PIEDILAMA – Riportiamo e pubblichiamo un articolo, giunto in redazione, da parte di Cecilia Graziosi per MIfacciodiCultura, originaria di Arquata del Tronto in particolare di Piedilama. Testimonianza commovente riguardo al tragico sisma del 24 agosto.

Il 24 agosto scorso il terremoto che ha colpito il Centro Italia si è portato via il mio altrove. Ha distrutto il piccolissimo borgo in cui è nata la mia mamma, dove hanno vissuto i miei nonni e nel quale io ho trascorso le mie estati e miei Natali. Il paese di cui parlo si chiama Piedilama, e si trova nel comune di Arquata del Tronto,  immerso nel verde dei Monti Sibillini e sovrastato dal Monte Vettore.

Ero tornata a Milano da lì proprio il sabato precedente, e da quando mi hanno svegliata nel pieno notte per dirmi quello che stava accadendo non ho capito più nulla e non sono riuscita a rendermi della gravità della situazione finché non sono ritornata là, tra le montagne che solo qualche giorno prima racchiudevano una bellezza naturale unica e poco riconosciuta.

Fortunatamente, anzi direi miracolosamente viste le condizioni in cui è ridotta la nostra casa, la mia famiglia si è salvata e non ci sono state né vittime né feriti in tutto il nostro paese. E viste le condizioni delle frazioni limitrofe non è affatto una cosa da dare per scontata.

Ma il dolore resta enorme, immenso, inspiegabile. Vedere i propri posti sanguinare per una ferita così immane è qualcosa che ti toglie il fiato, ti rende confusa e ti spiazza. Continuare a leggere i nomi di quei posti sui giornali, vederli diventare noti solo ora che non ci sono più, sentirne rimbombare costantemente le drammatiche condizioni in cui versano, essendo stata lì fino a pochi giorni prima e avendoci trascorso quasi ogni estate ed inverno della propria vita ti lascia un senso di vuoto ineffabile ed incomprensibile.

Abbiamo pianto le vittime, giustamente i primi giorni sono stati dedicati unicamente a commemorare  le quasi 300 persone, tra cui molti, troppi bambini, che hanno perso la vita, cercando di  abbracciare il dolore di tutte quelle famiglie lacerate da questo enorme dramma. La compostezza con cui queste persone hanno vissuto il proprio dolore è degna di nota ed è uno splendido esempio della natura di questo popolo montanaro, in grado di essere fiero e forte anche di fronte ad una catastrofe simile.

Fin da subito si è messa in moto una solidarietà unica e una prontezza negli aiuti immediati eccezionale e caratterizzante la natura del nostro popolo.

Ora però bisogna pensare immediatamente e concretamente al dopo. Bisogna ricostruire quei posti, bisogna aiutare quel popolo a rialzarsi permettendogli di ripartire dalle proprie radici, dalle proprie terre e dal proprio passato. Perché in quei posti sono racchiuse la storia e le origini di intere famiglie, compresa la mia. Quindi sicuramente è necessario partire dalle case dei residenti, non c’é dubbio in questo. Ma non considerate i non residenti come dei villeggianti, non pensate che le loro case siano paragonabili alle seconde case presenti in Liguria o a Courmayeur perché commettereste un errore enorme. Sono borghi in cui chi possiede un’abitazione o ci ha vissuto direttamente, o ha i genitori e i nonni che sono nati lì. In ogni caso ci si è cresciuti. Sono case che racchiudono intere generazioni, ricordi che attraversano decine di anni, e vederle estremamente danneggiate o completamente distrutte crea una sofferenza che nulla ha a che vedere con il bene materiale.

Il popolo di quelle zone ha le spalle larghe, è forte e risoluto. Ha tutte le capacità per rimettersi in piedi ma ha bisogno di un aiuto significativo da parte dello Stato che non può mancare, perché quei magnifici ed unici borghi devono rinascere.

E chiedo a tutti di non scordarsi delle innumerevoli frazioni che compongono quei comuni, solo il comune di Arquata del Tronto possiede 13 frazioni! Non bisogna dimenticarle! Scopritele, citatele, rendetele note. Non hanno avuto vittime ma sono distrutte. Non dobbiamo e non possiamo smettere di parlare di quei paesi e dell’orgoglio che caratterizza quel popolo e che non permette loro di accettare di non rivedere più quegli angoli di paradiso. Ricordatevi inoltre che per ricostruire un paese bisogna sistemarlo interamente, non è possibile mettere qualche toppa qua e là perché i paesi così piccoli sono una cosa unica e se non si dà la possibilità a tutti di rialzarsi si rischia che diventino delle città fantasma.

E così facendo si lascerebbero morire tutte quelle persone che il terremoto non è riuscito a portarsi via.

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