MACERATA – “Modello Ussita”: così si chiama il progetto elaborato dall’Università di Macerata, nella figura del professore di Diritto Tributario Giuseppe Rivetti, e in collaborazione con l’amministrazione ussitana, rappresentata dal sindaco Marco Rinaldi. Tutto nasce dall’incontro avuto proprio ad Ussita, lo scorso 26 novembre, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a seguito delle scosse di terremoto del 2016.

Tra le richieste a favore dei 134 comuni coinvolti nel cratere, alcune già accettate dal governo Gentiloni, altre che invece si tenterà di far inserire: quindi esenzione dalle imposte sui redditi, esenzione dall’imposta regionale sulle attività produttive, esenzione per i tributi locali per gli immobili e per gli altri tributi, esenzione contributi sulle retribuzioni per redditi da lavoro dipendente.

“In quel giorno chiedemmo al presidente la possibilità di avere una zona franca fiscale nell’area danneggiata dal sisma – spiega il rettore Francesco Adornato – La quale cosa oggi sembra recepita almeno in parte dal governo. La nostra proposta ha l’obiettivo di porgere al dibattito parlamentare ulteriori momenti di riflessione nel momento in cui si va a tradurre in legge ordinaria il decreto del governo”.

Molto preoccupato della situazione che si sta creando è parso il sindaco di Ussita: “Viviamo in un incubo: lo spopolamento delle aree montane, che prima del 24 agosto era già un problema. L’ho detto già alla Camera dei Deputati e lo ribadisco sempre: qui si corre il rischio di desertificare il territorio. Un rischio concreto, facente seguito non solo alle mutazioni psicologiche e attitudinali, ma anche alle consistenti variazioni della geologia del territorio. Tutto concorre oggi ad andare verso il baratro, e sarebbe la conclusione peggiore, perché l’abbandono della montagna sarebbe una tragedia anche per i territori a valle, basti pensare alla manutenzione e regimentazione fluviale”.

“Tutto passa dal rilancio economico della zona montana – continua il sindaco – Non serve ricostruire un museo se poi non vengono aiutate le imprese a ricreare una economia locale, anche attraendo capitali freschi. Si può anche pensare che la desertificazione sia figlia di un piano, mi sfugge a chi convenga”.

“Abbiamo prima studiato le zone franche precedentemente proposte a L’Aquila e in Emilia, vedendo che non hanno funzionato benissimo – continua Rivetti – Il problema più grande è relativo al fatto che le esenzioni fiscali devono essere estese anche ad imprese che agiscono fuori dall’area del cratere e che, a fronte di vantaggi fiscali, possono pensare ad investire anche per il rilancio del territorio, cosa che faticherebbero a fare senza aiuto. Qualcuno afferma che questi interventi sono costosi per lo Stato ma facciamo presente che se lo Stato dovesse assolvere al suo compito istituzionale senza azionare la leva fiscale verso l’imprenditoria privata, allora i costi sarebbero forse anche superiori rispetto alla riduzione di gettito”.

Il punto forte del “modello Ussita”, rispetto a quanto predisposto dal governo, riguarda l’estensione delle esenzioni anche alle imprese che interverrebbero dentro l’area del cratere pur essendo ubicate al momento fuori, e l’aumento dei contributi ai privati per la ricostruzione: “Non chiediamo la luna, chiediamo interventi possibili. Non ha senso la restituzione del 50% della spesa per la ricostruzione in 10 anni, ma abbiamo bisogno della restituzione del 100% della spesa in 5 anni” conclude Rivetti.

D’accordo con la proposta anche Italia Nostra: il presidente provinciale Antonio Pagnanelli afferma che occorre “invertire una tendenza di una politica amministrativa della nostra regione, la montagna è stata abbandonata da decenni, con l’indebolimento trasporto pubblico urbano, la politica ospedali unici”.

Intanto Rinaldi fa sapere che ci sarebbero degli importanti imprenditori del settore alimentare disposti ad investire nell’area dell’Alto Maceratese, “ma almeno dovrebbero essere aiutati con queste forme di intervento”.

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