ASCOLI PICENO – Il settore del Turismo non è certo un traino dell’economia ascolana, anche se la sua incidenza andrebbe ricercata più nel pendolarismo estivo dalla costa che nella ricerca di posti letto dove pernottare. Per fornire un metro di paragone, nei primi dieci mesi del 2018 il flusso turistico di Ascoli ammonta a circa 10% rispetto a quello di San Benedetto e attorno al 6% per i flussi alberghieri.

Ciò non toglie che soltanto tre anni fa questo rapporto fosse di gran lunga più favorevole al capoluogo, che sfiorava il 15% del flusso della sola San Benedetto. Nel frattempo, però, vi è stato il terremoto dell’agosto e dell’ottobre del 2016 che, con la sua scia di morte e distruzione nell’Appennino Centrale, ha causato effetti molto negativi sul turismo. Anche sulla costa, come si legge ad esempio qui. Ma soprattutto nell’entroterra.

Così, attraverso i dati dell’Osservatorio Regionale del Turismo, scopriamo che le presenze turistiche (equivalenti al numero degli arrivi moltiplicato per le notti di pernottamento) si è ridotto ad Ascoli a meno della metà nel 2018 rispetto al 2016; e che la contrazione registrata nel 2017 non ha avuto alcun rallentamento nell’anno successivo. Connettere questi dati con gli effetti, diretti o indiretti, del terremoto è alquanto facile.

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Vero è che i dati del 2016 riguardano tutto l’anno e qualche aggiustamento nei mesi di novembre e dicembre 2018 potrebbe registrarsi, ma la tendenza è inequivocabile. Se le presenze a livello alberghiero, dopo il tracollo del 2017, segnalano una certa tenuta, per quanto riguarda gli esercizi complementari (ad esempio bed and breakfast, country house), la contrazione è fortissima e nel 2018 si è ad un terzo del livello del 2016.

Così le presenze totali sono scese dalle oltre 159 mila registrate nel 2016 alle 71 mila del periodo gennaio-ottobre 2018. Un segno meno netto: -55,30%.


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