Cosa si realmente mobilitando nei comuni colpiti dal sisma?

Piccoli passi in un mare d’incertezze, termini che non vengono mai rispettati, promesse non mantenute o modificate in corso d’opera.

Le persone colpite dal terremoto, è giusto ribadire che si tratta di persone, sono rimbalzate dalle possibilità di futuro che vengono propagandate e l’immobilismo che sembra aver bloccato i paesi, in uno stato di abbandono totale.

STRATEGIA DELL’ABBANDONO Questa situazione deriva dall’incompetenza o da una seria strategia d’abbandono, politica, economica e sociale?
Nel primo caso, sarebbe opportuno che chiunque abbia la responsabilità decisionale e commetta errori di valutazione e imprudenze perda quel potere conferito. Chi sbaglia paga, poiché gli effetti ricadono su persone e territori già distrutti e sconvolti.

Se, ad Arquata, è stata montata oggi la prima casetta, slittano i tempi previsti, se le stalle provvisorie non sono adatte al territorio montano, qualcuno non sarà stato in grado di prendere le decisioni più adatte.

Le tensostrutture, adibite a stalle, posseggono teli di scarsa qualità, non adatti al clima montano. Con la neve e il vento, i teli hanno subìto lacerazioni. Gli allevatori hanno atteso fiduciosi l’arrivo di strutture idonee per la salvaguardia del bestiame. Durante la manifestazione a Roma, sono stati ribaditi i diritti, promessi e non mantenuti.

Non conoscere il territorio non aiuta a comprendere le reali necessità. Per questo, sarebbe giunto il momento di elargire maggiore potere alle amministrazioni locali che fronteggiano quotidianamente i fabbisogni di chi vive quei territori. Ogni Regione dovrebbe appoggiarsi al giudizio, alle proposte, ai quesiti posti da chi gestisce e si occupa di una determinata area.

Se, al contrario, si tratta di una strategia il problema diventa spinoso e gravissimo.

Cosa si cela dietro questo ritardo, ormai ingiustificabile?

Gestire una situazione di emergenza come se non lo fosse, è incomprensibile.

I tempi burocratici non permettono di accelerare l’amministrazione dei bandi di gara, degli appalti, dello smaltimento delle macerie, delle demolizioni delle case. Questo modus operandi rallenta inevitabilmente il processo di rientro della popolazione.

ALBERGHI Gli alberghi della costa si preparano alla stagione turistica e la presenza dei terremotati comincia a creare malumore. La disponibilità che la Regione ha richiesto alle strutture alberghiere sembra arrivare fino al mese di dicembre. Questo spazio temporale è indicativo della durata dei lavori di installazione delle Sae?

Nel frattempo, gli organi istituzionali propongono soluzioni alternative, come occupare appartamenti invenduti o sfitti da tempo, in attesa delle abitazioni provvisorie. Sono consci che tali soluzioni potrebbero arrecare un ulteriore danno e provocare un definitivo abbandono del territorio? Le persone, dopo sei mesi, cominciano a porsi serie domande sul loro futuro e sulle scelte da compiere.

Se almeno qualche area fosse stata già pronta, nello specifico quella di Pescara del Tronto, 26 casette di legno avrebbero riportato a casa un paese, che attende da agosto. Finché i bandi di gara e i relativi appalti seguono le tempistiche di una situazione ordinaria, la gestione continuerà a essere emergenziale.

MACERIE Quando le soluzioni abitative saranno completate, si provvederà a smaltire le macerie, proprio a ridosso delle Sae. Ogni area scelta per montare le casette, è collocata nei pressi dei paesi distrutti. Alle persone che dovranno vivere in quelle casette, dovrà essere garantita e certificata la salubrità dell’aria.

La gestione dello smaltimento delle macerie è un tassello fondamentale per la salute della popolazione. Sono state eseguite le opportune indagini per scongiurare una possibile contaminazione dell’ambiente e dell’acqua? Sarebbe ideale se tali analisi fossero sotto gli occhi di chi dovrà abitare quelle aree.

L’auspicio è quello di continue verifiche e controlli, durante lo smaltimento delle macerie, per evitare abusivismo come successe nel post terremoto di L’Aquila.

Bisogna manifestare, alzare la voce, bloccare le strade per rivendicare i propri diritti?

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