ASCOLI PICENO – “La nuova ondata sismica impone un cambio di impostazione da parte del Governo per quanto riguarda la gestione dell’emergenza”. A dirlo è il sindaco di Ascoli Guido Castelli che il primo novembre, insieme al Presidente dell’Anci De Caro e a quello di Senigallia Mangialardi si è recato a Porto Sant’Elpidio, Visso e Camerino per portare il saluto e la solidarietà di tutti i sindaci italiani ai territori.

“E’ talmente vasta l’area interessata dal sisma ed è così prolungata l’onda delle scosse- prosegue il primo cittadino- che bisogna superare quel tasso di eccessiva burocratizzazione delle procedure che ha bloccato per settimane la possibilità di tanti interventi di messa in sicurezza anche e soprattutto per quanto concerne i ben culturali. Io stesso ad Ascoli, città capoluogo severamente colpita dal terremoto, sto aspettando un ingegnere strutturista del Ministero dei beni culturali che validi la procedura di messa in sicurezza della cuspide della torre campanaria della chiesa monumentale di San Francesco: un tempio monumentale del 1265 che domina la nostra piazza del popolo, tra le più belle d’Italia. Io ho transennato la piazza ma, nel frattempo, aspettiamo che accada il peggio? “.

Il primo cittadino ascolano prosegue: “Ho parlato a lungo con De Caro oggi di questa problematica e ho avuto modo di raccontargli del crescente nervosismo che sta diffondendosi tra i sindaci. Appena ieri nel corso di una riunione tra sindaci alla presenza dell’ingegner Cesare Spuri, capo della Protezione civile delle Marche, il sindaco di Montegallo Sergio Fabiani ha gridato tutto il suo dolore per il crollo della chiesa di Santa Maria in Pantano – una meraviglia del romanico marchigiano – che, dopo innumerevoli sopralluoghi fatti nel bimestre precedente, non si è riusciti tempestivamente a salvaguardare dall’ultima scossa proprio per le lungaggini e le complessità previste dai regolamenti introdotti a presidio degli interventi di consolidamento e messa in sicurezza in particolari dei beni artistici. “Se questo è vero- aggiunge Castelli-. non possiamo che censurare l’impostazione “culturale” che ha permeato il primo decreto terremoto; una impostazione che nella traduzione concreta e operativa delle discipline tende ad una formidabile centralizzazione delle procedure, quasi a manifestare una sorta di pregiudizio nei confronti delle autonomie locali e dei sindaci, tenuti a confrontarsi con formule spesso cervellotiche. Il Governo deve cominciare a fidarsi dei Sindaci. Siamo pronti ad assumerci ogni tipo di responsabilità ma saremmo grati al governo se – come pare emergere dalle ultime dichiarazioni di Renzi, si evitasse di gettare – come si dice da queste parti – “il cotto sull’acqua bollita”. Dormiamo pochissimo, abbiamo le città devastate e facciamo gli assistenti sociali della nostra popolazione . Siamo tutti del principio di legalità rispettosi ma esigiamo che una burocrazia di magnitudo insostenibili crei ulteriori danni alle nostre città. Con uno sciame sismico che continua ad aggredirci- dice ancora Castelli- questa lentezza burocratica potrebbe creare perdite gravi e rischi per tutti. Ho chiesto a tutti coloro che siedono in Parlamento di far sentire la propria voce e far sì che venga garantita una maggiore tempestività nell’adempimento di tutte quelle attività che gli organi di Stato sono chiamati ad adempiere, senza spreco di tempo e se possibile sulla base di procedure meno cervellotiche”.

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