ASCOLI PICENO – Macerata è la città più vivibile d’Italia. È quanto emerge dalla XXIII edizione del rapporto Ecosistema Urbano sulla qualità ambientale dei comuni italiani, promosso da Legambiente, Ambiente Italia e Sole24Ore.

Nonostante il dossier restituisca un panorama di generale staticità, il bilancio per le Marche è sicuramente soddisfacente grazie alla città di Macerata, che si piazza prima in classifica scalzando dalla vetta la vincitrice dello scorso anno, Verbania. L’ottimo piazzamento della città dello Sferisterio si deve alla generale contrazione delle performances complessive, ma anche agli ottimi piazzamenti nei settori chiave della ricerca. Buono il dato relativo all’NO2 dove è ottava assoluta con una media di 17,9 μg/mc, così come ottimo il dato relativo alle polveri sottili dove il capoluogo marchigiano è quarto. Primo posto assoluto per il capoluogo con meno dispersione nella rete idrica e ottimo è anche il dato relativo alla raccolta differenziata dei rifiuti dove Macerata è settima. Positivi anche i piazzamenti in entrambi gli indici relativi alle energie rinnovabili e nel nuovo indice relativo alla percentuale di fabbisogno energetico domestico proveniente da fonti rinnovabili, Macerata è tra le prime con un ottimo 98%. A pesare sulla città marchigiana, invece, il dato sulla motorizzazione auto, che la fa piazzare all’80° posto con 66 auto per 100 abitanti e la capacità di depurazione, che la fa scivolare all’85° posto.

Tra le province regionali, Ascoli Piceno risulta prima in Italia per bontà nei consumi idrici, ogni abitante ne consuma 99,6litri al giorno: buona anche la percentuale di dispersione di acqua in rete, solo il 13,3% di acqua non consumata rispetto a quella immessa in rete. Positivo anche il dato relativo ai consumi derivanti da energie rinnovabili, grazie al quale si piazza al terzo posto. Ultima tra le quattro province marchigiane, invece, per la raccolta differenziata, piazzandosi al 59°posto nella classifica nazionale, e per la scarsa presenza di piste ciclabili, che le causa un preoccupante 94°posto.

Ancona si distingue positivamente per il trasporto pubblico, collocandosi al 7° posto per l’offerta e al 9° posto tra le città medie sull’utilizzo della popolazione. Pesano sul capoluogo di regione l’alto tasso di motorizzazione, 60 ogni 100abitanti, le poche aree pedonali fruibili, circa 0,18mq ogni 100 abitanti e la scarsa presenza di piste ciclabili, che la fanno scivolare all’83°posto.

Pesaro si differenzia per il buon lavoro svolto sulla mobilità urbana che la vede decima in Italia per piste ciclabili: infatti risultano 18,38metri equivalenti ogni 100 abitanti. Ottimo il terzo posto per energie rinnovabili installate con 27,71kW/1.000 abitanti. In negativo, Pesaro è ultima tra le quattro province marchigiane per dispersione della rete idrica.

Una riflessione merita il dato negativo sull’incidentalità stradale, che vede Macerata al 30° posto, seguita dal piazzamento allarmante di Pesaro (65°), e le due maglie nere a livello regionale ad Ancona (81°) e Ascoli Piceno (82°).

Sono 17 (uno in meno dello scorso anno) gli indicatori selezionati quest’anno per confrontare tra loro i 104 capoluoghi di provincia italiani. Tre indici sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi idrici domestici, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione), quattro sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull’incidentalità stradale, due sulle energie rinnovabili. In questa edizione sono due su diciassette gli indicatori selezionati per la classifica finale (incidenti stradali e consumi energetici domestici) che utilizzano dati pubblicati da Istat.

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