ANCONA – “Il rendiconto è stato approvato. Siamo molto soddisfatti perché l’atto contiene tante misure che riguardano le opportunità per la nostra Regione. Il sistema finanziario che vige oggi per cui a fine anno i soldi in avanzo non posso essere utilizzati, comporta una maggiore dinamica all’interno del bilancio ricollocando le cifre in un anno piuttosto che nell’anno successivo a seconda di quando verranno spesi. E’ quindi sempre più normale fare questo tipo di operazioni.”.

Così, in una nota, il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli: “E’ evidente che dovendo accantonare le cifre che si prevede o almeno si stima di dover spendere in un arco temporale più controllato, queste sono anche ridotte pur rimanendo cifre importanti quelle stanziate. Quindi parliamo di un lavoro di qualità fatto sul bilancio stesso che va a garantire servizi importanti nel sociale, nel trasporto pubblico e i tanti altri settori basilari per la vita della nostra Regione – prosegue il Governatore –Un lavoro fatto con quell’attenzione che ci permette di evitare il più possibile degli avanzi alla fine dell’anno”.

Ceriscioli poi dichiara: “Il dibattito è stato anche occasione per un appello importante. Il Cipe da quando si è insediato il nuovo governo non si è mai riunito. Significa che tutti i fondi dedicati agli investimenti su scala nazionale sono bloccati da maggio. Si tratta di un fatto molto grave e paradossale perché il precedente governo ha lasciato risorse che non possiamo impiegare. Nelle Marche per esempio il blocco delle risorse impedisce la realizzazione della SS76 con pesanti ricadute economiche sulle attività del territorio. – aggiunge – Sappiamo le difficoltà dell’impresa che sta realizzando quell’opera. Aveva chiesto insistentemente che venissero approvati determinati strumenti e varianti che sono già a disposizione e approvati dal Ministero e che hanno bisogno di quest’ultimo passaggio. Io non penso che sia una dimenticanza quella di non convocare il Cipe per quattro mesi, forse una strategia per tenere ferme le risorse – conclude – Ma le risorse bloccate significano lavori che rischiano di saltare, lavoratori che perdono il posto e nessun investimento per rendere più sicuro il nostro Paese”.


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