ASCOLI PICENO – Marche più che appetibili alle agromafie con Ancona nella fascia di allarme medio alto e con Ascoli e Macerata tra le province con il più alto grado di permeabilità del fenomeno. Lo rivela Coldiretti Marche alla luce del 5° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, redatto dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Temi recentemente trattati proprio ad Ancona dal presidente dell’Osservatorio, Gian Carlo Caselli, nel convegno dedicato ad agricoltura e legalità che si è svolto alla Mole Vanvitelliana.

Secondo il rapporto, elaborato su dati Eurispes 2017, le Marche figurano al terzo posto nella classifica nazionale, dietro Umbria e Toscana e prima di Veneto e Trentino Alto Adige, per attrattività turistico culturale della filiera agroalimentare italiana. La nostra regione, le sue eccellenze enogastronomiche, piace e si fa conoscere. Ma fa gola anche a chi ha in mente la possibilità di fare business illeciti o di riciclare i proventi di attività malavitose. La provincia di Ancona, nella graduatoria dell’intensità dei fenomeni legati alle agromafie, figura nella fascia medio alta, 32esima in Italia.

Insieme a Bologna e Torino, il capoluogo dorico viene menzionato tra le realtà maggiormente colpite da aspetti distributivi, commerciali e di riciclaggio, anche per i sequestri registrati al porto. Le altre province marchigiane sono nella parte medio bassa della graduatoria e, in quest’ordine, Ascoli, Fermo, Macerata e Pesaro Urbino, occupano dal 61esimo e al 64esimo posto. Che i clan siano attivi anche nella nostra regione è testimoniato, per altro, dai 61 beni (tra immobili e aziende) che figurano nell’elenco costantemente aggiornato dall”Agenzia nazionale per i beni sequestrati alle mafie: tra questi ci sono anche 9 terreni agricoli, di cui due con annesso fabbricato rurale.

“Questi dati – spiega Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – ci confermano come il fenomeno dell’illegalità nel settore agroalimentare sia più diffuso di quanto immaginiamo. Anche nel nostro territorio. Nel corso degli anni il modus operandi della criminalità organizzata ha cambiato forma e sostanza, diventando sempre più invisibile e sofisticato. Per questo è necessario non solo intensificare i controlli, di cui siamo grati alle forze dell’ordine, ma soprattutto rivedere l’intera materia legislativa che punisce penalmente i reati commessi lungo la filiera del cibo”.

C’è per altro, sempre all’interno del Rapporto, un aspetto che non va trascurato e che riguarda l’Indice di permeabilità all’agromafia. Si tratta di un parametro che, tenendo conto delle caratteristiche socio economiche e di peculiarità del processo produttivo agricolo, indica dove il fenomeno, magari limitato oggi, può attecchire meglio in prospettiva: Macerata e Ascoli Piceno sono considerate a rischio medio alto.

In Parlamento è stata depositata, alla fine della scorsa legislatura, una legge sul contrasto alle agromafie, composta di 49 articoli, e frutto del lavoro dell’Osservatorio. Come ribadito anche da Caselli, è tempo che le Camere riprendano in mano il testo che prevede maggiori controlli sulla filiera, dal campo alla tavola, e pene più severe.


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