Torniamo ad ospitare una acuta riflessione di Loredana Lipperini, scrittrice e conduttrice radiofonica che da più di un anno, sul suo blog Lipperatura, sta raccontando il terremoto del Centro Italia. E pone una luce sulla nota vicenda di Peppina, l’anziana di 95 anni minacciata di “sfratto” perché vive in una casa abusiva, a Visso (leggi qui).

Come stare al mondo? Come operatori dei media, certo, ma anche come attivisti o semplici cittadini. In che modo vivere in una dimensione politica attiva, al contempo attenta a non perdersi nelle reti del populismo e dei radical chic.

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Bisogna stare attenti, perché questo è forse il momento più difficile nella narrazione del dopo-terremoto. Bisogna stare molto, molto attenti. Peppina, suo malgrado, è diventata un simbolo: di tutti coloro che da un anno sono soli, portati a forza sulle coste o abbandonati, e abbandonati comunque. Peppina e la sua storia – che, ribadisco mille volte, è una storia d’amore: per il territorio, da parte di due figlie verso una madre – sono alla ribalta.

Diciamolo subito: per molte e molti, la ribalta è sbagliata. E’ quella del programma di Barbara d’Urso, che mesta nel sensazionale. E’ quella di Matteo Salvini, che oggi ha annunciato la sua visita a casa di Peppina. E’ quella dell’assessore regionale alla ricostruzione Sciapichetti, che danza sui cavilli promettendo sanatorie “in cambio” della demolizione della vecchia casa.

Del resto, la ribalta “giusta” è mancata. Le testate “dem” e a sinistra di quelle dem tacciono. Perché temono l’accusa di populismo. Altre persone che sono nelle stesse condizioni di Peppina protestano perché alle loro storie non viene data la stessa attenzione. Stallo.

Allora, varrà la pena ricordare qualcosa che va persino al di là della storia di Peppina, che comunque al centro dell’attenzione deve restare: noi non dobbiamo avere paura dei simboli. Dobbiamo imparare a gestire i simboli. Dobbiamo imparare a raccontarli.

Dobbiamo capire che se restiamo paralizzati dalla paura di sembrare populisti lasceremo il terreno ai populisti.

E allora dobbiamo parlare. Dobbiamo dire che la battaglia di Peppina ci appartiene. Dobbiamo ricordare che Matteo Salvini, da europarlamentare, non ha votato lo stanziamento dei fondi per il terremoto. Dobbiamo far vedere le fotografie della frazione in cui Peppina vive, dove Sciapichetti e compagni non hanno tolto un solo sassolino dallo scorso ottobre.

Dobbiamo sfuggire alla dicotomia, e porci “fra”, come diceva Franco Fortini.

Noi chi? Noi che raccontiamo, non altro. Qualunque sarà la scelta della famiglia di Peppina (accogliere Salvini, respingerlo, accogliere la proposta di Sciapichetti, respingerla), dobbiamo raccontare la storia E il suo contesto. Raccontare Peppina E coloro che ora protestano perché si parla di lei.

Per Peppina, per il territorio, e per tutti noi. Perché questa, ora, è la sola e unica verifica dei poteri che possiamo fare.

 

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