ARQUATA DEL TRONTO – Interessante il contributo per la ricostruzione che arriva dal gruppo “10 punti per Arquata”, di cui di seguito riportiamo lo spunto arrivato alla nostra redazione.

Non si sfugge alla sensazione che, in una situazione complessivamente complicata e in cui le rose e i fiori sono pochi, l’amministrazione di Arquata del Tronto pare più indietro rispetto agli altri Comuni del Cratere.

I segnali sono diversi. I residenti, oggi nelle strutture alberghiere e nelle autonome sistemazioni, tra Ascoli e il mare si sentono un po’ abbandonati a se stessi. Soprattutto coloro che hanno optato per il Contributo di Autonoma Sistemazione lamentano un notevole ritardo negli accreditamenti; a quello che risulta devono essere corrisposte ancora le mensilità di ottobre. Ad Amatrice, che deve pagare il Contributo di novembre, la situazione è un po’ migliore. Ritardi così gravi sono pesantissimi per le famiglie sfollate.

Arquata del Tronto, con tutte le sue frazioni, è stata completamente evacuata. Si è detto scelta obbligata, date le condizioni. E bene. Il fatto è che in questa situazione l’azione dell’Amministrazione deve comunque tenere le fila della Comunità per evitare la diaspora. L’attaccamento al territorio deve essere coltivato, l’identità va sostenuta. Altrimenti quel senso di abbandono tenderà inevitabilmente a trasformarsi in estraneità. L’Amministrazione deve riannodare subito quei fili. Diversamente il rischio è, come è stato detto, che i Sibillini diventino un deserto.

Ritardi evidenti vi sono sulle Casette. L’Amministrazione ha scaricato sulla struttura Commissariale, ma la Dicomac ha replicato in modo abbastanza dettagliato.

E poi c’è la vicenda delle macerie e degli interventi sugli edifici. Qui il ritardo è decisamente drammatico. La stessa Amministrazione, in modo un po’ imbarazzato, ha ammesso che a quasi cinque mesi dal sisma di agosto non si è fatto praticamente nulla in quasi tutte le frazioni. Ora è vero che i ritardi burocratici hanno caratterizzato un po’ tutto il sistema. L’intervento post sisma ha in questo punto la criticità maggiore, impedendo anche di fatto quegli interventi di salvaguardia del patrimonio edilizio danneggiato che hanno portato al disastro del terremoto del 30 ottobre.

Se si fosse fatta dopo la scossa del 24 agosto qualche puntellatura in più, qualche casa oggi ad Arquata e nelle frazioni sarebbe in piedi, anche se danneggiata. Sul ritardo per la rimozione delle macerie l’Amministrazione ha tirato in ballo l’Arpa regionale, ma sembra uno scaricabarile. Fatto è che oggi, in attesa che l’area designata sia finalmente pronta, le macerie vengono portate a Roma per lo smaltimento con forte aggravio dei costi e dei tempi, mentre intorno ad Arquata vi sono cave dismesse, che sembrerebbero adatte allo scopo. Si ricordi che la scelta del sito è stata molto lunga e laboriosa.

Non si ha notizia di programmazione di interventi di recuperi selettivi delle macerie. L’Amministrazione sa che il Decreto per la Ricostruzione prevede, in linea con i migliori interventi del passato, di salvare portali, stemmi, pietre, evitando che vadano indifferenziati alla discarica? Sa che il Decreto si propone anche di salvaguardare la memoria di pietra? Se Sì, cosa auspicabile, lo faccia sapere e spieghi come si opererà in questa direzione. Bisogna subito ricostruire la viabilità e iniziare la pianificazione urbanistica, attivando la collaborazione tra l’Ufficio per la Ricostruzione e il Comune. E coinvolgendo, come ancora chiede il Decreto, la partecipazione della Comunità.

E poi Arquata non si rimette in piedi, se non ripartono le attività economiche. Qui notizie su interventi e impegni presi non ve ne sono molte. E’ antipatico dirlo, ma anche qui gli altri comuni hanno fissato obiettivi, quelli della primavera, che andranno verificati, ma almeno sono un punto di riferimento. L’importante intervento di Della Valle, che si spera venga seguito da altri, non può far dimenticare tutto il resto. Comunque è richiesto un ruolo attivo dell’Amministrazione, supportata da altre istituzioni (Regione, Ministero Sviluppo Economico, Camera di Commercio Ascoli Piceno, Associazioni datoriali e sindacali).

E da ultimo il grande patrimonio culturale – la Rocca, le Chiese e gli edifici storici – di tutto il territorio comunale è gravemente danneggiato e non vi sono in campo, per quel che se ne sa, interventi a breve/medio termine. Eppure si tratta di un patrimonio prezioso per l’identità, ma anche per l’economia del Paese, per il suo futuro turistico. Sarebbe indispensabile che l’Amministrazione prendesse contatto con la Sovraintendenza speciale per le aree colpite dal sisma per interventi immediati; e vanno promosse adozioni da parte di Mecenati, soggetti pubblici e privati per il restauro, tipo quella con il FAI, che peraltro ha impedito il crollo di quel gioiello che è la Madonna del Sole a Capodacqua. Tutte azioni che vanno in qualche modo coordinate.

Certo si tratta di compiti gravosi, ma il Decreto dà anche disco verde all’assunzione di nuovo personale per fare fronte alle esigenze eccezionali, cosa che stanno già facendo alcuni Comuni.

Magari alcune delle cose che qui sono state dette sono state già impostate. Il problema è che non lo sa nessuno. Dunque, l’ultimo consiglio è quello di darsi una “strategia comunicativa”, che non vuol dire intasare Facebook, ma informare, informare e ancora informare sulle cose buone fatte ma anche, con trasparenza, sui problemi che via via si manifestano con le soluzioni individuate. Perché solo questo può arginare le preoccupazioni e lo sconforto degli abitanti di Arquata e delle sue frazioni . Per uscire da una situazione bloccata uno scatto di efficacia e di coordinamento dell’Amministrazione è necessario e, pensiamo, possibile.

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