di Annalea Vallesi

ASCOLI PICENO – Arte e ascolanità. Alla giornata inaugurativa un parterre d’eccezione fra autorità ed esperti d’arte. Nella sala della III sezione carceraria del Forte, erano presenti il curatore della mostra: il critico d’arte Giorgio Di Genova, il Sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli, il critico d’arte e direttore della pinacoteca civica cittadina Stefano Papetti, e l’artista in persona Arnaldo Marcolini. Intervenute molte persone.

Il Sindaco Castelli con una breve introduzione ha ricordato come la città di Ascoli sia ben fiera di onorare uno dei suoi figli d’arte più talentuosi, con questa prestigiosa selezione di opere esposte al Forte Malatesta. L’artista ha anche donato cinque delle sue opere alla comunità cittadina.

Il primo cittadino di Ascoli ha ricordato come dal 9 marzo si dia il via ad una serie di eventi culturali che proseguono dal prossimo 16 marzo con un’altra mostra espositiva alla galleria “Licini” e si concluderanno il 13 aprile con la mostra della maiolica.

Il professor Papetti si è soffermato sulla collocazione logistica delle opere, spiegando come la Mostra sia stata allestita nei locali del Forte corrispondenti alla Chiesa di Santa Maria del Lago, in questi locali sono concentrate tutte le opere scelte per l’esposizione. Sui pannelli ci sono le opere di Marcolini ma anche le scritte del precedente artista, Serafini, che non sono state rimosse per l’occasione. Ha proseguito “ci sono ellissi di nodi lungo le scale e che dal cortile del Forte, come briciole di Pollicino, conducono fino alle stanze in cui è allestita la mostra”.

I nodi sono le figure rappresentative di tutta la produzione artistica di Marcolini. Papetti ha aggiunto “il catalogo della mostra è curato da Tonino Ticchiarelli e al suo interno contiene un saggio di Giorgio Di Genova che segue Marcolini da 40 anni”. Papetti ha concluso il suo intervento ricordando i prossimi appuntamenti al Forte Malatesta, primo fra tutti, domenica 17 marzo la mostra della riproduzione in oro dei gioielli longobardi, resa possibile dallo scambio di pezzi d’arte e di alto artigianato con il Museo dell’Alto Medioevo di Roma.

E’ intervenuto da ultimo il professor Giorgio Di Genova studioso e amico personale di Arnaldo Marcolini dal 1972, da quando l’artista esordì con l’opera “I Nodi”. Ha spiegato infatti “i nodi sono caratteristiche figurative di tutte le opere di Marcolini che tuttavia ha subito anche influenze da parte di Osvaldo Licini (la cui opera più rappresentativa è l’Amalassunta). L’arte nasce sempre dall’arte. Un artista quando vede e incontra un altro artista sente che c’è una fratellanza”.

Sugli spunti di ispirazione, Di Genova ha aggiunto: “Gli artisti trovano cose che li sollecitano e poi le rielaborano. L’arte è un linguaggio. Ma nel corso dei secoli si sono creati e succeduti linguaggi diversi, che non sono più quelli della verosimiglianza. L’artista non è più organico alla società ed è diventato committente di sé stesso”. Giorgio Di Genova ha ricordato come nel ‘900 si siano succeduti vari linguaggi espressivi, senza che nessuno di esso abbia prevalso, questi linguaggi sono stati vere e proprie frantumazioni di linguaggi artistici e ha spiegato che l’arte del ‘900 è un’arte astratta e mai figurativa. Al riguardo ha aggiunto “l’astrattismo a sua volta si distingue in iconico, aniconico e meticciato”.

Il “miles” che Marcolini rappresenta in questa sua mostra, è un miles eretico, errante, per certi versi simile alla figura di Ulisse poiché chi visita questa esposizione assiste ad una vera e propria Odissea visiva di un soldato in continua evoluzione. Come tessere di un mosaico psicologico, le opere esposte vanno a comporre l’autobiografia simbolica dell’artista, che con la creatività che gli è propria, rievoca le proprie vicende esistenziali. Si passa infatti dai “nodi”, simbolo dell’inquietudine degli anni ’70, all’evocazione del mondo mesoamericano, con richiami figurativi legati ai miti della popolazione Maya, nel segno di una contaminazione che affonda le proprie radici anche nella letteratura latina. Tra le opere esposte abbiamo anche gli impianti plastici con forme naturalistiche e geometriche e le complesse strutture a più riquadri.

Si tratta di una mostra espositiva di straordinaria bellezza e originalità creativa, da non perdere!

 


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