ASCOLI PICENO – La neve, il terremoto e la pioggia incessante di questi ultimi giorni hanno definito il quadro del paesaggio che si staglia ai piedi dei monti Sibillini: macerie, difficoltà viaria, frane e smottamenti sono gli elementi destrutturanti di una realtà montana che, forte nelle sue tradizioni, occupa un posto di rilievo nel sistema economico nazionale ed internazionale.
E’ in questi luoghi che l’Italia attinge per eccellere nell’agro-alimentare non solo con la distribuzione capillare di prodotti tipici, ma soprattutto magnificando le cucine di ristoranti e chef stellati nazionali ed esteri; nella tecnologia industriale di settore; nel turismo, fino ad arrivare al comparto moda nella sua massima espressione della haute couture italiana.

Borghi e cittadine sorti lungo il versante orientale di questo complesso appenninico, seguendo il corso dei fiumi Tronto (Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, Montegallo, Venarotta,ecc.) e Aso (Montemonaco, Amandola, Comunanza, Montedinove, ecc.) che li connotano in province diverse, ma che sono tristemente racchiusi nell’ormai noto cratere sismico dove impera il Monte Vettore e le sue fibrillazioni.
Una zona di macro e micro aziende che sostengono l’economia del territorio a beneficio delle comunità che ne consolidano la loro appartenenza preservando il patrimonio naturale.
Eventi traumatici come quelli accaduti impattano in modo duro e incrinano un equilibrio faticosamente mantenuto stabile dalla tenacia dei suoi abitanti.

Corbelli Onorato, sindaco di Montemonaco e Presidente dell’Unione Montana dei Sibillini fa il quadro della situazione:

“Dopo gli eventi sismici molte attività sono rimaste in piedi e questo ci dà una certa garanzia, ma il problema grosso è il turismo che è molto in difficoltà perché i turisti sono spaventati dalle continue scosse. A questo si aggiunge che molte attività ricettive e di ristoro sono state danneggiate. La nostra intenzione è quella di ripristinare le strutture: per alcune di quelle inagibili facciamo la delocalizzazione e così cerchiamo di far ripartire, anche se in forma ridotta, il flusso di turisti. Ad esempio, qui in piazza a Montemonaco è stato messo un modulo per la riapertura del bar e prossimamente sarà messo un altro modulo per un ristorante. Cerchiamo di andare incontro a queste attività per metterle nelle condizioni di poter lavorare. Ci sono persone che vivevano con l’attività turistica e ora si ritrovano con locali inagibili”.

Quali prospettive future?

“Noi confidiamo molto nella macchina della ricostruzione e confidiamo che finiscano queste scosse in modo da far tornare i cittadini dei Comuni di tutta l’Unione montana nei loro luoghi e riprendere le loro attività e diventare nuovamente attrattivi per il turista”.

Dal punto di vista paesaggistico, l’area si estende a ridosso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, e la presenza umana si è evoluta nel tempo in simbiosi con l’ambiente offrendo oggi quei prodotti di eccellenza consumati in tutto il mondo.
Si tratta del pregiato tartufo nero e bianco, della castagna, della mela rosa dei Sibillini, dei prodotti caseari e insaccati.

Amandola è centro di produzione lattiero caseario in cui convivono realtà aziendali importanti, l’indotto, costituito da piccoli allevatori danneggiati gravemente dal sisma e neve il cui reddito è legato all’organizzazione consortile con la vendita della propria produzione al Consorzio del latte, e produzioni familiari con vendita diretta. La mancanza di soluzioni stabili per gli allevatori in difficoltà ha procurato un danno economico al singolo e un rallentamento e una diminuzione nella produzione complessiva a svantaggio dell’intero sistema produttivo con ripercussioni a livello nazionale essendo questi prodotti certificati Stg (Specialità tradizionale garantita) e richiesti come eccellenza marchigiana.

Il caseificio “Angolo di Paradiso” è un esempio di come è possibile raggiungere livelli eccellenti grazie al contesto naturale del territorio amandolese.
“La nostra è una azienda agricola – spiega il titolare Roberto Mulo – con filiera corta al 100%. Noi abbiamo acquistato alcuni terreni, produciamo i foraggi per il nostro bestiame allevato a stabulazione libera, si possono muovere come vogliono, dormono su un tappetino, hanno a disposizione una spazzola dove vanno a farsi spazzolare e hanno a disposizione una stazione di mungitura: la mungitura non è forzata, l’animale quando sente la necessità si reca in questa stazione per essere munta. L’animale è autonomo e in grado di autogestirsi. Noi produciamo un latte certificato Alta Qualità e la nostra filosofia è quella di produrre un latte il più genuino possibile per avere una alta qualità anche nei prodotti di trasformazione come yougurt, stracchino, caciotta”.

