ASCOLI PICENO – La lunga disamina del reggente di Palazzo San Filippo, Piero Celani, mette il sigillo a quella che è stata una rovente stagione estiva, non solo per le altissime temperature registrate, ma anche per le numerose polemiche nell’ambito del nuovo assetto delle province marchigiane:“ In questi giorni agostani – dichiara Celani – il tema caldo del riordino delle Province tiene banco con quotidiane esternazioni e soluzioni fantasiose ed estemporanee, condite anche con “consigli per gli acquisti”. Voglio rassicurare che il sottoscritto, così come il sindaco Castelli, non è certo “latitante” dalla discussione, ma ha le idee chiare e sta lavorando nelle sedi appropriate per l’interesse del Piceno, lontano dal clamore dei riflettori”.
“Se poi qualcuno vuole visibilità sui giornali a tutti costi, magari anche appropriandosi di meriti che non ha, questa è un’altra storia! Vorrei invece riportare al centro del dibattito anche altri temi, altrettanto importanti e strategici per il futuro del nostro territorio, su cui invece sembra che si voglia distogliere l’attenzione, polarizzando la discussione esclusivamente sulla problematica della “Super-Provincia”. Mi riferisco alla sanità, alla mancanza di infrastrutture e alla crisi di società consortili, come Asteria, che presenta debiti per oltre 2,5 milioni di euro con tanti posti lavoro persi. Situazioni delle quali, come è accaduto invece in altre circostanze e per altre vicende, nessuno parla, forse in nome di inconfessabili convenienze politiche, ma su questo intendo intervenire nei prossimi giorni”.
“Posso garantire – continua – che su tutte le problematiche del territorio, compreso il riordino degli Enti provinciali, la Provincia è presente e lavora con impegno. E vorrei cominciare parlando di Sanità, che ritengo sia uno dei temi centrali di questa estate, di per sé torrida. Un tema che scalda gli animi, riaccende antiche divisioni, contrasti mai sopiti e, perché no, anche campanilismi e forse personalismi. Eppure, credevo che l’Area Vasta fosse un punto di partenza per una ottimale riorganizzazione della sanità sul territorio e per di un diverso modo di interpretare i rapporti tra gli Enti locali, volto al miglioramento dell’offerta sanitaria destinata ai cittadini”.
“Del resto, Area Vasta e’ un concetto nuovo non solo per la stessa riorganizzazione del territorio, ma anche per i rapporti per gli stessi Enti locali. Per questo ritenevo e ritengo che occorre trovare una doverosa sintesi tra Ascoli e San Benedetto, quali Comuni capofila dell’Area Vasta, perché una rappresentazione unica e unitaria del territorio rispetto ad Ancona e all’ente Regione, costituisca uno snodo fondamentale per dare attenzione e rilevanza alle istanze del Piceno. Parlare con una sola voce per dare più forza al Sud delle Marche. Di qui la necessità di un dialogo costruttivo, responsabile e creativo tra le varie componenti: dagli Enti locali fino alle parti sociali che concorrono alla pianificazione dell’Area Vasta”.
Uno dei tanti problemi da affrontare – secondo il Presidente della Provincia – è il riequilibrio dei conti. “Già prima dell’Area Vasta, uno dei problemi, peraltro mai risolto, e’ stato sempre quello dei trasferimenti regionali pro-capite che erano e sono squilibrati. La Regione, ancora una volta, pare dimenticare le necessità del Sud delle Marche; ed ecco quindi che, accanto ad una cronicizzata carenza di fondi, assistiamo ad una progressiva diminuzione dei posti letto, così come del personale medico e paramedico. E di quello che rappresenta una diminuzione del personale, ognuno di noi ne comprende benissimo quale ripercussioni può avere sull’assistenza, ma ancora più grave è la carenza di personale medico”.
Celani prosegue focalizzando l’attenzione sulle lunghe liste di attesa di pazienti che aspettano di essere assistiti dalla sanità pubblica:” E’ ora di finirla con le lunghe code di attesa per un intervento chirurgico (ad esempio per una cataratta passano anche 8-10 mesi) o per un semplice controllo diagnostico, così come è ora di porre fine alla stagione degli annunci ad effetto da parte dei responsabili della sanità regionale, e mai realizzati (vedi Radioterapia e PET). E’ anche ora di dire basta a situazioni limite, come quella che si presenta puntualmente ogni estate, e che vede interi reparti accorpati e posti letto indistinti con comprensibili e grandi disagi per il personale e per i pazienti”.
