Sono tempi duri per i risparmiatori italiani, perché, ormai è risaputo, la crisi economica che ha investito il paese negli ultimi 10 anni ha svuotato i conti correnti dei cittadini e ha abbassato il valore del patrimonio pro capite; eppure i dati che arrivano da qualche mese a questa parte possono essere letti come segnali di ripresa, leggerissima, ma pur sempre ripresa.

L’ultimo Rapporto del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, infatti, ci propone la fotografia dello stato di salute dei conti correnti degli italiani a giugno del 2017, quando i depositi nazionali protetti ammontavano a 580 miliardi di euro, con un incremento di quasi il 5% rispetto alla stessa data dell’anno precedente e una crescita del 44% rispetto al 2011, a dispetto della tanto vituperata crisi.

Non ci vorremmo sbilanciare troppo, ma molto probabilmente le cose vanno ancora meglio di così, perché bisogna sottolineare che il Rapporto del FITD prendono in considerazione solo i primi 173 istituti di credito italiani e analizzano solo i conti che hanno giacenze non superiori ai 100.000 Euro e che risultano essere, dunque, tutelati nel caso di fallimento della banca presso cui sono registrati.

È anche vero che un incremento del risparmio corrisponde a una minore propensione al consumo, affermazione che, in parole povere, significa che i soldi non circolano, i risparmiatori sono intimoriti e gli investimenti stentano a decollare, per quest’aria di instabilità che si continua a respirare.

Insieme ai soldi sono, però, sui conti correnti sono in aumento purtroppo anche le truffe, soprattutto da quando gli italiani gestiscono le proprie finanze attraverso l’home banking e il Web e i dispositivi tecnologici sono diventati una pratica comune quotidiana.

Infatti, per sintetizzare in modo, forse, che può apparire quasi banale, tutte le truffe si basano sulle furto di dati sensibili, siano essi dati personali, pin, numeri di carte di credito, credenziali e IBAN, che vengono intercettati appunto attraverso Internet e connessioni, con il fine di poter clonare strumenti di pagamento, avere accesso ai conti correnti e disporre operazioni.

La responsabilità di tutto ciò, però, non è attribuibile ai conti correnti in sé, ma piuttosto a un uso irresponsabile della tecnologia che regolarmente utilizziamo. Bastano, infatti, pochissime regole da seguire per tutelarsi, utilizzando in modo consapevole gli strumenti di protezione che vengono messi a disposizione dagli istituti di credito che propongono conti correnti online (guida ai conti correnti online su cartedipagamento.com).

Ad esempio è importante accertarsi di navigare sempre su siti che rispondano al protocollo di comunicazione https, solitamente utilizzato dai portali su cui avvengono transazioni finanziarie, non fornire i propri dati cliccando su link contenuti in mail o messaggi e, soprattutto, attivare le procedure di sicurezza che proteggono i pagamenti e i prelievi con doppi codici di controllo

Copyright © 2018 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 94 volte, 1 oggi)