ROMA – Il crollo del prezzo del grano del 42 per cento rispetto allo scorso anno è costato nel 2016 agli agricoltori marchigiani oltre 50 milioni di euro, mettendo a rischio la sopravvivenza delle 24mila aziende produttrici che nella nostra regione stanno lavorando con compensi al di sotto dei costi di produzione.

A denunciarlo è la Coldiretti regionale in occasione del blitz davanti al Ministero delle Politiche agricole, a Roma, di un centinaio di produttori, giunti con i pullman dalle Marche e guidati dal presidente Tommaso Di Sante, assieme a migliaia di “colleghi” da tutta Italia. Le speculazioni che si spostano dalle banche ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli hanno fatto crollare il prezzo del grano su valori che sono inferiori a quelli di 30 anni fa provocando una crisi senza precedenti. Nella seconda settimana di luglio, in piena trebbiatura, il grano duro, utilizzato per fare la pasta, ha perso il 42 per cento del valore e viene pagato in media 18 centesimi al chilo. Un danno gravissimo per una regione, come le Marche, che è il terzo produttore italiano, con 5,3 milioni di quintali. Ma sono andate giù anche le quotazioni del grano tenero (con cui si fa il pane, ne produciamo oltre 700mila quintali), che hanno perso il 18 per cento e viaggia sui 0,16 euro.

“Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400% – ha ricordato Di Sante -. Occorre investire nella programmazione strutturale per non perdere definitivamente il patrimonio di qualità e biodiversità dei grani italiani che rappresenta il valore aggiunto della produzione nazionale”.

A pesare sono le importazioni in chiave speculativa che, accusa la Coldiretti, si concentrano nel periodo a ridosso della raccolta e che influenzano i prezzi delle materie prime nazionali anche attraverso un mercato non sempre trasparente. Il risultato è che è fatto con grano straniero più di un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita in Italia ma i consumatori non lo possono sapere perché non è ancora obbligatorio indicare la provenienza in etichetta.

Analogamente a quanto fatto per i prodotti lattiero caseari la Coldiretti chiede che venga introdotto l’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato nell’etichetta della pasta e dei prodotti da forno può, portando le corrette informazioni al consumatore e valorizzando le distintività dei cereali italiani.

I NUMERI DEL GRANAIO MARCHE

PRODUZIONE 2016:
6 milioni di quintali (+5% rispetto al 2015)

PREZZI MEDI (Seconda settimana di luglio):
Grano duro: 18 centesimi al chilo (-42% rispetto allo scorso anno)
Grano tenero: 16 centesimi al chilo (-18% rispetto allo scorso anno)

AZIENDE PRODUTTRICI DI GRANO:
24.000

CLASSIFICA REGIONI PRODUZIONE GRANO DURO

1)     Puglia

2)     Sicilia

3)     Marche

CLASSIFICA REGIONI PRODUZIONE GRANO TENERO

1)     Emilia Romagna

2)     Veneto

3)     Umbria

6)     Marche

Fonte: elaborazioni e stime Coldiretti su dati Istat, Ismea

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