ASCOLI PICENO – “Chi pensasse che la TAP sia un problema dei pugliesi sbaglia di grosso”.

Così afferma il Comitato No Trivelle nel Piceno nei giorni scorsi: “Il problema arriva in Puglia ma poi prosegue verso il Nord Italia con un mostro della SNAM che si chiama metanodotto Rete Adriatica  che è il proseguimento, lungo la dorsale appenninica, del TAP (Italia-Albania-Grecia) , che è a sua volta il proseguimento del TANAP (Turchia-Georgia-Azerbaijan)”.

“Un metanodotto, quello sul territorio italiano, di enormi dimensioni, un tubo dal diametro di mt.1.20 con una pressione di 75 bar, ha una lunghezza di 687 km, parte da Massafra (Taranto) e arriva a Minerbio (Bologna), per poi proseguire verso il Nord Europa, attraversa 10 Regioni lungo l’Appennino in zone altamente sismiche colpite da terremoti anche recenti, che di fatto amplifica il rischio di un’opera pericolosa come questa – afferma il Comitato No Trivelle nel Piceno – Il progetto prevede anche la costruzione di una centrale di compressione e spinta, autorizzata a dicembre 2017, a Sulmona costituita da 3 turbine da 30MW di potenza termica ognuna, lavorerà bruciando gas ed emettendo ossidi di azoto, monossido di carbonio e nanoparticelle e rumore fino a 60 decibel, vicino al centro abitato Case Pente,  in una zona sismica di primo grado a ridosso della faglia del monte Morrone”.

Il Comitato aggiunge: “Tale opera avrà un pesantissimo impatto ambientale sull’ambiente naturale, basti pensare che avrà un fronte di servitù di 40 metri, attraverserà 3 Parchi Nazionali e 21 aree protette, impatto anche sulle aree di interesse storico e archeologico e sulle attività economiche delle popolazioni – dichiara – Il progetto è diviso in  5 lotti funzionali, quello che passa nella nostra Provincia, (Sulmona-Foligno 167Km) ha ottenuto il parere positivo di impatto ambientale dal Ministero dell’Ambiente già dal 2012 ma ancora non ha ottenuto l’autorizzazione, forse a causa dei terremoti che in questi anni hanno pesantemente colpito quelle zone, ma anche per la forte opposizione delle comunità interessate e dagli Enti Locali coinvolti”.

“Il tracciato di questo lotto attraverserà 3 crateri del sisma nei comuni di Amatrice, Arquata, Serravalle, Castelsantangelo e altri fortemente colpiti dal terremoto dello scorso anno – aggiunge il Comitato – Senza dubbio si tratta di un’opera per soli fini commerciali, infatti, il gas importato dall’estero, attraverso il TAP (Trans Adriatic Pipeline) proveniente dall’Azerbaijan o da altri gasdotti internazionali, è destinato principalmente ad essere rivenduto ad altri Paesi Europei (l’Italia diventa un hub del gas)”.

No Trivelle nel Piceno afferma: “I vantaggi economici sono solo per il gestore basti pensare che ad opera ultimata il metanodotto Rete Adriatica trasporterà metano dal sud al nord con una capacità di 28 milioni di m3/giorno (8 miliardi di m3/anno), con una resa di 26,5 milioni di Euro all’anno. Tutto questo senza alcun vantaggio per le popolazioni residenti nelle aree di passaggio del metanodotto che al contrario avranno solo territori danneggiati e pericoli sotto i propri piedi”.

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