ANCONA – La Regione Marche ha approvato il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) delle Malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici). Il documento di programmazione individua criteri condivisi per la diagnosi, terapia e cura dei pazienti affetti dalle patologie, in forte crescita, che si stima coinvolgano 194 marchigiani ogni 100 mila abitanti.

Si manifestano, principalmente, sotto forma di Colite ulcerosa e Malattia di Crohn, soprattutto nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni, con gravi problemi relazionali e socioeconomici (ridotta attività professionale con perdita di giornate lavorative). Nonostante la relativa frequenza delle Mici, permangono notevoli differenze, tra le Regioni, sulla tempestività delle diagnosi, sull’accesso alle terapie farmacologiche e sulla presa in carico dei pazienti nelle strutture sanitarie, con conseguenti problemi di mobilità sanitaria.

“Le Mici rappresentano vere e proprie malattie sociali, di grande impatto economico, il cui costa raggiunge valori rilevanti – afferma il presidente Luca Ceriscioli – Il ritardo diagnostico può essere notevole, in mancanza di una codificazione nazionale condivisa dei percorsi da intraprendere. Oltra alla persistenza di disturbi invalidanti, può determinare la progressione verso forme più estese che si ripercuotono, inevitabilmente, sulla qualità di vita sociale, personale, lavorativa dei pazienti. Il Pdta delle Marche permetterà di definire, in modo chiaro e condiviso, un percorso di cura efficace”.

Nelle Marche le Mici (incidenza: 194 persone su 100 mila abitanti) colpiscono prevalentemente i maschi (56%) rispetto alle femmine (44%). La fascia di età interessata è quella 15-64 anni, con una percentuale dell’87%. Nel 2013 sono stati registrati 1.152 ricoveri, il 15% dei quali di tipo chirurgico. La malattia prevalente è il morbo di Crohn (58%). I ricoveri maggiori si sono avuti nell’Area vasta 2, dove è presente l’Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti di Ancona. La mobilità passiva delle Mici segnala un 16% di ricoveri. L’assistenza ospedaliera riguarda la fascia d’età 14-44 anni, che corrisponde a quella in cui maggiormente si diagnostica la malattia, anche se sono in crescita i ricoverati con età avanzata.

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