ARQUATA DEL TRONTO – Il medico curante di Arquata, Italo Paolini, è stato tra le figure di spicco nella comunicazione tra cittadini e istituzioni. Ha fondato, con altri concittadini, l’associazione “ArquataFutura“, per rimanere in prima linea nella gestione dei problemi che affliggono Arquata, dopo il terribile sisma.

“E’ passato un anno dal giorno che ha cambiato vita, ambiente e persone di questo angolo di mondo con l’inizio della sequenza sismica (26 e 30 ottobre) che ha distrutto quasi tutto il Comune di Arquata” – commenta il dottor Italo Paolini.

“Dopo 365 giorni ci ritroviamo le macerie quasi tutte nel loro luogo di origine (Arquata capoluogo non ha neanche una via di accesso ed il Comune di Arquata, da solo, ha una quantità stimata di macerie pari a circa il 45% di quelle di tutta la Regione Marche), i lavori per riportare la popolazione nel Comune con soluzioni abitative di emergenza (le casette) in grave ritardo (dal 30 Ottobre la popolazione del Comune è stata evacuata con ordinanza sindacale e solo da qualche giorno due frazioni, Spelonga e Colle, hanno visto un parziale ritorno di alcune famiglie), la ricostruzione neanche abbozzata (in attesa della definizione delle aree da sottoporre a perimetrazione), la viabilità bloccata, l’economia locale totalmente bloccata.
A Spelonga e Colle, uniche frazioni con una parte delle case abitabili, nelle “casette” sinora consegnate (Pescara e Piedilama)  il ritorno delle famiglie avviene in assenza di servizi commerciali, in un ambiente fatto di cancelli per chiudere zone in cui le case pericolanti non sono state messe in sicurezza. Famiglie con anziani stavano ritornando a casa senza avere neanche la disponibilità del gas domestico e con strade di accesso difficoltose  non idonee per eventuali urgenze di mezzi di soccorso.
Strade che  attendono da molti mesi un intervento ANAS che viene sempre dato per imminente senza che si realizzi. Intanto si va a Colle o passando per strade tortuose e brecciate o, a proprio rischio e pericolo, ignorando il divieto.
Sono urgentissimi la rimozione delle macerie, il ripristino della viabilità, il ritorno delle popolazioni in aggregati abitativi forniti di servizi efficienti, il completamento della perimetrazione per consentire l’avvio della progettazione, una capillare microzonazione di terzo livello e piani di ricostruzione con cronoprogrammi definiti e realistici, il supporto alle attività produttive commerciali, agricole ed artigianali attraverso appositi strumenti legislativi.
Ma a fronte di questa realtà vissute dalla popolazione  e delle sue necessità assistiamo ad una realtà parallela fatta di un commissario, Vasco Errani, che lascia il suo posto avendo concluso il suo mandato. Mi chiedo come saremmo, ad Arquata,  se non lo avesse concluso e guardandomi intorno mi sembra una cosa incredibile;  allo stesso tavolo esponenti nazionali e regionali che si congratulano tra loro per il lavoro svolto.
Il dottor Italo Paolini commenta anche la decisione dei fondi degli sms solidali, con il comitato “Arquatafutura”, in collaborazione con gli altri, hanno contestato sin da subito la scelta della Regione Marche, “fondi destinati alle aree terremotate da migliaia di cittadini italiani con gli SMS solidali che vengono destinati (con successiva retromarcia) a piste ciclabili in zone extra-sisma; fondi, sempre derivanti da SMS solidali, destinati a grotte termali con problemi non causati dal sisma perchè preesistenti da anni e in capo alla Regione Marche. La domanda che mi sorge spontanea è: chi ha donato lo avrebbe fatto comunque conoscendo l’uso che sarebbe stato poi fatto delle donazioni stesse? Io penso di no.”
I problemi maggiormente evidenti sono stati: “mancanza di coordinamento e linguaggi univoci tra decreti governativi (illeggibili per comuni mortali), – prosegue Paolini – ordinanze commissariali e uffici tecnici di ricostruzione, protezione civile, con cittadini, imprenditori, artigiani, agricoltori,  commercianti,  costretti a andirivieni e spole tra un ufficio e l’altro alla ricerca di una direzione di marcia certa e di corrette procedure in tempi definiti.”
“La realtà che viviamo noi Cittadini terremotati di Arquata, ma non solo di Arquata,  è quella di una situazione straordinariamente grave cui  devono essere date risposte altrettanto straordinarie in tempi rapidi.
Togliere  le macerie, iniziare il processo di ricostruzione, riportare speranza e popolazione, far  ripartire la scuola e le   attività produttive, tutelare e ripristinare il patrimonio artistico parallelamente al resto, sono le necessità urgenti che chiamano popolazione e organismi pubblici, tecnici e politici, alla difficile impresa di riportare a vita territori che sembrano periferici, ma conservano pezzi importanti dell’anima delle Marche. Non si può abbandonare la propria anima”.
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