ASCOLI PICENO – Nelle Marche dal 2009 al 2015 sono state registrate 1.631 infrazioni contro la fauna selvatica, 1.539 persone denunciate e 594 sequestri . Un quadro a tinte fosche, quindi, è quello che emerge dal risultato di un approfondimento realizzato da Legambiente sul bracconaggio in Italia.

In questi sette anni si contano 762 infrazioni solo nella provincia di Ancona e ben 427 in quella di Ascoli Piceno, che presenta una media di un’infrazione ogni 6 giorni. Al terzo posto troviamo, invece, la provincia di Pesaro e Urbino con 260 infrazioni e, al quarto, quella di Macerata, con 160 infrazioni.

Nella classifica nazionale, maglia nera per procedimenti contro ignoti va proprio alla provincia di Macerata , che si piazza al quinto posto in Italia con un totale di 65 nel quadriennio 2012-2015. Virtuosa, invece, risulta la provincia di Fermo per quanto riguarda le infrazioni, con 22 rilevate in sette anni, dato tra i più bassi a livello nazionale.

“Sulla base dei risultati dello studio effettuato, non possiamo assolutamente dichiarare risolto il problema del bracconaggio, attività illegale che contrasta i forti sforzi di Legambiente e di altre associazioni – commenta Francesca Pulcini, Presidente di Legambiente Marche –. Chiediamo, quindi, agli enti locali un rafforzamento della vigilanza ambientale e una valorizzazione della vigilanza volontaria, attività che svolgiamo con il nostro nucleo di guardie zoofile, adeguati al controllo del numero di concessioni di prelievo venatorio rilasciate. Sarebbe necessario e urgente, inoltre, un rafforzamento del sistema sanzionatorio e delle misure accessorie per un efficace contrasto del bracconaggio”.

Lo studio è realizzato sulla base di due gruppi di dati: i primi relativi, alle sole infrazioni contro la fauna selvatica, ricevuti da tutte le Forze di Polizia (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Capitaneria di Porto, Corpi Forestali Regionali, Polizie Provinciali) per la stesura del Rapporto Ecomafia. Il secondo gruppo riguarda, invece, i dati degli ultimi quattro anni, sempre su base regionale e provinciale, trasmessi dalle Procure (Procure delle Repubbliche presso i Tribunali e Procure presso i Tribunali per i Minorenni) all’associazione nazionale LAV ai fini della redazione del Rapporto Zoomafia. I dati, seppur incompleti in alcuni degli anni e/o delle province considerati, restituiscono nel complesso un quadro chiaro sul bracconaggio in Italia ed elementi utili per capire come pianificare e definire al meglio interventi ad hoc per contrastare questo odioso e illegale fenomeno. Così come per altre tipologie di infrazioni diffuse, anche in questo caso, le differenze tra le infrazioni commesse e quelle registrate possono variare, da territorio in territorio, da uno fino a tre ordini di grandezza superiori.

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