ASCOLI PICENO – Si è svolta questa mattina, giovedì 27 dicembre, presso la Sala Gialla della Camera di Commercio di Ascoli Piceno, la conferenza stampa della Cna Ascoli Piceno. È stata l’occasione per l’associazione per valutare quello che è successo nel 2018.

Un anno che, come hanno evidenziato le analisi del Centro studi della Cna regionale delle Marche, ha fornito un bilancio in chiaroscuro, relativamente ai principali parametri economici ed occupazionali del Piceno. Ad intervenire, per commentare questi dati, sono stati il direttore, Francesco Balloni, ed il presidente, Luigi Passaretti, della Cna di Ascoli Piceno.

A prendere per primo la parola è stato proprio Passaretti che ha sottolineato come il problema dello spopolamento delle aree interne del territorio, ma anche della desertificazione del centro storico di Ascoli Piceno, sia centrale: “Il problema dei servizi, quale è ad esempio quello dei parcheggi, allontana le persone dal centro storico; abbiamo, inoltre, problemi nello spopolamento della zona montana, dove ci sono paesi che hanno perso il 70-80% della popolazione Ad una società che ambisce ad essere innovativa, a formare un tessuto imprenditoriale coeso, serve un’azione veemente delle associazioni di categoria, attraverso ovviamente la Camera di Commercio, ma anche con tutte le istituzioni”.

“Attraverso il nostro centro studi abbiamo visto che rispetto al 2012, nel 2017 ci sono 2000 disoccupati in più in quasi tutte le zone, con rare eccezioni – ha poi aggiunto il presidente della Cna – È evidente la necessità di ricostruire un tessuto imprenditoriale, senza, tuttavia, tralasciare l’analisi dei nuovi mestieri, dei nuovi servizi”.

“Bisogna capire quali sono le dinamiche necessarie per poter ovviare a questa tendenza negativa, costante negli ultimi anni. La Cna è consapevole di questo e pronta a supportare l’economia, sia a livello provinciale, sia a livello regionale. La Cna è in continuo movimento, che recepisce i cambiamenti e le esigenze del mercato”.

Passaretti ha poi concluso il suo intervento con uno sguardo rivolto a quelli che saranno gli obiettivi futuri da dover raggiungere: “C’è bisogno di competitività e professionalità adeguata ai servizi che bisogna offrire; bisogna professionalizzare nel modo migliore possibile i nuovi mestieri, ma anche riscoprire i vecchi mestieri che possono essere un valore aggiunto per il territorio”

“Il 2018 è stato uno degli anni più difficili”. Questo è stato l’esordio amaro di Francesco Balloni. “Oltre alla crisi, che partendo dal 2009 ha visto un grande utilizzo dell’ammortizzatore sociale, insieme alla possibilità della persona di indebitarsi, anche i problemi legati al sisma del 2016, hanno fatto in modo che si creasse un periodo di stagnazione e perdita di orientamento in questi ultimi anni, ovvero il 2017, il 2018 e, probabilmente anche il 2019

“Certo – ha poi ripreso Balloni – Si potrebbe dire che abbiamo 118 imprese in più rispetto al 2017. Questo, da un lato, è buon segnale, perché dimostra che la nostra imprenditoria è ancora viva, come dimostrano alcuni studi svolti nel campo agrolimentare, e che c’è volitività, c’è possibilità e ci sono idee. Tuttavia, allo stesso tempo,  si crea la problematica del periodo di vita di queste stesse attività, specie se non ci sono gli strumenti adeguati e, soprattutto, se non vi è uno sviluppo di un trend occupazionale.

“Se non diamo strumenti che incentivino l’investimento o l’occupazione. Con ottimismo, si può guardare ai dati di quei settori che riportano un segno positivo, nella speranza che possano migliorare ulteriormente nel 2019. Come, ad esempio, il settore delle costruzioni, dove si gioca l’importante partita della ricostruzione post-sismica. Positivi anche i segnali dal settore agroalimentare, come dimostrano i dati delle esportazioni”.

Il direttore della Cna ha poi riportato l’attenzione su un altro punto fondamentale e strettamente collegato alla questione delle imprese: “Grande attenzione, nel 2019, va posta, inoltre, anche all’aspetto occupazionale. Lo sviluppo delle imprese deve portare anche occupazione nel territorio. Non si può pensare che si ripopolino certi territori in termini di impresa, senza pensare allo stesso tempo ad un ripopolazione dei territori stessi; così l’economia non girerà mai, con il rischio di sparizione per alcuni comuni.

Anche Balloni, così come Passaretti, ha voluto concludere il suo intervento con uno sguardo rivolto a quelli che saranno gli obiettivi futuri, ammonendo virtualmente chi non si impegnerà su questo fronte: “Se non prendiamo il 2019, come un anno dove tutti, associazioni, istituzioni e comuni, si dedichino a queste attività, sappiamo che alcuni comuni, già in difficoltà, rischieranno di non riuscire più a vivere di un’economia già in difficoltà negli anni precedenti al sisma”.


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