ARQUATA DEL TRONTO – Brilla uno spiraglio di sole, torna la primavera nei paesi distrutti dal terremoto, nonostante le macerie siano ancora parte integrante del paesaggio.

I tempi di lavorazione e rimozione procedono, ma ancora a rilento. Sembra non bastare l’impegno profuso ad Arquata del Tronto. Le macerie rappresentano un dolore ancora ben radicato negli animi della popolazione arquatana, sono ancora lì a raccontare di un incubo che non riesce a trovare fine.

Prima delle festività pasquali, alcuni imprenditori arquatani hanno riaperto le attività commerciali o artigianali all’interno della Cittadella a Pescara del Tronto. La normalità sta tentando di riappropriarsi di un territorio distrutto, reso a brandelli, ridotto a cumuli di detriti, pezzi di ricordi incastonati tra sassi e speranze, che cercano di raggiungere la superficie.

Le soluzioni abitative d’emergenza tentano di ridare ai paesi il senso tanto atteso di comunità, quell’alternanza tra intimità e condivisione che donava ai paesi, prima del sisma, la bellezza che li rappresentava.

Il capoluogo, Arquata, simboleggia una distruzione senza precedenti, lo stesso sindaco Aleandro Petrucci recentemente faceva fatica a riposizionare, almeno con la mente, la struttura del Municipio.

Questo sentimento appartiene a chiunque abbia vissuto quei luoghi, la sensazione di non riconoscere quello che da sempre sembrava essere certezza.

Piccole realtà imprenditoriali tornano a dare quotidianità alle persone, la Scuola diventa la strada sicura dei bambini e dei ragazzi, presto avranno anche la palestra, i Centri di Aggregazione o Sale Polivalenti diventano luoghi di collettività, quella pluralità che accoglie le stesse aspettative e gli stessi ricordi spezzati.

La temporaneità delle soluzioni abitative ha un termine di scadenza? Questa domanda non ha avuto sinora una risposta soddisfacente.

Mentre la quasi totalità dei paesi sembra risucchiare le case e le strade, ogni maceria rimossa è un pezzo di storia che se ne va, quelle “casette di legno” narrano una nuova identità di Arquata.

Quelli che hanno scelto di restare pagano il prezzo di vedere ogni giorno la distruzione sotto i propri occhi, hanno raccolto la forza identitaria di un’origine ben radicata, insegnata anche alle nuove generazioni, e sono rimasti, sono tornati a dispetto di tutto quello che respingeva una simile prospettiva.

La popolazione di Arquata ha bisogno di credere che la ricostruzione delle proprie abitazioni non sia un concetto aleatorio. Restare accanto alle macerie delle proprie case richiede una forza d’animo incommensurabile.

Sotto il Monte Vettore che ha riaccolto e riabbracciato la sofferenza e la voglia di rinascere, ai piedi della Rocca che ha resistito, simboleggiando la tenacia del suo popolo, tra i resti di quelle case passate dai nonni ai nipoti, mentre si assiste alla demolizione di un passato ancora presente nei pensieri, la domanda lecita serpeggia tra quelle persone che combattono quotidianamente contro un destino feroce che ha spazzato via tutto, “ quando tornerà la vera normalità, quando torneranno le nostre case e i nostri paesi”?

Nel mese di agosto, torna a Pretare la Leggenda delle Fate, lo spettacolo verrà riportato in scena, The show must go on. In mezzo alla distruzione di un paese fatto a pezzi dal sortilegio della Sibilla, un nuovo paese è tornare a far rivivere quei monti e quei pascoli. Tornano le storie, i racconti, le rievocazioni, le leggende, le tradizioni, la caparbietà e la perseveranza della popolazione ha riconsegnato a quella distruzione la speranza di tornare a sognare che ogni paese sia di nuovo vivibile.


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