ASCOLI PICENO – In questi anni avversi dell’economia italiana è emerso come le logiche di profitto dominano le coscienze di questa società che di fronte alla scelta di mantenere uno status quo di benessere e la rinuncia a qualche bene voluttuario per concorrere a sostenere le maestranze e le loro famiglie, unico motore della macchina imprenditoriale, per non portare allo sfacelo aree industriali con chiusure opportunistiche di aziende ancora in grado di competere sul mercato, si fa “spallucce”, si opta per soddisfare il proprio stato considerando un problema fastidioso da risolvere la “questione dipendenti”, delegandolo ad altri, come abbiamo copiato dagli americani, persone che  si occupano di licenziare i lavoratori senza troppi giri di parole. Non è ancora il tempo di Matrix, accanto all’intelligenza artificiale, l’intelligenza umana è ancora un elemento fondante di questo mondo.

Ecco allora che, davanti a drastiche soluzioni come la chiusura di una fabbrica, che trasforma la risorsa umana in mera merce da rottamare, la straordinaria macchina che è l’uomo solleva la testa e sfida la politica pressapochista di rilancio economico che seduce ponendo al centro l’occupazione giovanile e ingabbiando nella cosiddetta “categoria svantaggiata” tutta la vera realtà produttiva, la forza lavoro di uomini e donne qualificati, padri e madri di famiglia che affollano i centri per l’impiego nella speranza che imprenditori più lungimiranti sappiano cambiare strategie per proseguire nella produzione e includerli, non escluderli, nell’organico aziendale considerando che l’affiancamento generazionale è necessario nell’improving produttivo, cioè che rende migliore, che valorizza la produzione con la conoscenza tecnica dei giovani e l’intuizione del più esperto.

Chi ha detto no! a questa crisi che l’ha visto sbattuto fuori dalla multinazionale Prysmian è Roberto Petrocchi che, a distanza  di un anno, investe nel suo futuro aprendo la lavanderia automatica “LavaTu” in Via Dino Angelini, a due passi da Piazza Roma.
Si racconta per Picenooggi perché vuole dare un segnale di cambiamento al modo di pensare di tante persone che hanno perso il lavoro, come i suoi ex colleghi, e si ritrovano smarriti e frustrati: “Quando i dirigenti ci hanno fatto scegliere come volevamo chiudere il rapporto di lavoro, io ho scelto l’incentivo che al netto è stato di 50.000 euro”.

La tormenta vicenda della chiusura della Prysmian risale ai primi di febbraio 2015 quando la direzione pone in cassa integrazione i primi 40 operai. Nel giro di due settimane i dirigenti informano dell’imminente chiusura dello stabilimento. Tutti i 125 dipendenti coesi tra loro, scioperano ad oltranza fino a maggio, quando l’irremovibile decisione di fermo produttivo, costringe i lavoratori a scegliere tra tre modalità di cessazione del rapporto: assunzione nella sede di Milano; assunzione nella sede di Napoli; licenziamento con incentivo.

“Ho pensato di aprire un’attività per conto mio, non la solita pizzeria, bar, ma una lavanderia automatica – racconta Roberto – Il giorno della chiusura della fabbrica, il 27 febbraio, io un anno dopo, il 27 febbraio 2016 ho aperto la mia lavanderia sperando che porti bene. In centro mancava questo tipo di attività e ho pensato di aprirla qui, vicino Piazza Roma. E’ stato impegnativo sia per i costi, io ho investito il mio incentivo, sia per la burocrazia. Ho visto che alla mia età, io ho superato i cinquant’anni, anche se ho fatto diverse domande alle aziende nel territorio di Ascoli senza avere risposta –  non c’è lavoro per i giovani figurati per me –  i soldi che ci hanno dato con l’incentivo potevano bastare per qualche anno e allora ho preferito usarli per investire su di me e per me, con questa lavanderia”.

Auguri Roberto!

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