FERMO – Il 13 novembre, alle ore 11.30, a Fermo, presso il Museo Diocesano, il Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Firenze, ha restituito a S.E. Rocco Pennacchio, Arcivescovo Metropolita di Fermo, un’importantissima scultura in marmo del XVI secolo, raffigurante “figura femminile”, realizzata dal maestro Andrea Contucci detto il Sansovino e trafugata il 30 luglio 2008 dal monumento funebre di Ludovico Euffreducci della Chiesa “San Francesco” di Fermo.

L’indagine che ha permesso il recupero del pregevolissimo bene, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, è scaturita da una verifica, effettuata nel maggio 2018, su alcuni beni venduti da una casa d’aste toscana. Grazie alla comparazione delle immagini degli oggetti posti all’incanto, con quelle presenti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, la più completa banca dati di opere d’arte rubate esistente al mondo, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, è stato accertato che la statua era oggetto di furto, commesso il 30 luglio 2008, in danno dalla Chiesa “San Francesco” di Fermo.

Già all’epoca dei fatti denunciati, nonostante fu appreso che a rubare l’opera, durante l’apertura della chiesa ai fedeli, erano stati due individui, uno dei quali riconosciuto, la scultura non fu però trovata. Solo a distanza di dieci anni, il bene ha fatto la sua apparizione nel mercato antiquariale, ma grazie al costante controllo effettuato dal TPC sui beni d’arte commercializzati, è stato individuato e finalmente sequestrato.

I successivi sviluppi investigativi hanno permesso di identificare due ricettatori, un fiorentino di anni 40 la cui posizione è ancora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria mentre l’altro è un settantatreenne romagnolo che risulta noto per i suoi precedenti specifici. La statua di elevatissimo valore storico e artistico ritornerà a completare un monumento di notevole importanza fino ad oggi mutilato per opera di malviventi senza scrupoli.

L’evento odierno testimonia, ancora una volta, come solo attraverso la stretta e fattiva collaborazione e sinergia esistente tra Magistratura e Carabinieri si può garantire, anche a distanza di tempo, la ricomposizione di percorsi storici, culturali e sociali con la restituzione alla collettività, di preziosi ed unici beni, ormai creduti dispersi, che costituiscono e identificano l’identità dei luoghi dai quali sono stati sottratti.


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