MILANO – «Il coraggio non trema», nonostante la terra continui a farlo. Lo slogan creato dalla popolazione di Arquata del Tronto come simbolo del terremoto del 24 agosto scorso, oggi torna più attuale che mai e ha bisogno di essere gridato ancora più forte di prima.

Mercoledì notte è tornata la paura, la terra si è fatta nuovamente sentire e ha tirato fuori tutta la sua rabbia attraverso due scosse terribili. Questa volta però il primo boato, di minor intensità rispetto al secondo, ha spaventato ma allo stesso tempo avvertito tutta la popolazione colpita che ha così potuto affrontare la seconda scossa in maniera differente rispetto a due mesi fa e fortunatamente non ci sono state vittime o feriti gravi.

L’epicentro questa volta è stato un po’ più spostato verso nord, nelle vicinanze di Macerata, e infatti i paesi maggiormente colpiti, e in cui si sono riscontrati i maggiori danni, sono stati quelli di Ussita, Visso e Castel Sant’Angelo sul Nera.

Ma la zona offesa è sempre la medesima. Proprio quando la ferita stava per essere riassorbita, appena dopo che le tende erano state quasi completamente svuotate e ci si preparava ad affrontare la fase successiva, ecco che si ritorna indietro. Riemergono i ricordi di fine agosto, il terrore che con tanta fatica si era cercato di assorbire riaffiora in superficie e ci si torna a sentire deboli ed impotenti. La natura mette nuovamente alla prova il popolo del centro Italia nello stesso momento in cui si stava rialzando.

Dopo la sagra della Polenta della settimana scorsa, per questa domenica il comune di Arquata aveva organizzato la sagra del Marrone Che Passione. Perché il popolo coraggioso e fiero di quei monti desidera ripartire dalla propria terra e dagli splendidi prodotti che essa offre.

I cittadini di quei paesi non si sono mai arresi in questi mesi. Nonostante il tremendo dramma a cui sono stati sottoposti, nonostante le lacrime e la sofferenza per chi non è più tra loro, nonostante lo sconforto che ogni tanto li assale, la voglia di ricominciare e di ridare vita ai loro borghi è stata più forte di tutto. I giorni sono stati lunghi, le settimane sempre più difficili e i mesi difficoltosi da raggiungere, eppure si è iniziato ad organizzare il dopo, il futuro. Le tende sono state svuotate, gli sfollati disposti negli alberghi o in affitto, le case distrutte sono state visionate ed è uscito il decreto tanto atteso. Sono state scelte le zone per la collocazione delle casette di legno e si è in attesa che esca l’ordinanza relativa alla propria abitazione.

Nonostante tutto ciò la nostra terra mette nuovamente alla prova quella zona e quella popolazione, sprigionando ancora una volta la sua forza e facendo rivivere quella paura e quell’impotenza che non si possono di descrivere, ma che si riconoscono perché si sono già vissute. Non ce lo aspettavamo. Il tremore e le scosse di assestamento non sono mai andate via, ma non si era pronti ad un altro colpo del genere.

Ritornano i crolli, si alza nuovamente la polvere e le tv tornano ad interessarsi di quei piccoli borghi immersi nei Monti Sibillini tra le Marche, il Lazio e l’Umbria. Si risentono le grida, si percepisce il panico e si patisce lo stesso spavento. Si rivedono immagini già viste, la Salaria viene chiusa a causa della caduta di alcuni massi e ciò che prima traballava si infrange definitivamente a terra.

Il dramma iniziato la notte del 24 agosto sembra non avere fine. È sempre più dura, e solo chi è sempre rimasto fra quei monti capisce ciò che si vive quando la propria casa, il proprio paese e la propria terra vengono nuovamente colpiti, continuano a spezzarsi e crollano ancora più in pezzi.

Un’ulteriore scossa fisica – ma  soprattutto emotiva e psicologica – per  un popolo che ha già ampiamente mostrato la sua forza di volontà e la sua tenacia.

Continuo, tuttavia, ad essere fiduciosa e sono certa che questa nuova notte di terrore non demoralizzerà la mia gente. Li conosco, so che non si abbatteranno neanche ora. Sono figlia loro e so che lo sconforto provato l’altra sera verrà tramutato immediatamente in attività ed energia. Loro non cederanno ma hanno bisogno dell’aiuto di tutti. Non dimenticatevi di quei paesi e delle loro frazioni. Non aspettate un altro terremoto per ricordarvi di loro.

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