ASCOLI PICENO – Si può dire che è l’hashtag degli ultimi due giorni, che domina giornali e social network nel Piceno. #OspedaleUnico, il giorno dopo l’ok dei sindaci alla location Pagliare tutti ne parlano. Ma proprio tutti.

Si comincia dai diretti interessati, dai sindaci di Colli e Spinetoli che si fregano le mani per la prospettiva di una grande struttura sanitaria nel loro territorio, capace potenzialmente di un’attrattività di 300mila pazienti. Per Cardilli e Luciani l’ospedale Unico è dunque il “futuro” come scrivono oggi in una nota congiunta e un oggetto di tutti, “di tutto il territorio”. Con buona pace, per i due, dei colleghi che hanno manifestato, assieme al voto contrario, anche tutto il loro disappunto. “Agiscono solo per basse beghe politiche” dicono i due sindaci della Vallata ” e “per qualche voto in più. Ma gli ospedali di Ascoli e San benedetto non verranno chiusi” continuano.

Ma ancora più rumoroso è il fronte del No. Quello della parte di ecosistema politico che l’ospedale nuovo a Pagliare proprio non ce lo vuole. Particolarmente agguerriti sulla Val Menocchia. Per Mario Pulcini, consigliere comunale di Cupra l’ospedale unico a Pagliare sarebbe “nella terra di nessuno, sono contenti solo sulla Vallata” e ancora lancia l’idea di un referendum. Gli fa eco anche Massimo Romani, sindaco di Massignano che ne fa una questione di “peso” di voti e si lamenta del fatto che i 7 comuni che hanno votato “No” rappresentano, nei fatti, la maggioranza della popolazione provinciale.

E se ad Ascoli Castelli ha praticamente fatto l’abbonamento alle dirette facebook (sono gratis per sua fortuna) a tema ospedale, anche verso il mare la situazione non migliora. Piunti, sindaco di San Benedetto, parlerà alla stampa dettagliatamente domani mentre uno dei suoi più feroci critici, Giorgio De Vecchis, si è espresso con una produzione abbondante di post su Facebook. Pure il consigliere sambenedettese punta il dito sulla  minore rappresentatività del fronte del sì e ci va giù pesante con la Regione. “Siamo sempre figli di un Dio minore. Nel Nord delle Marche vogliono fare un ospedale unico fra Pesaro e Fano ma quello di Urbino non lo chiudono”.

A Grottammare invece, dove c’è Piergallini che ha detto sì ma con un emendamento a sua firma (vuole partecipazione nella stesura del piano sanitario per capire le specialità che rimarrebbero a San Benedetto), i 5 Stelle si affidano a Alessandra Manigrasso che pure lei, timidamente, cerca risposte (“diteci costi, tempi e funzionalità del nuovo ospedale e valuteremo l’investimento)”. Di diverso tenore invece le parole dei grillini ascolani che parlano senza mezzi termini di atto di spregio alla salute dei cittadini, “un colpo di coda dall’ultima roccaforte democratica rimasta, la Regione”.

E  infine c’è il fronte regionale dove all’interno della stessa maggioranza Ceriscioli c’è chi è critico e non lo nasconde. Di oggi infatti un comunicato del Psi (all’interno della maggioranza col gruppo “Uniti per le Marche”) che chiede a Ceriscioli di sospendere l’accorpamento ospedaliero piceno, di non decidere per così dire d’imperium e di discutere tutto assieme al nuovo piano sanitario.


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