ANCONA – Riportiamo e pubblichiamo un comunicato diramato dalla Coldiretti Marche sul proprio sito.

Torna a crescere l’economia agricola marchigiana che nel 2015 fa segnare un incremento del 7 per cento valore aggiunto rispetto all’anno precedente, salendo a quota 617,8 milioni di euro, per una produzione che si attesta complessivamente sugli 1,33 miliardi di euro. I dati vengono dalla Coldiretti sulla base dei numeri diffusi dall’Istat sui conti nazionali del settore primario che evidenziano un incremento più pronunciato per la nostra regione rispetto al dato nazionale, anch’esso comunque in salita. A fare la parte del leone sono le produzioni vegetali, per un valore complessivo di 575 milioni di euro, seguite dagli allevamenti con 388 milioni di euro, mentre le attività di supporto all’agricoltura valgono 246 milioni di euro.

Tra le singole produzioni, spiega la Coldiretti, si conferma il peso del grano duro che da solo fa segnare oltre 204 milioni di euro, piazzandosi al vetrice di una top ten che vede a seguire pollame (106 milioni), prodotti vitivinicoli (90 milioni), carni suine (73 milioni), uova (51 milioni), carni bovine (47 milioni), latte (29 milioni), olio (25 milioni), girasole (20 milioni) e foraggi (17 milioni).

“La crescita del valore aggiunto testimonia la rinnovata centralità del settore agricolo sul quale è oggi possibile costruire il rilancio dell’economia regionale – sottolinea il presidente di Coldiretti Marche, Tommaso Di Sante – a patto però di superare le distorsioni oggi presenti all’interno delle filiere che sottopagano il lavoro delle nostre imprese”.

A minacciare la ripresa è, infatti, il problema dei prezzi all’origine, che nei primi mesi del 2016 hanno fatto registrare un vero e proprio crollo, tanto che, per molte produzioni, non riescono neanche a coprire i costi, anche sotto la pressione delle importazioni di prodotti dall’estero poi spacciati per italiani. Costi che nel 2015, denuncia Coldiretti, sono nel frattempo aumentati complessivamente del 2 per cento, con punte fino al 10 per cento per energia e concimi.

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