ASCOLI PICENO – Riportiamo e pubblichiamo un comunicato giunto in redazione da parte della vice presidente Valentina Bellini della Provincia di Ascoli inerente alla situazione del consorzio Cotuge.

La situazione del comprensorio dei Monti Gemelli ha ormai svalicato ogni limite di decenza.

Da due anni l’Ente di Area Vasta ha tentato, nonostante le difficoltà in cui versava  dal punto di vista finanziario e amministrativo, di rimettere ordine nel Cotuge affinché questo Ente pubblico si mettesse al centro di un rilancio vero di una risorsa straordinaria del nostro territorio, la montagna.

Davvero irricevibile la critica del rimpallo di responsabilità tra le Istituzioni, non ci stiamo alla logica qualunquista: tutti colpevoli, nessun colpevole. Respingiamo con forza le accuse di inerzia che invece sono addebitabili da almeno 10 anni  a ben altri soggetti: delle Istituzioni, dell’amministrazione dell’Ente, dei gestori di questo bene  a cui abbiamo affidato migliaia di euro della comunità per prendersi cura del patrimonio pubblico.

Appena insediati, come Provincia, abbiamo:

convocato assemblee affollatissime con i portatori di interesse;

proposto un cronoprogramma, approvato all’unanimità dell’assemblea per uscire dall’impasse amministrativo e statutario;

consultato i tecnici amministrativi della Provincia e del Comune che ci hanno prontamente indicato una strada percorribile per raggiungere l’obiettivo;

richiesto ufficialmente al Presidente di un Consiglio di Amministrazione in deroga da 7 anni di convocare l’Assemblea per il rinnovo delle cariche come da Statuto, una richiesta completamente ignorata.

Ma la Provincia, pur essendo socio di maggioranza, possiede il 22% delle quote. E’ del tutto evidente che questo  lavoro faticosissimo  diventa davvero impossibile se non lo si fa con gli altri soci.

In primis il Comune di Ascoli. Che nello stesso tempo in cui cercavamo di districarci nel caos ai limiti della legalità in cui altri avevano messo l’Ente, faceva ogni tipo di dispetto da bambino capriccioso pur di bloccare un percorso virtuoso in cui c’era poco spazio per il pavoneggiamento e molto da lavorare. Tranne metter su operazioni di facciata risibili come far dimettere il gestore degli impianti da un Consiglio di amministrazione ormai depauperato da ogni competenza (salvo poi accettare, ad esempio, che lo stesso intervenga puntualmente e prenda la parola durante le assemblee per esprimere opinioni personali) e bandire una sorta di manifestazione di interesse per scegliere il membro del Consiglio di amministrazione in capo al Comune. Anche con la speranza, secondo noi, di dividere per rivalità il fronte di tecnici e appassionati che da anni chiede a gran voce un intervento chiaro sul tema.

Come se non conoscessimo, peraltro, la tecnica usuale di scelta di collaborazioni dell’amministrazione ascolana che a tutto guarda tranne che al merito delle persone da coinvolgere.

Ma la lentezza con la quale si sta procedendo anche quest’anno rispetto al collaudo dei nuovi impianti di risalita, costati 400 mila euro di finanziamenti pubblici, è l’ennesima goccia che fa traboccare un vaso ormai debordato da tempo. Abbiamo avuto contezza di questo ennesimo rallentamento solo attraverso i giornali e per voce del gestore, neppure del Presidente dell’Ente. Non sarebbe stato compito del Presidente del Cotuge, invece, allertare almeno i soci rispetto a questa criticità con l’inverno già da tempo arrivato sulle nostre montagne, per provare a smuoverla?

Se questo andazzo a frenare ogni iniziativa virtuosa deve continuare, crediamo che l’unica cosa da fare per noi sia a questo punto coinvolgere il Prefetto e chiedere il commissariamento dell’Ente stesso. E’ ovviamente un’azione che non è mai auspicabile, ma sono passati troppi anni di situazioni che ci appaiono poco chiare sul piano amministrativo, ingarbugliate da Statuti da modificare, organismi gestionali privi di ogni credibilità e autorevolezza, inerzie e conflitti di interesse sottesi.

E’ necessario che un’autorità al di sopra delle parti metta una parola fine a questi spaventosi disservizi per mettere una parola chiara su un Ente che non possiamo più permetterci di mandare avanti così. Specie se crediamo alla necessità di una guida pubblica autorevole per il rilancio di quel comprensorio.

Faremo pertanto un esposto al Prefetto, per metterla a conoscenza della situazione, mettendoci a disposizione per ogni iniziativa che si vorrà porre in essere.

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