ARQUATA DEL TRONTO – Valentina Trenta continua a dare indicazioni, molto puntuali, sul tema della ricostruzione post-terremoto. Arquatana di Pretare, crediamo che i consigli di Valentina debbano essere attentamente ascoltati e valutati.

COSA SI STA FACENDO REALMENTE per evitare lo spopolamento delle zone colpite dal sisma?

Nei principali tre comuni del primo cratere, colpiti dal terremoto per ben tre volte, si avverte un sottile senso di rassegnazione agli eventi.

Ad Arquata, la prima area, quella di Pescara, destinata alle casette di legno, sta finalmente procedendo secondo un quale percorso stabilito. Questo è sicuramente un segnale positivo, inserito però in un mare di interrogativi da parte delle popolazioni terremotate.

Nell’ultimo decreto firmato dal Governo, non sembra essere stata presa in considerazione la proposta della zona franca, “no tax area”.

Questa soluzione avrebbe permesso alle micro imprese, presenti sui territori colpiti maggiormente, ovvero quelli del primo cratere, di poter continuare a esistere e resistere. I titolari delle attività che hanno scelto di ritornare a produrre, lì dove tutto è andato distrutto, andrebbero premiati solo per il coraggio e l’attaccamento al territorio. Nessuno li avrebbe colpevolizzati se avessero scelto una situazione, meno sacrificante e maggiormente agevolata.

In una situazione precaria e instabile, non permettere alle attività di rimanere sul territorio significa sancire la fine di quei paesi.

Questa scelta rappresenta una mancanza evidente di ascolto di chi ha perso tutto, ma non desidera abbandonare i comuni di appartenenza.

Rilanciare la propria attività in una condizione di aiuto da parte dello Stato è l’unica condizione richiesta. Sarebbe opportuno pensare a esentare le imprese dalle imposte sul reddito, dall’Imu e dall’Irap. Potrebbe, inoltre, essere d’aiuto l’agevolazione sui contributi lavorativi, che permetta un miglioramento o leggero ampliamento dell’impresa.

La “no tax area” diventerebbe motivo d’interesse anche da parte di altri imprenditori, che potrebbero decidere di investire nei territori di Arquata, Amatrice, Accumoli.

L’economia di questi territori montani, già profondamente colpita in precedenza al sisma, poteva essere occasione di rilancio e valorizzazione di tutto quello che rappresenta i tre comuni.

 

LO SMANTELLAMENTO DELLE MACERIE deve essere trattato con consapevole accelerazione e destinazione d’uso.

La soluzione, proposta da Legambiente, appare come la più equilibrata e ragionevole. Sarebbe quella di raccogliere le macerie, trasportandole in luoghi poco distanti dai territori colpiti, per poi differenziarle e riutilizzare i materiali ottenuti, per la futura ricostruzione dei nuovi immobili.

Questo processo garantirebbe un maggiore controllo della qualità dei materiali destinati al rifacimento delle case, evitando così l’inadeguato controllo della stabilità degli edifici, a cui siamo stati abituati finora.

La gestione delle macerie diventa punto focale, considerando i precedenti terremoti. L’infiltrazione della criminalità è agevolata se si trasportano troppo lontano. Lo smaltimento in loco, invece, garantisce uno sguardo vigile e attento e un utilizzo delle macerie, che può diventare opportunità per il territorio stesso.

La cultura del controllo può e deve ripartire da qui, da quelle macerie, da questa disgrazia.

 

I SOLDI PER LA RICOSTRUZIONE CI SONO? E se sì, come verranno spesi?

Il tema ricostruzione appare spesso aleatorio. Se ne parla con ottimismo irreale ma tempi confusi.

Lo stesso Vasco Errani, durante gli incontri con i terremotati, trattava l’argomento della ricostruzione con cautela.

Ricostruire sì, ma “ci vorranno anni“.  Quanto tempo viene previsto, obbiettivamente?

