziale di 50.000 euro all’anno.

Una recente indagine dell’Antitrust denuncia l’eccessivo ricorso allo smaltimento in discarica: in Italia circa un terzo dei rifiuti urbani viene smaltito in discarica, mentre in Germania, Belgio, Paesi Bassi e Svezia si registrano percentuali di smaltimento inferiori all’1,5% del totale dei rifiuti urbani. Per facilitare la riduzione di produzione dei rifiuti, l’Antitrust sollecita la separazione della raccolta dallo smaltimento, per evitare che chi gestisce le discariche possa frenare la raccolta differenziata, anche introducendo due livelli istituzionali differenti, come già succede in alcune Regioni. Inoltre, gli affidamenti non dovrebbero superare la durata massima di cinque anni, per rendere più frequente il confronto concorrenziale stimolato dalla gara.

In tale quadro, la GETA ha presentato una richiesta di ampliamento della discarica esistente per 470 mila metri cubi di rifiuti non pericolosi e 110 mila metri cubi di rifiuti pericolosi. Ma il conferimento degli RSU alla GETA è frutto di una deroga, cui, come sappiamo, si dovrebbe ricorrere in situazioni eccezionali e soprattutto per un breve periodo di tempo. Vogliamo ricordare i costi sanitari e ambientali di questa scelta: la discarica della Geta s.r.l. opera in condizioni di deroga ai limiti massimi di concentrazione delle sostanze nocive, in una valle già compromessa dalla presenza di una discarica dismessa che sversa percolato nel Torrente Bretta.

Abbiamo già chiesto che sia svolta una indagine epidemiologica: il Rapporto sullo stato di salute della popolazione esposta alle discariche della regione Lazio ha dimostrato che tra gli uomini residenti in zone a più alte concentrazioni di H2S, inquinante scelto come tracciante, si sono osservati livelli di ospedalizzazione più elevati per malattie del sistema respiratorio (+26%) e tumore della vescica (+59%). Tra le donne più esposte si sono osservati livelli più elevati per asma (+62%) e malattie del sistema urinario (+27%).

Il Presidente D’Erasmo ci ha informato che anche la discarica di Relluce potrebbe essere riaperta se il ricorso presentato da Ascoli al Governo sulla questione della sesta vasca venisse accolto: questa prospettiva è inaccettabile. Noi pensiamo che le istituzioni e tutta la popolazione debbano fare un sforzo anche culturale per superare l’associazione rifiuti – discarica e individuare nuove strategie per il trattamento dei rifiuti in modo responsabile e redditizio.

Nei prossimi giorni incontreremo i Sindaci di Ascoli, San Benedetto e di tutti i Comuni per rappresentare le nostre idee e sollecitare un lavoro collettivo a favore della comunità.

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