ANCONA – E’ il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori a caratterizzare in negativo l’annata agraria nelle Marche, nel tradizionale bilancio di San Martino stilato dalla Coldiretti regionale, peraltro al netto delle difficoltà causate al settore dal terremoto di agosto ed ottobre. Un bilancio tanto più amaro se si considera che soprattutto sui cereali, primo comparto regionale, il 2016 ha visto una produzione in crescita e di buona qualità. Alla fine della trebbiatura si sono raccolti quasi 6,3 milioni di quintali di grano, il 7 per cento in più rispetto alla campagna dello scorso anno, con 5,5 milioni di quintali di grano duro che hanno confermato le Marche come la terza regione produttrice d’Italia, assieme a 800mila quintali di tenero. Le buone notizie per gli agricoltori finiscono però qui. I prezzi del grano duro si sono, infatti, praticamente dimezzati, con una perdita netta di 70 milioni di euro per il granaio Marche. In calo anche le quotazioni dell’orzo nonostante un incremento produttivo, e del mais.

Meglio la produzione di girasole, che vede la nostra regione leader. Stagione disastrosa, ma a causa del clima, anche per olio, miele e castagne. La produzione di extravergine sarà di appena 22mila quintali, il 43 per cento in meno del 2015, uno dei peggiori risultati di sempre. Quasi scomparsa anche la produzione di castagne con cali fino al 90 per cento, mentre si è dimezzata quella di miele. Meglio il vino con la vendemmia che quest’anno dovrebbe sfiorare il milione di ettolitri, con un leggero aumento del 3 per cento rispetto all’anno scorso e qualità tra buona e ottima.

In calo la produzione di frutta soprattutto a causa delle pesche. Le ripetute ondate di maltempo hanno compromesso parte del raccolto già nella fase della fioritura, per un raccolto inferiore del 15 per cento rispetto all’anno prima. In leggera diminuzione anche gli ortaggi, a partire dal pisello da industria, uno dei fiori all’occhiello del settore ortofrutticolo regionale.

“Occorre superare le distorsioni oggi presenti all’interno delle filiere che sottopagano il lavoro delle nostre imprese con quotazioni spesso al di sotto degli stessi costi di produzione – sottolinea il presidente di Coldiretti Marche, Tommaso Di Sante – e ciò sarà possibile solo valorizzando l’origine italiana dei nostri prodotti. Una vittoria importante è venuta con l’obbligo della provenienza in etichetta per latte, burro e formaggi che va ora estesa anche alla pasta, al pane e a tutti gli altri cibi in vendita ancora anonimi”.

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