MONTEMONACO – Per “Casa Gioiosa“, la struttura di proprietà della diocesi di San Benedetto-Ripatransone-Montalto, avevamo già usato l’espressione mistero, ma non pensavamo, dopo l’ennesimo comunicato della Curia di venerdì 10 febbraio, di dover raccontare altro. E in peggio.

Ebbene da quest’oggi, 11 febbraio, Casa Gioiosa, diventato rifugio accogliente per gli sfollati montemonachesi dopo le vicende del terremoto, non ospiterà più nessuno. Se non di sfratto, in termini giuridici, si può parlare, tale ci sembra nei fatti. Nei giorni scorsi (clicca qui per tutti gli articoli in merito) vi erano state dichiarazioni contraddittorie del sindaco Onorato Corbelli, che comunque avevano portato la Curia ad emettere due comunicati l’ultimo dei quali, ieri, pareva definitivo: “Rinunciamo al diritto rimborso, importo non a carico del Comune e dei cittadini“.

Tutto poteva sembrare risolto, ma le notizie che giungono da Casa Gioiosa sono invece diverse rispetto a quanto si credeva. E cioè da oggi l’edificio adibito ad ospitare bambini e ragazzi per le vacanze in montagna non svolgerà più la sua funzione di accoglienza dei terremotati. A tal proposito abbiamo ascoltato la testimonianza della signora Annarita Dominici, la quale nelle ultime settimane ha vissuto a Casa Gioiosa assieme al marito e al figlio, un ragazzo di 18 anni che studia ad Ascoli.

“Io sono arrivata qui per ultima – ci ha detto – Avevo avuto una visita per controllare l’agibilità della mia abitazione, che si trova a Rocca, una frazione prima di Foce, lo scorso 31 dicembre, da parte dei Vigili del Fuoco. Ma non avevo avuto alcun responso poi il 21 gennaio, a seguito della forte nevicata e delle ulteriori scosse di terremoto, abbiamo abbandonato la casa anche perché eravamo in una situazione difficile, senza neppure la corrente elettrica, e siamo stati ospitati alla Casa Gioiosa”.

“Sabato scorso, il 4 febbraio, abbiamo incontrato il sindaco il quale ci ha detto che oggi, 11 febbraio, la struttura avrebbe chiuso. E in quella stessa occasione il sindaco mi ha comunicato che la mia abitazione era stata dichiarata inagibile: quindi mi sono trovata contemporaneamente senza la possibilità di tornare nella mia casa e con l’imminente necessità di abbandonare la Casa Gioiosa” continua Annarita.

Quando le chiediamo quale fosse la motivazione per la quale occorreva lasciare Casa Gioiosa, Annarita fa riferimento ai presunti costi, “si parlava di 41 mila euro”, la qual cosa è stata però smentita dal comunicato della Curia, il che lascia almeno per ora incerta la reale motivazione di questa decisione.

“Qui tutti sono riusciti a trovare una sistemazione: chi va in affitto a Comunanza, chi trova ospitalità da figli o nipoti. Io purtroppo ho avuto soltanto sei giorni di tempo, di case libere ce ne sono poche. Potevo andare in un albergo ma viviamo in una situazione difficile: mio marito è invalido all’80%, io sono disoccupata e trovare lavoro adesso non è facile, mio figlio ha 18 anni e studia… non possiamo permetterci di spendere soldi per un albergo” commenta amaramente, “certo, se avessi avuto dei mesi a disposizione mi sarei mossa meglio, adesso non sappiamo dove andare questa sera”.

La situazione è tale che ovviamente le eventuali disparità di trattamento o le disfunzioni amministrative pesano molto, perché incidono su una situazione che rasenta quasi il diritto alla sopravvivenza: “Il Comune dice che non riesce ad assegnare i soldi anche per i rimborsi per le case affittate dagli sfollati perché non hanno un ragioniere che provveda a farlo. Mentre so di una famiglia alla quale sono stati assegnati tre container e una camera in affitto” conclude la signora Annarita.

Una situazione complicata ma anche paradossale le cui motivazioni dovranno essere spiegate nel dettaglio, e senza troppi giri di parole, prima di tutto dall’Amministrazione Comunale di Montemonaco.

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