“Il Mazzoni di Ascoli e Madonna del Soccorso di San Benedetto, sono due ospedali che vantano degli ottimi professionisti, e sarebbe un peccato non riuscire a valorizzare queste risorse. In tale ottica, il nostro impegno deve essere quello di dotare questi eccellenti professionisti delle risorse necessarie, altrimenti, questo sì, sarebbe un autentico spreco. Credo quindi che il primo passo sia quello di individuare tra Ascoli e San Benedetto i poli di eccellenza, di integrare e armonizzare questi punti di forza, e battersi tutti insieme per dare voce alle nostre aspettative”. A questo proposito Celani auspica la realizzazione di una azienda sanitaria Marche Sud, operante ed imperniata sui due poli di Ascoli e San Benedetto, e che sia il soggetto collettore di ogni decisione, fuori da centralismi. “E questo battersi insieme è una modalità valida non solo per la sanità, ma per tutte le grandi questioni aperte sul territorio”.
“Ma in questo scenario non dimentico certo le aree montane. La montagna e l’entroterra devono essere maggiormente tutelati in quanto rappresentano una risorsa importante del nostro territorio e la salute di chi vi abita e lavora deve essere preservata con pari dignità ed efficienza. Una tutela che, a mio avviso, può passare attraverso il potenziamento dell’ospedale Mazzoni”.
“Una voce unica è forte” è l’invito conclusivo del Presidente della Provincia, rivolto alle parti che concorrono alla gestione dell’Area Vasta. “Per questo rivolgo un appello alle parti in causa, perché siano concorde nelle richieste, fuori da logiche troppo spesso non riconducibili a quello che è invece il vero obiettivo: il miglioramento del servizio sanitario a totale beneficio degli operatori del settore ma soprattutto dei cittadini del Piceno, alle prese quotidianamente con i mille disservizi di una sanità precaria”.
Copyright © 2026 Riviera Oggi, riproduzione riservata.

Oggi nel Piceno, nel Fermano e nel Maceratese, è primario parlare di ripresa economica attraverso un nuovo piano industriale-finanziario – fiscale che:
– vieti qualsiasi delocalizzazione delle imprese all’estero;
– promuova il ritorno sul ns territorio nazionale di quelle realtà imprenditoriali delocalizzate in questi anni;
-intervenga a favore delle aziende che lavorano in Italia, con strumenti adeguati, in situazioni di concorrenza sleale attuate dalla Cina e dai paesi in via di sviluppo.
Riattivando così l’economia si potrà avere le risorse necessarie per i piani di risanamento degli enti locali tutti enunciati dal Presidente Celani.
A proposito del tema caldo del riordino delle Province, e delle quotidiane esternazioni e soluzioni fantasiose ed estemporanee che si leggono su tutti quotidiani locali, oggi ve nè una in proposito che vorrei segnalare: leggo su uno detti suddetti giornali, quello romano per intederci, un articolo a tutta pagina sulla ventilata “soppressione” della provincia di Macerata con tanto di intervista al Presidente della Fondazione Carima. Innanizutto il titolo dato al pezzo è già errato di persé in quanto dal Governo Nazionale si è sempre parlato di “accorpamento”, tutt’altra cosa, ma forse l’autore ha voluto cogliere l’attenzione dei lettori pur sapendo di errare, usando un eufemismo. Ma la cosa che mi ha lasciato allibito è la risposta data dall’intervistato, il quale data la carica che ricopre mi sarei aspettato di un certo peso, sia culturalmente che socialmente, se non che alla esplicita domanda di quali sarebbero le conseguenze in caso di Ascoli capoluogo, il tizio ha risposto testualmente: “intanto penso che non sia possibile che Ascoli, che è quasi in Abruzzo, divenga capoluogo di un territorio cosi vasto…….” (!). Ebbene si questa è la risposta di una persona che ripeto, visto il prestigioso incarico che ricopre all’interno di un altrettanto importante ente, ha dato per dissentire sulla scelta del capoluogo del nuovo territorio provinciale! Mi dite cohe cosa significa quel “quasi in Abruzzo?”, forse Ascoli non si trova nelle Marche? Forse Ascoli non è in Abruzzo ma quasi? Ma questo signore ci può spiegare meglio dove si trova Ascoli? E soprattutto qual è il senso di tale esternazione verso gli abruzzesi, sono forse cittadini del terzo mondo? Ripeto se queste sono le persone che ricoprono importanti e delicati incarichi siamo veramente messi male. Si potrà mai intavolare un programma unificato per far crescere il nuovo ente se queste sono le premesse? La vedo molto dura, è la classica “patata bollente” difficile da gestire.
CVD