ASCOLI PICENO – Non hanno perso l’entusiasmo gli ex lavoratori della Haemonetics di Ascoli Piceno che, nella loro tenace battaglia condotta con un presidio di oltre ottocento giorni, questa mattina, martedì 22 marzo, sono stati orgogliosamente ad attendere il responso del giudice sulle modalità di procedura in merito alle intercettazioni ambientali trascritte agli atti, a supporto dell’ex articolo 28 della legge 300 dello Statuto dei Lavoratori, che pone i dirigenti della multinazionale nella posizione di deliberata volontà di chiusura di uno stabilimento perfettamente funzionante.

E le aspettative non sono andate deluse, il giudice ha fissato l’udienza per il 25 maggio 2016 incontrando l’opposizione della parte in causa che chiedeva come termine fine giugno. A ciò va aggiunto che, nell’esaminare la documentazione fornita, il giudice ha fatto richiesta di ulteriori memorie riguardanti l’intera vicenda.

Haemonetics, azienda metalmeccanica di proprietà del colosso americano biomedicale “The blood management company” unica in Italia nella produzione di sacche per il sangue, sospese  il ciclo produttivo nel luglio 2013 lasciando sbigottiti i 185 dipendenti che nel giro di alcuni mesi, nel gennaio 2014, si ritrovarono fuori dai cancelli dello stabilimento per cessata attività. Consapevoli di aver subito un grave torto visto lo stato di buona salute dell’impresa, non hanno ceduto a questa sconfitta ed hanno iniziato una strenua difesa dei loro diritti con un irriducibile presidio che dura da ben 884 giorni.

La vicenda diventa complessa per l’iter giudiziario intrapreso dalle forze sindacali che sostengono di aver subito l’ingerenza del gruppo manageriale, strumentalizzando i lavoratori al solo scopo di raggiungere l’obiettivo prestabilito della chiusura.

In particolare, il punto cardine sul quale verte la denuncia è la presentazione di prove registrate ascrivibili all’articolo 28 della legge 300 dello Statuto dei Lavoratori che stabilisce l’intervento dell’autorità giudiziaria nei confronti del datore di lavoro che impedisce o limita l’attività sindacale.

“Abbiamo sempre sostenuto che i dirigenti della Haemonetics hanno avuto dei comportamenti antisindacali, fuori dalla legge – spiega  il segretario provinciale UGL Giuseppe Marucci – per isolare la Ugl (Unione Generale Lavoratori), per delegittimare la Rsu (Rappresentanza Sindacale Unitaria), e far passare il loro disegno strategico di chiusura”.

La svolta si è avuta quando sono state messe agli atti le prove a sostegno di questa tesi: dalle intercettazioni ambientali si sono estrapolati i colloqui intercorsi tra i dirigenti locali, della sede principale di Milano e della casa madre americana.
Le hanno definite “inciuci” come spiega Marucci: “Prima di presentarci in Regione ad Ancona nel novembre 2013, è stato recapitato al presidio, in forma anonima, un biglietto che diceva di andare su un sito internet. I lavoratori hanno visionato il sito e hanno trovato due registrazioni, una in italiano e una in inglese che noi abbiamo definito inciucio 1 e inciucio 2. Soprattutto nella registrazione in inglese, c’era tutto: il rapporto dell’azienda con altri soggetti del territorio, per dividere i tavoli delle trattative. In prima sentenza il giudice ci ha rigettato l’articolo 28 e non mise negli atti processuali queste registrazioni. Poi abbiamo fatto opposizione e abbiamo chiesto che nelle carte processuali venissero inserite queste registrazioni e il giudice ha proceduto alla trascrizione e alla nomina di un perito. Questi discorsi registrati sono stati fatti dentro Haemonetics, nella sala della Haemonetics, erano i dirigenti, gli avvocati, il dirigente di Milano, tutto in inglese. Novanta pagine”.

“I dirigenti non hanno contestato le registrazioni – prosegue il segretario Ugl – le voci sono riconoscibili. Noi siamo fiduciosi. La nostra è una battaglia epocale, favolosa, storica. Per questo territorio è un esempio di determinazione, di una battaglia del lavoro che rimarrà negli annali della storia”.

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