ANCONA – Il periodo di programmazione 2007-2013 del Fondo sociale europeo (Fse) si chiude, nelle Marche, con il pieno assorbimento delle risorse disponibili e una spesa complessiva del 102 per cento. A fronte di 278,7 milioni di euro disponibili, la Regione ha pagato 284,8 milioni: un importo superiore alla dotazione assegnata.

Su 51 mila progetti pervenuti dal territorio, ne sono stati approvati 32 mila, avviati 31 mila e conclusi circa 27 mila. I marchigiani che hanno beneficiato degli interventi finanziati con il Fse sono stati 100 mila, a fronte di in contesto economico del settennio che ha registrato un calo del Pil (Prodotto interno lordo) marchigiano dell’8 per cento e una diminuzione della domanda di lavoro: il tasso di disoccupazione (fascia di età 20-64 anni) si è attestato attorno al 9,9 per cento, contro l’11,7 italiano e 9,2 europeo. Rispetto alle programmazioni precedenti, proprio per la crisi economica, beneficiarie degli interventi Fse sono state principalmente le persone in età matura (per effetto dell’incidenza degli ammortizzatori sociali), mentre in passato erano i giovani, che trainavano, soprattutto, le risorse destinate alla nuova occupazione.

L’analisi è emersa dalla riunione del Comitato di sorveglianza del Programma operativo regionale (Por) che ha approvato il rapporto finale del Fse: il principale strumento utilizzato dell’Unione europea per sostenere l’occupazione e accompagnare le trasformazioni industriali. Le prevalenti tipologie di intervento attuate nelle Marche hanno riguardato la formazione, l’inclusione lavorativa e la valorizzazione del capitale umano.

“I dati confermano che le Marche hanno cercato di valorizzare al massimo tutto quanto permesso dal Fse – ha commentato l’assessore al Lavoro, Loretta Bravi, nel suo intervento al Comitato – Istruzione e lavoro sono legate dalla formazione: le risorse del Fondo ci consentono di investire sull’innovazione, favorendo una ricaduta territoriale, precisa e puntuale, della programmazione, che abbiamo accentuato con la nuova programmazione 2014-2020”.

Bravi, a questo proposito, ha parlato della necessità di “valorizzare le peculiarità territoriali di cui sono ricche le Marche, come l’eccellenza artistica e musicale. Non ci sarà vera innovazione senza recupero della tradizione, che rappresenta il Dna delle nuove generazioni”. In videoconferenza da Bruxelles, Denis Genton (Commissione europea, capo unità responsabile per l’Italia), in attesa del parere formale della Commissione stessa, ha anticipato di non ravvisare “divergenze significative rispetto agli obiettivi originali del Fse. Il programma delle Marche ha raggiunto i traguardi finanziari e i risultati attesi. La Regione sta voltando una grande pagina e può proiettarsi sul nuovo periodo di programmazione”.

Il Rapporto finale di esecuzione del Por Marche Fse 2007/2013 segnala, tra punti di forza degli investimenti finanziati, la consistenza numerica dei destinatari raggiunti e i risultati conseguiti con il fondo di garanzia che, insieme al Prestito d’onore, ha consentito la costituzione di 800 nuove aziende (altre 545 sono state avviate con specifici bandi). Tra le criticità si segnalano gli effetti della crisi sul contesto socio economico delineato prima del 2007 (alto ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga), che richiede ora una rimodulazione per gli investimenti del prossimo settennio.

La tipologia delle azioni finanziate evidenzia, tra gli altri, 12.532 progetti formativi, 7.218 di borse lavoro e tirocini, 1.954 per la trasformazione del lavoro atipico. Per quanto riguarda i destinatari del Fse, l’87 per cento ha partecipato ad attività formative, il 70 per cento ha un’età compresa tra i 25 e i 54 anni, il 54 per cento era occupato, il 31 per cento disoccupato e il 14 per cento inattivo. Il 10 per cento delle persone coinvolte è rappresentato da migranti, il 5 per cento appartiene a categorie svantaggiate.

Il 50,06 per cento dei marchigiani raggiunti con il Fse è rappresentato da donne, mentre duemila ragazzi hanno partecipato a English 4U: l’esperienza di apprendimento della lingua inglese all’estero.

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