Il terremoto e la neve hanno compromesso la vostra attività?

“La nostra struttura è stata ristrutturata nel 2010 e grazie a questo i danni sono stati contenuti. Dobbiamo intervenire su una zona della stalla lesionata, ma la neve ha peggiorato la situazione. Il peso ha danneggiato il tetto, le grondaie, l’impianto di alimentazione. Abbiamo oltre 30.000 euro di danni. Non abbiamo potuto lavorare in quanto siamo rimasti isolati con luce e telefono. Non abbiamo potuto consegnare il latte destinato al Consorzio e siamo riusciti con grande difficoltà a dare da mangiare agli animali”.

La ditta Mancini Spa è un vanto del territorio in campo tecnologico: ha tradotto le esigenze del lavoro rurale in sofisticate apparecchiature esportate in tutto il mondo. Macchinari per la macellazione e lavorazione delle carni, attrezzature per stalle, apparecchi per il trattamento dei sottoprodotti, per la refrigerazione, apparecchiature per l’agro-alimentare e assistenza tecnica fanno del gruppo amandolese una eccellenza di settore con sedi in Romania e Bogotà (Colombia).

“Abbiamo avuto degli inconvenienti nella settimana della neve a causa dell’impossibilità dei corrieri e all’isolamento telefonico – spiega la Dottoressa Silvia Mancini – sono slittate diverse consegne che ci ha procurato qualche preoccupazione. Noi lavoriamo al 90% con l’estero e all’estero non potevano immaginare tanti problemi e potevano pensare male della nostra mancanza di puntualità. La nostra azienda è stata fondata da mio padre nel 1985 e riusciamo a tenere testa alla crisi operando in tantissimi Paesi dal Centro e Sud America al Nord Africa. La nostra forza è stata sempre l’internazionalizzazione iniziata 17 anni fa da mio padre, Presidente dell’azienda che, con lungimiranza, ha voluto esplorare nuovi mercati con la prima sede in Romania e in Colombia. Noi siamo in un settore di nicchia e l’internazionalizzazione è un percorso culturale, economico, conoscitivo, è un percorso lungo che non può iniziare quando inizia la crisi. Le condizioni del mercato non sono facili, la concorrenza cinese e turca è pressante, la nostra azienda è molto combattiva, i nostri dipendenti sono persone molto combattive e impegnate e anche il nostro indotto sono aziende molto affidabili”.

Comunanza è la parte industriale del comprensorio montano dove si trovano aziende prestigiose come Indesit-Merloni, la Giardini Style (Nero Giardini), Tod’s Spa (Gruppo Della Valle), Sigma Spa.

L’alta moda risiede nelle vallate del fiume Tenna, a Montappone località dei più rinomati cappellifici marchigiani e nella vallata del fiume Tronto dove a Venarotta si ricama per le star hollywoodiane.

Il cappellificio di Chiara Rosa a Montappone è una realtà artigianale ricercata dai nomi più amati del pret-a-porter italiano.
“Il terremoto ci ha spaventato molto, ma non abbiamo avuto danni. La nostra azienda lavora molto con il Giappone, e con nomi della moda come Borsalino, Hugo Boss, Armani, Guess e Dolce e Gabbana per la linea Junior – racconta il titolare Lauro Mocchi – Il materiale dei nostri cappelli è naturale, è la paglia, così pure i nostri colori sono naturali. La lavorazione è fatta a mano e mantiene le caratteristiche della materia prima che dona al prodotto finito una sua particolarità di colore e morbidezza che variano proprio in base alla qualità della paglia impiegata. La paglia, essendo un prodotto naturale, risente delle condizioni atmosferiche e ogni raccolta non è mai uguale alla precedente dando così sfumature diverse al prodotto finito”.

Graziano Ricami a Venarotta eccelle nella realizzazione di ricami per l’haute couture internazionale. La perspicacia e la conoscenza tecnica hanno permesso di realizzare il desiderio dell’attrice Angelina Jolie e avere nel velo nuziale i disegni dei suoi figli. Opera che solo il ricamificio di Venarotta è stato in grado di compiere come dichiarato dal prestigioso committente, un altro vanto piceno, il designer ascolano Luigi Massi, da oltre venti anni collaboratore dell’atelier Versace. (fonte Resto del Carlino).

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