ASCOLI PICENO – “Champagne,..per brindare ad un incontro…”, chi non ricorda la magistrale parodia di Maurizio Micheli del brano di Peppino di Capri in “Rimini Rimini” nella scena con la donna-sogno di tutti gli italiani, Laura Antonelli? Quella stessa verve, quella comicità strutturata sullo stereotipo dell’innato umorismo meridionale, pugliese nella sua accezione, non ha perso lustro e ri-definisce la conclamata bravura di un attore che ha contribuito al prestigio del cabaret italiano sia teatrale che televisivo.

Un altro centro per il palinsesto del Teatro Ventidio Basso che, nella scelta di portare in città i nomi altisonanti dell’attrice Sabrina Ferilli e dell’attore e regista Maurizio Micheli, ha registrato il tutto esaurito già nella prima delle due serate dello spettacolo “Signori,..le patè de la Maison”.

 Sulla falsariga del film francese del 2012 “Cena tra amici”, originale “Le Prenom” tratto dall’omonima piece teatrale, lo spettacolo riadattato dall’attore Carlo Buccirosso e da Sabrina Ferilli porta con sé i geni della commedia dell’arte in una messa in scena che rispecchia la commedia all’italiana, tradizione prettamente cinematografica.
Della prima, ritroviamo i caratteri stereotipati dei personaggi, i dialoghi così ben concepiti da ricordare l’improvvisazione e l’elemento buffo della custodia del trombone che diventa esso stesso intermezzo comico durante tutta l’opera.
La rappresentazione di uno spaccato di quotidianità come una cena di famiglia, la satira di costume che emerge dagli scherzi verbali dai contenuti attuali come l’omofobia, il tradimento, l’omosessualità, l’ambientazione borghese e il retrogusto amaro che smorza la comicità sfrontata sulla quale si basa l’intera scrittura, riportano al neorealismo della commedia all’italiana.

Sei i personaggi di questa cena: la madre Liliana (Liliana Oricchio Vallasciani) vedova da due anni, la figlia Gabriella (Sabrina Ferilli) moglie del commercialista Vittorio (Maurizio Micheli) e sorella di Emanuele (Pino Quartullo) facoltoso imprenditore, la cognata Arianna(Claudiafederica Petrella) incinta del primo figlio che presumibilmente dovrebbe essere maschio, ma.. e l’amico d’infanzia Marcello (Massimiliano Giovanetti) affermato trombonista.

L’atmosfera che si respira è quella della famiglia tradizionale di estrazione borghese, dove il cibo rappresenta la tradizione, non solo culinaria italiana, ma è il legame con il vissuto di questa famiglia, i ricordi d’infanzia, il loro sodalizio.
I dialoghi impattano immediatamente nello spettatore: si creano due visioni della realtà, una più umoristica e superficiale caratterizzata dai contrasti di pensiero tra i personaggi maschili, e l’altra posata, riflessiva e tradizionale dei personaggi femminili. La convinzione in una ideologia politica di sinistra di Vittorio, il pensiero nostalgico alla monarchia dell’anziana madre ricorrente nel nome del figlio e nel futuro nipote, le simpatie più di destra di Emanuele, la premurosità di madre di Gabriella, e il persistente richiamo all’odore pregnante di baccalà, piatto tipico della cucina italiana e romana in particolare, ma che rappresenta anche il passato difficile del nostro Paese quando il baccalà era il pesce dei meno abbienti, tutto questo definisce la struttura della trama.

Trama a cui vanno intrecciati i fili degli accadimenti che la vita può riservare: un tradimento, una omossessualità, la solitudine e il desiderio di piacere degli anziani, argomenti affrontati con ironia e insolenza, con battute scherzose pungenti e banali dagli uomini che venivano redarguiti dalla maturità delle parole della Ferilli che a tratti rivela una amara verità.

Sabrina Ferilli nei panni di Gabriella porta tutti alla riflessione con una chiosa sul ruolo della donna all’interno della famiglia: troppo spesso il marito, o fratello che sia, dà per scontato che determinati compiti siano ancora oggi di esclusivo appannaggio femminile dimenticando che anche la donna, pur nella gioia del suo essere madre, ha dei desideri, ha fatto delle rinunce suo malgrado per il bene della famiglia, ma che col tempo pesano come macigni. E per questo l’uomo sempre pronto a puntarle il dito contro, non è capace nemmeno di dire “Scusa”.

Una famiglia un po’ pasticciata, composta da diversi modi di pensare, litigiosa, un po’ pepata, ma unita, come il patè indigesto di mamma Liliana che nessuno gradisce, ma che è il piatto della casa, la pietanza che non è mai mancata in nessun ritrovo di famiglia, quella che appartiene ai ricordi di infanzia, le patè de la maison!

Una Ferilli che, pur mantenendo la sua personalità e la sua mimica interpretativa, ha fatto trasparire quel vigore e quel coinvolgimento empatico che distingueva l’attrice Anna Magnani. In alcuni passaggi cruciali dove il dialogo imponeva la manifestazione dei sentimenti, dei dubbi e perplessità che chiunque ha nei confronti di argomenti così lontani dalla educazione ricevuta, sono stati trasmessi allo spettatore con quella carica emotiva che poche attrici possono vantare e a cui Sabrina Ferilli sembra appartenere.

La commedia, per definirsi tale, ha bisogno non solo di una scrittura divertente, ma di interpreti che ne trasmettano tutto il senso goliardico e Maurizio Micheli ha tenuto la scena, l’ha arricchita con il carisma del comico che domina i tempi teatrali ed entra puntuale sulla battuta con parole ironiche, a volte sarcastiche, per dare enfasi al discorso ed apparire del tutto improvvisato. Magistrale nei suoi movimenti, a volte con richiami al suo passato repertorio: per chi ha un background di storia della televisione non può non ricordare i momenti di cabaret nei varietà Rai, o le sue performances in film cult anni ’80 come il già citato “Rimini Rimini” e l’esilarante “Commissario Lo Gatto” con Lino Banfi commissario e Maurizio Micheli giornalista investigativo.

Questo “meccanismo comico” riporta al grande Totò, ma traspare anche la comicità dell’attore Carlo Buccirosso, un esempio lo troviamo sempre in ambito televisivo nella serie televisiva “Un ciclone in famiglia” per canale 5. Buccirosso è stato interprete di numerosi film, uno su tutti “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino e in questa opera teatrale lo troviamo in veste di sceneggiatore nel riadattamento del copione originale.

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