Tali previsioni potrebbero favorire l’abbandono da parte di molte persone, che si ritroverebbero a vivere in un contesto fatto di macerie e illusioni.

Se è vero che i soldi sono stati stanziati, è utile comprendere come saranno distribuiti e per cosa saranno destinati.

Per la ricostruzione, per il rilancio del turismo, per aiutare le imprese produttive, per favorire attività didattiche e sportive per i bambini e i ragazzi?

Oltre ai fondi stanziati dal Governo, sono state effettuate numerose donazioni da parte della collettività. Si auspica un rigore esemplare nel controllo e nella gestione di tali aiuti economici.

 

IL CAS È UN AIUTO TEMPORANEO, QUANDO verrà sospeso? È giusto dare credito a chi crede che sia garantito fino alla ricostruzione della propria casa?

Il Contributo di Autonoma Sistemazione è un ottimo vantaggio per chi è costretto, da esigenze differenti dall’alloggio in hotel, a dover pagare un canone d’affitto.

Tale aiuto economico ha una scadenza? Non è stato precisato quali siano i termini di garanzia. Seppur utile, può diventare fuorviante e motivo di abbandono del territorio.

Le stesse amministrazioni comunali consigliano di non farsi ingolosire dal contributo. Eppure, molti hanno rinunciato alle casette di legno. Rimanendo in autonoma sistemazione, nella speranza di vedersi garantito il CAS, le persone abbandonano per tempo indefinito il territorio.

Quando tale contributo verrà sospeso, per qualsivoglia ragione, e la ricostruzione non sarà veloce come molti auspicano, i terremotati si ritroveranno senza alcun aiuto finanziario.

La strategia, dunque, qual è? Appoggiare l’allontanamento degli sfollati, per poi lasciarli al loro destino, nella speranza di una casa da ricostruire?

 

GLI ELEMENTI ARTISTICI RECUPERATI dove vengono depositati ? Come verranno riutilizzati nella ricostruzione?

È predisposto un censimento, magari visibile al pubblico, di ogni elemento recuperato?

Quando si procederà a ricreare un contesto adatto, questi elementi sacri, architettonici, come i dipinti o le statue, saranno riconsegnati alle rispettive provenienze?

La storia dei nostri territori era esplicitata anche da questi elementi, che non devono subire allontanamenti definitivi. Il ritrovamento di questi elementi preziosi rappresenta un auspicio incoraggiante, ma le popolazioni devono essere messe al corrente di ogni spostamento.

Ad esempio, la sacra Sindone stava diventato negli ultimi tempi un pregio indiscusso, ben conservato nella chiesa di Borgo. Il terremoto ha lesionato la struttura, costringendone l’allontanamento provvisorio.

Dovrà essere premura dell’amministrazione e di tutti gli organi competenti, riportare la Sindone a Borgo, assicurandone un’adeguata collocazione. In eguale misura, ogni statua o dipinto dovrà tornare a occupare i territori al quale apparteneva, prima del sisma.

 

LE ASSOCIAZIONI CHE SI SONO CREATE SUCCESSIVAMENTE AL SISMA possono diventare un aiuto concreto sia per la politica locale, sia per quella nazionale. Costituite da persone duramente colpite, che hanno perso cari, case, attività, sono in grado di esprimere le giuste perplessità, esporre gli interrogativi più immediati, garantire un lavoro efficace di attività utili al territorio.

Queste associazioni dovrebbero essere ascoltate periodicamente, poiché rappresentano le voci e le esigenze della popolazione.

Una tra queste è a Pescara del Tronto, frazione di Arquata praticamente distrutta e che ha pianto decine di vittime lo scorso 24 agosto. Daniele Colucci, uno dei rappresentanti dell’Associazione, ci ha spiegato qualche mese fa come sia necessario che le persone colpite possano informare gli organi di competenza dei reali bisogni dei terremotati.

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