ARQUATA DEL TRONTO – Fabio Cortellesi, abitante di Capodacqua, chiede maggiore attenzione da parte delle Istituzioni: “Le promesse non riparano dal freddo e non smuovono le macerie”.

Il cittadino di Capodacqua registra quotidianamente l’immobilismo dello spostamento delle macerie, per avviare un processo di ricostruzione. Racconta, attraverso la trasmissione di video, la situazione reale che vive il suo paese, e l’intero territorio. La resilienza, inteso come superamento di un trauma riorganizzando la propria vita, di chi è riuscito a trovare la forza di riaprire la propria attività commerciale o artigianale si scontra con i ritardi e le regole innumerevoli e costantemente modificate che non permettono a tutti di ripartire sul territorio.

Da una parte le aree SAE e dall’altra le macerie delle case distrutte, la ricostruzione sembra assumere contorni aleatori, mancano le condizioni tecniche per poter presentare progetti nelle zone dove si stanno effettuando le perimetrazioni e non si conoscono, dunque, ancora i destini di alcuni paesi e frazioni. Come spiegano i tecnici e i geologi che hanno effettuato i sondaggi, è necessario almeno un altro mese per poter terminare lo studio del comportamento del terreno delle frazioni, finalizzato alla ricostruzione.

Ad Arquata del Tronto, sono state consegnate tutte le SAE richieste, gli abitanti hanno affrontato con coraggio e determinazione le difficoltà dovute a perdite d’acqua, di gas, interruzioni di energia elettrica, di infiltrazioni dai tetti.

Resistenza sembra essere la parola chiave per far rinascere questi borghi martoriati dal terremoto, le macerie  raccontano di un lavoro lontano dal suo completamento. Tra proroghe e nuove norme, si assiste a un rallentamento per  danni lievi delle case classificate B e della ricostruzione per danni pesanti. Quella burocrazia che comincia ad assumere contorni inquietanti e quel silenzio che comincia a rappresentare un vuoto d’identità, Fabio Cortellesi lo riporta e lo espone, lanciando costantemente un appello di incertezza del futuro. Il desiderio di far tornare a vivere il territorio completamente distrutto si annulla anche a causa di un coinvolgimento di agevolazioni per i comuni fuori dal cratere, che non hanno avuto i danni di Arquata del Tronto, in alcuni casi irreparabili come a Pescara del Tronto che non potrà essere ricostruita dov’era. Lo stesso sindaco Aleandro Petrucci dichiarava che “molti sindaci parlano di problemi creati dal terremoto, hanno avuto un decimo dei danni che abbiamo avuto noi, perché qui non è rimasto in piedi niente”.

Come testimone dei risultati di un evento naturale che ha raso al suolo quasi tutte le frazioni di Arquata del Tronto, Cortellesi, in quel motto “Forza e Coraggio“, nasconde il disappunto per il temporeggiamento che dopo oltre un anno dal sisma non consente ulteriori giustificazioni.

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