Pubblichiamo integralmente una lettera del Vescovo di Ascoli, Giovanni D’Ercole dopo i fatti di Dacca

“L’assurda violenza di estremisti islamici ha colpito anche in questi giorni, i media ne hanno parlato ampiamente. Giusto denunciare questi episodi e reagire con fermezza, manifestando concreta vicinanza alle famiglie trucidate. Si rimane sgomenti di fronte a questa catena di odio che colpisce indiscriminatamente persone innocenti e indifese, gente che lavora e pratica la tolleranza. Giusto sarebbe anche gridare con la stessa forza che ogni giorno migliaia e migliaia di cristiani vengono barbaramente uccisi, in particolare le donne e, specialmente le suore, che pagano il più alto contributo delle persecuzioni e delle guerre. La denuncia però non è forte e reattiva in maniera corale: il mondo sembra, infatti, non volersi accorgere del martirio dei cristiani. Perché non si reagisce con fermezza? Forse che il sangue dei cristiani è meno importante di ogni altra persona emarginata e uccisa? Perché le istituzioni internazionali e i governi si fanno sentire così poco? Alzare la voce contro la violazione dei diritti umani è un dovere di tutti.I cristiani non hanno mai cercato il martirio come i kamikaze del jihad. Il perdono è il cuore del cristianesimo! Per questo le comunità perseguitate richiamano noi, cristiani facili ai compromessi, a scelte coerenti che pongano la fedeltà a Cristo e al Vangelo come il valore indispensabile per il quale occorre sacrificare tutto. Mi chiedo: se arrivassero anche qui, nelle nostre comunità, improvvisi attacchi e persecuzioni, come reagirei io vescovo e con me i preti e i fedeli tutti? Pur pregando che questo non avvenga, vista la globalizzazione della violenza, nulla può essere escluso e anzi il vangelo c’invita a una vigilanza saggia e fiduciosa. Oggi, come ieri, è indispensabile la testimonianza di noi cristiani e il sangue dei martiri, che si mescola al sangue di Cristo, intercede per noi e per l’intera umanità. Chi ha il privilegio di visitare i luoghi dove i cristiani sono perseguitati, costata che, alla violenza e all’odio, questi rispondono con coraggio e dignità, senza il desiderio di vendetta. Questa testimonianza di perdono e di pace offre all’umanità il metodo e lo strumento per costruire una convivenza pacifica e solidale.

Giovanni Paolo II ebbe il coraggio di rompere il silenzio sul martirio dei cristiani, definendo il secolo XX, “secolo del martirio” in senso ampio. Martirio che non solo non è cessato, ma anzi è in crescita con intere comunità cristiane vanno scomparendo, come denuncia costantemente Papa Francesco. Si ripete la storia di altri secoli: apparentemente sembra trionfare la violenza della morte, invece rinasce continuamente la fede e la Chiesa, come scriveva Sant’Agostino, pellegrinando cammina tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio.”

 

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