ASCOLI PICENO – Caro credito quanto mi costi. Si è tenuto nella Sala Gialla della Camera di Commercio di Ascoli Piceno il convegno “Forme complementari di finanziamento per lo sviluppo aziendale. Le opportunità per le PMI offerte dal mercato dei capitali” alla presenza dei relatori Mariano Cesari – Presidente ODCEC (Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) di Ascoli Piceno; Sebastiano Di Diego – Fondatore Equity partner di Network Advisory; Felice D’Amora – Dottore Commercialista e revisore contabile.

Il dibattito si è aperto con l’introduzione del Presidente della Camera di Commercio di Ascoli Piceno, Gino Sabatini, che, nel presentare i vari esperti, ha posto l’accento sulla necessità, da parte delle aziende, di guardare al benessere delle stesse con una mentalità nuova, allargando la visuale ai nuovi assetti del mercato mondiale: “I relatori presenti rappresentano un inizio di un percorso che dobbiamo intraprendere. Oggi più che mai sul mondo dei finanziamenti occorre trovare nuovi settori dove poter attingere e poter mettere le nostre idee progettuali. Siamo nell’era del digitale e perciò anche nel mondo del credito la Piccola e Media Impresa deve cambiare il suo modo di pensare e considerare che questi nuovi mercati possono essere di interesse delle piccole e medie imprese”.

Con gli interventi in successione dei dottori commercialisti Cesari e Di Diego si è definita la situazione del mercato del credito e le potenzialità offerte nella specificità delle diverse scelte.
La situazione bancaria è in continua evoluzione, come spiegato dalle parole del di Cesari: “Gli Istituti di Credito locali diventano sempre più una situazione ai margini, lasciando il posto agli Istituti nazionali creando una maggiore difficoltà di dialogo tra banca e impresa. Il compito del commercialista si sta modificando assumendo sempre più il ruolo di mediatore tra banca e azienda”.

Cambiano i parametri di valutazione della solidità dell’impresa che si fanno molto più restrittivi rendendo molto più difficoltoso l’accesso al credito che spesso non viene elargito. Di qui la necessità dell’imprenditore, per migliorare la sua attività, di reperire nuove fonti di accesso ad un finanziamento che, allo stato attuale risultano essere, secondo gli esperti presenti, la quotazione al mercato AIM, mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita e l’emissione di Mini-bond, due strumenti che perettono di rafforzare il patrimonio aziendale e differenziare le fonti di finanziamento abbassando il livello di dipendenza dal sistema bancario.

Nella spiegazione di Sebastiano Di Diego, fondatore e Equity partner di Network Advisory vengono presentate le modalità e le prospettive di incremento di fatturato che porterebbe ad un “salto di qualità” dell’azienda con una maggiore competitività nel mercato globale scegliendo l’ipotesi di quotarsi in Borsa.

Requisiti formali e sostanziali e un investimento tra i 300 mila e i 350 mila euro a sostegno dei costi per adempiere alla parte burocratica, di consulenza e mediazione, sono alla base di questa scelta alla quale non tutte le aziende possono accedere. Una solida struttura finanziaria, un buon progetto industriale di sviluppo e un fatturato crescente sono i presupposti per iniziare le pratiche di quotazione, ma non solo, perché questi valori serviranno ad attirare l’attenzione degli investitori, persone capaci di investire risorse proprie nell’azienda contribuendo alla suo aumento di profitto e traendone anch’essi parte dei guadagni e partecipando all’organizzazione aziendale.

Si chiamano Equity partners e collaborano con Borsa Italiana per supportare e far crescere le piccole e medie imprese italiane in ogni fase del loro ciclo di vita.
”Perché la crisi è diventata molto forte in Italia? – spiega il dottor Di Diego – perché le imprese italiane risultano troppo dipendenti dal sistema bancario. Il finanziatore è solamente il sistema bancario. Le difficoltà delle imprese si sono trasmesse al sistema bancario con risultati economici negativi e questo ha portato a criteri molto più selettivi per quanto riguarda il credito. Inoltre privilegiare da parte delle banche il finanziamento a breve termine rispetto a quello a lungo termine penalizza la situazione finanziaria dell’impresa. L’azienda oggi deve poter valutare forme alternative al credito bancario. Bisogna ragionare su una apertura del capitale e capisco che per le aziende italiane questo è un tema delicato perché strutturate a livello famigliare, ma c’è una eccessiva chiusura sul tema degli investitori esterni”.

Più agevole risulta essere l’accesso ai mini-bond con un sostanziale calo nei costi da sostenere, tra i 15 mila e i 20 mila euro. Si tratta di un’altra forma di finanziamento alternativa che dà la possibilità all’impresa non quotata di finanziarsi emettendo un prestito obbligazionario, dei titoli a medio e lungo termine che saranno quotati in altre forme di mercato regolamentato da Borsa Italiana, per reperire fondi da parte di investitori qualificati che, acquistando il titolo diventano di fatto i finanziatori dell’azienda.
Anche in questo caso non tutte le piccole e medie imprese ne possono usufruire, ma solamente quelle che rientrano in tre paramatri basilari: l’avere uno sponsor, avere il bilancio revisionato da un legale, i titoli emessi devono essere collocati presso investitori qualificati e, da un punto di vista contabile, le piccole imprese che non superano i 50 dipendenti con un fatturato al di sotto dei 10 milioni di euro rimanendo escluse le micro-imprese.

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