ASCOLI PICENO – Molte le persone che hanno affollato la Libreria Rinascita di Ascoli Piceno per assistere all’incontro con l’autore di “Madre Dignità”, Moni Ovadia. Amato e censurato, richiesto nei dibattiti e poi attaccato, un uomo la cui saggezza è intrisa da una formazione ad ampio raggio, la conoscenza della letteratura diventa la cassa di risonanza del suo essere introspettivo che trova nel suo lato fiero la concretezza dell’azione. Lui si fa significante della sua cultura ricca di confronti intellettuali, storie di vita vissuta, esperienze personali, viaggi e una profonda conoscenza dei Testi Sacri, il cui significato è quello di guardare oltre l’immagine, di capire il quotidiano riflettendo sulle azioni sulla base di valori morali e di buonsenso.

E’ un fiume in piena: la sua loquacità cattura l’attenzione, il suo carisma affascina, ma è la sua spontaneità rivelata dalla veemenza delle parole e dallo sguardo fiero che tocca l’animo e risveglia qualcosa, delle sensazioni sopite delle quali abbiamo scordato il nome e peggio ancora il significato: dignità, moralità, accoglienza, confronto di idee, rispetto.

“Questo librino nasce dalla riflessione sulla fragilità dei diritti”, così Moni Ovadia si presta a condurre il pubblico lungo il suo ragionamento sulla dignità umana. Un percorso guidato dai Testi Sacri lungo il quale si dirada quella nebulosità che vige su alcuni aspetti del passato, in particolare gli avvenimenti legati alla deportazione degli Ebrei voluta da Hitler, e su dinamiche più contemporanee come gli attuali flussi migratori, i retroscena deliquenziali, le politiche di accoglienza e le paure dello straniero.

“Madre dignità perché la dignità partorisce i diritti. La dignità è una condizione dell’essere umano. La legge viene dopo, la struttura giuridica viene dopo, prima c’è la dignità. La dignità non è legata nemmeno ad una condizione di privazione dei diritti. La dignità non può essere detenuta da nessuna autorità. Anche quella più legittima e democratica non può neanche sfiorare la dignità. Nessuno può mettere in discussione la dignità, i diritti sì. Lo Stato può legittimamente privare della libertà e dei diritti connessi alla libertà un uomo colpevole di un delitto grave, ma non della dignità. La dignità non poteva essere sottratta nemmeno ad Hitler, o a Stalin, o al più efferato dei criminali. Ma attenzione! Non per buonismo, guai a confondere! Noi riconosciamo la dignità perché nel momento in cui tentiamo di appropriarcene, la civiltà crolla!”

Prosegue con una citazione in ebraico:” Nell’Ebraico Biblico la parola dignità significa onore a me stesso. Quindi la dignità, a differenza di quella romana, la dignitas, che te la dava lo Stato se lo avevi servito, è qualcosa che percepiamo in noi. E che cos’è? E’ l’Assoluto. La dignità è una condizione che contiene l’elemento Assoluto. Nemmeno Dio può toccare la dignità dell’uomo perché è Lui che l’ha conferita. Ogni uomo, non il buono o il cattivo, Caino tanto quanto Abele hanno la dignità. Dio stesso intima di non toccare Caino, il fratricida, tutti gli uomini sono inviolabili, sacrali perché abbiamo l’Impronta del Divino e quell’Impronta laicamente si chiama dignità. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo sancisce che tutti gli uomini nascono liberi ed uguali pari in dignità e diritti”.

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