ANCONA – Riconoscere i castagneti come alberi da frutto superando un’interpretazione burocratica errata che da oltre sei anni blocca un settore potenzialmente importante per le Marche. E’ la richiesta di Coldiretti Marche venuta nel corso di un’audizione in Consiglio Regionale, ad Ancona, sollecitata per fare il punto della situazione sul problema. Sul territorio marchigiano sono 850 gli ettari di castagneti in produzione, curati da circa 540 aziende, che creano reddito e lavoro e frenano il rischio di dissesto idrogeologico.

Un ruolo che non viene riconosciuto però dalla Regione a causa di una cervellotica interpretazione burocratica secondo la quale le castagne non sarebbero dei frutti, precludendo di fatto ai produttori l’accesso ai fondi comunitari, con effetti disastrosi per un settore che negli ultimi anni è stato già gravemente colpito dal cinipide, il parassita cinese che distrugge gli alberi. L’arrivo di risorse europee potrebbe, invece, contribuire a rilanciare la produzione ma anche a creare filiere di prodotti trasformati e di legno di castagno di qualità, favorendo l’ingresso dei giovani, e promuovere nuovi modelli imprenditoriali con il coinvolgimento attivo dei proprietari.

La maggior parte dei castagneti da frutto (ben il 94 per cento) si trova nell’Ascolano, davanti al Maceratese (4 per cento), mentre le altre tre province (Fermo, Pesaro, Ancona) rappresentano assieme il restante 4 per cento. Tre sono i tipi di castagne presenti nell’elenco ufficiale dei prodotti agroalimentari tradizionali: marrone del Montefeltro, marrone di Acquasanta Terme e marrone di Roccafluvione.

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