Di Valentina Trenta

ARQUATA DEL TRONTO – Monica Vittori, restauratrice di Beni culturali da oltre trent’anni, opera nel settore dei beni vincolati pubblici e, insieme ad altri tecnici, si è resa disponibile ad offrire gratuitamente il suo servizio di competenza per salvare il patrimonio artistico- storico dei territori colpiti dal sisma. Risponde alle nostre domande per l’intervista, dopo il rifiuto a tale disponibilità.

Lei ha dichiarato di aver offerto il suo intervento gratuito, per salvare il patrimonio storico artistico dei territori colpiti dal sisma.  Quali sarebbero state le azioni di immediato recupero?

“Dopo i necessari puntellamenti ed il ripristino delle condizioni di accesso in sicurezza ai siti interessati, si doveva procedere con interventi finalizzati all’arresto di situazioni di immediato rischio di ulteriore progresso del danno ai manufatti d’arte. Operazioni da condursi da parte di tecnici volontari coordinati dalle Soprintendenze territorialmente competenti, come avvenuto con successo, ad esempio, nel 1997: in quel caso, operammo nell’immediatezza, dopo circa 20 giorni dalle prime scosse devastanti”.

Quali sono le sue perplessità sul lavoro finora svolto per la salvaguardia dei beni culturali?

“Sono tante le perplessità e soprattutto la preoccupazione. Un’opera d’arte riveste valori inestimabili, sia storico culturali che affettivi e sono molto vulnerabili: il degrado che si innesca in manufatti nati molti secoli fa, può portarli ad un irrimediabile danno in pochissimo tempo, se non si pongono in atto le azioni necessarie nel momento in cui esse debbono essere compiute. Il tempo è una discriminante.  Scegliere  di non intervenire, può significare provocare danni irreversibili ad un patrimonio che appartiene, di fatto, a tutti noi”.

Dal suo punto di vista, salvare il patrimonio storico significa salvaguardare l’identità di un territorio?

“Lo affermo con assoluta certezza. Ricostruire le case e non conservare il patrimonio, renderebbe quei luoghi un’altra cosa, forse più simili a set cinematografici che, oltre a non soddisfare i residenti, non costituirebbero alcuna attrattiva di tipo turistico”.

A distanza di due mesi, crede sia troppo tardi per un intervento di recupero iniziale?

“In alcuni casi temo proprio di si. Anche ad Amatrice la situazione è sovrapponibile: la splendida chiesa di S Agostino, ad esempio, è in fase di crollo, con parte della copertura andata a terra e tutte le opere interne  attualmente esposte alle intemperie, prive anche di copertura provvisoria. Nei centri storici, molti reperti pertinenti antichi palazzi sono ancora sotto le macerie e rischiano di andare irrimediabilmente persi; dove gi affreschi si trovano esposti alla penetrazione di acqua piovana, la situazione è gravissima, così come ove frammenti di intonaco dipinto sono ancora sui pavimenti delle chiese”.

La domanda rimane aperta, auspicando una collaborazione trasversale, per il bene dei comuni colpiti e della loro storia.

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