ASCOLI PICENO – Tra i vari noti relatori intervenuti al congresso “Dire Fare” al teatro Ventidio Basso di Ascoli nelle giornate del 14 e 15 gennaio, da sottolineare la presenza del famoso regista Pupi Avati. CLICCA QUI

Sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore italiano ha dato spettacolo sul palco invitando però alla riflessione su temi sociali attuali.

Ha ironizzato sulla concezione della bellezza affermando scherzosamente: “Adesso le ragazze sono più o meno tutte belle, in passato non era così. Bologna aveva la leadership dei ‘cessi’. Un’amica mia diceva che a Piacenza c’erano donne brutte e io le consigliavo di venire a Bologna. Oggi è tutto diverso. La bellezza si è evoluta. Ai miei tempi le ragazze belle venivano identificate con un nome e una via di Bologna. Alla fine m’innamorai di ‘Nicola di via Mezzofonti’, un nome da uomo ma era una donna meravigliosa. E’ mia moglie da 52 anni. Io ero uno sgorbio, per dire due cose divertenti alle donne dovevo sbronzarmi, avevo un’autonomia di simpatia di circa 5 minuti, era difficile farmi apprezzare dalle ragazze”.

Pupi Avati inoltre parlato del pensiero attuale dell’essere umano: “Qual è il momento della giornata in cui vi rendete conto che in realtà il mondo non vi ha totalmente capiti? C’è una parte di noi non espressa, dovete essere risarciti perché dalla vita modesta che avete avuto perché ognuno di noi è scontento della propria di vita. Prima di addormentarsi nascono i sogni. E’ quello il momento. Per anni prima di dormire ho preparato un discorso in inglese per l’Oscar. Non mi è mai servito – ha dichiarato scherzosamente – Ma bisogna comunque credere in sé stessi altrimenti non si va avanti. E’ molto importante”.

Inoltre il noto regista ha proseguito: “Da bambino si ha un’immaginazione incredibile e stimolante. Anche nella comunicazione. Crediamo in tanti valori. Apprendiamo facilmente. Poi arriva la ragione e cominci a capire che nulla è per sempre. Poi entra in modo tossico la ragionevolezza, si comincia a vivere di conti, somme e sottrazioni. L’amicizia non è più gratuita ma condivide con te il tuo lavoro e i problemi. Entra quindi la socievolezza. Poi arrivi in vetta e raggiungi il punto più alto della collina. Ti guardi indietro e capisci che la salita è stato il punto più eccitante. In discesa vedi che non puoi più immaginare e quindi scolliniamo – ha affermato Pupi Avati – Cominciamo a pensare a ripiegare sul passato. Mettiamo in atto una nostalgia che ci pervade e seduce. Inizia una sorta di disapprendimento rispetto all’apprendimento passato ma lo nascondiamo perché sappiamo farlo. Infine cominci a regredire e vuoi tornare ad essere il ‘figlio’ dei genitori e cominciano a mancarti. Non vuoi essere più ‘padre’. Torna misteriosamente l’idea che torni un ‘per sempre’. La vulnerabilità è la cosa più bella. Le persone più capaci e straordinari sono le persone vulnerabili”.

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