CASTIGNANO – Nel Piceno l’Anice Verde viene coltivato prevalentemente nei Comuni di Castignano e di Offida. Seme ricco di dolcezza, grazie soprattutto all’esposizione soleggiata dei terreni fertili e ben lavorati e drenati, al clima leggermente ventilato, contiene un’alta percentuale di anetolo notevolmente superiore a quella degli altri siti. Alessandro Carboni, agricoltore dell’Azienda Agricola Carboni Settimio di Castignano e associato Cia – Confederazione Italiana Agricoltori Ascoli, ci ha spiegato come è andata la stagione 2016 dell’anice: “Abbiamo seminato l’anice a fine febbraio per evitare le previste precipitazioni di inizio marzo, mese ottimale per la semina; le precipitazioni abbondanti della primavera e quelle di inizio estate hanno determinato una buona vigoria vegetativa della pianta ma nello stesso tempo anche quella delle erbe infestanti; tutto ciò ci ha dato un gran da fare per le necessarie operazioni di sarchiatura. Alla splendida fioritura dell’anice nel mese di luglio non è purtroppo corrisposta un’ altrettanto splendida raccolta di semi ad agosto, specie dal punto di vista quantitativo”.

L’uso dell’Anice in cucina mediterranea è frequente basti pensare, ad esempio al decotto o riscaldato nel latte per combattere la tosse e il raffreddore. “All’inizio era rimasto un solo agricoltore – ci ha detto Sergio Corradetti responsabile del progetto – che coltivava 500 mq circa con una produzione di 50 kg, poi siamo passati ai quattro agricoltori custodi che coltivavano 2.000 metri quadrati (100 chili) quest’anno sono oltre dieci gli agricoltori quasi tutti giovani che hanno piantato complessivamente 40.000 mq per una produzione di circa venti quintali, scongiurando il pericolo di estinzione dell’Anice Verde di Castignano”.

“Stiamo realizzando, insieme ad altri agricoltori, un Comitato volto alla tutela e alla salvaguardia di questo prodotto seme tipico del territorio. Io ed i miei fratelli, infatti, sin da piccoli siamo stati legati all’attività agricola – ha spiegato Carboni – poi altri impegni di lavoro ci hanno portato a prendere strade diverse. Pertanto a causa della crisi che ha colpito il settore manifatturiero ci siamo riavvicinati all’agricoltura, cercando di riscoprire quello che caratterizzava il reddito delle attività agricole di Castignano. Ecco che abbiamo riscoperto, in particolare, la coltivazione dell’anice, dove c’erano le stalle abbiamo realizzato un laboratorio di trasformazione di piccoli frutti per realizzare confetture. La dolcezza dell’anice si abbina bene all’asprezza dei piccoli frutti come more, ribes e frutti di bosco, ecco che abbiamo realizzato così delle confetture aromatizzate che hanno riscontrato un notevole successo tra i nostri consumatori”.

La Regione Marche con la Legge regionale 12 del 2003 che tutela le biodiversità, ha evitato l’estinzione all’Anice verde di Castignano. Così dapprima sono stati depositati i semi dell’ecotipo di Anice verde di Castignano nella Banca del Germoplasma del Centro sperimentale per l’Agricoltura di Monsampolo.

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