ARQUATA DEL TRONTO – “E guarderemo ancora le stelle brillare in una notte d’agosto..”, Arquata del Tronto commemora il 24 agosto le sue vittime e il dolore sotto il cielo di Pescara del Tronto.

É passato un anno dal terremoto, un anno di sacrificio e di sofferenze emotive e fisiche per la popolazione di Arquata.

I ricordi non sono sbiaditi, poiché il dolore della perdita si perpetua nella lentezza delle azioni.

Il terremoto ha distrutto e modificato la vita della comunità arquatana, lo testimoniano le tonnellate di macerie che ricoprono tutte le frazioni e quelle case spaccate a metà, che lasciano intravedere ancora pezzi di quotidianità.

Il paese di Arquata praticamente non esiste più, il sisma ha cambiato la geografia e la posizione di quella conca che si poteva ammirare, svoltando la curva da Trisungo. La Rocca, simbolo unico dell’intero comune, svetta ancora tra il verde che sembra volerla proteggere, ma ha bisogno di aiuto. Vittorio Sgarbi ha lanciato l’iniziativa del video che viene trasmesso nei media nazionali, nella speranza di poter raccogliere almeno la somma di 200 mila euro, utile a metterla in sicurezza. Da settembre, cominceranno a rimuovere le prime macerie, anche se il percorso sarà duro. Iniziare i lavori di smaltimento e recupero di beni adesso, in prossimità dei mesi autunnali, non sembra essere una scelta di buon senso, ma chiunque possedeva una casa ad Arquata sente qualcosa che riprende vita e può gioire, solo per i sentimenti provati finora, nell’immobilismo di un paese lasciato morire, sotto metri di neve e scosse continue di terremoto.

I quesiti, a distanza di un anno, sembrano non essere cambiati e trovano risposte confusionarie.

Ad Arquata, sono state richieste 200 SAE, soluzioni abitative emergenziali, comunemente definite casette di legno. Finora, è avvenuta la consegna di 42 casette, che occupano le aree di Pescara e di Piedilama. Una delle famiglie rientrate ieri è quella di Roberta Pompa. Il suo messaggio è ottimista. Roberta è casalinga, suo marito Alessandro ripara macchine fotografiche e hanno quattro figli. Dopo un anno in una struttura alberghiera di Porto d’Ascoli, sono rientrati in una casa “tornare a riappropriarci del senso di famiglia che ci è mancato in tutto questo tempo, non sarà facile ripartire ma abbiamo molta speranza e fiducia che Arquata ce la farà. La casetta è carina, funzionale, con tutto il necessario per partire, considerando la situazione bisogna dire grazie per averci dato la possibilità di rientrare nel nostro amato paese”.

Nel frattempo, l’amministrazione locale ha provveduto a far rientrare le famiglie che hanno casa agibile nelle frazioni di Colle e Spelonga, riducendo così la zona rossa. Eppure, anche nei due paesi, le macerie sono ancora lì e la messa in sicurezza a volte è superficiale.

Gli abitanti hanno avuto iniziali remore per il rientro immediato, poichè non siano stati ancora eseguiti i lavori di messa in sicurezza dei massi che rappresentano un forte pericolo per la viabilità, eppure hanno scelto di tornare a casa facendo leva sul senso di appartenenza e voglia di normalità.

Le prossime aree da consegnare sono quelle di Borgo, Pretare, Spelonga e Borgo 2, che ospiterà anche i residenti di Capodacqua, Tufo e Vezzano.

In questi paesi, infatti, non è stata individuata alcuna area disponibile per le casette. Gli abitanti delle tre frazioni hanno lamentato dall’inizio la possibilità negata di rimanere nel proprio paese, seppure in condizioni diverse. Ora, dopo aver accettato di trasferirsi nell’area di Borgo 2, nutrono la speranza che la ricostruzione sia possibile, da notare che il tempietto ottagonale della Madonna del Sole di Capodacqua, adottato dal FAI, possa rappresentare un primo passo per ridare vita a quel paese, che si perde tra montagne di macerie e abbandono totale. Don Francesco Armandi, parroco deceduto a distanza di alcuni mesi dal sisma di agosto, ha combattuto per salvaguardare la sicurezza delle chiese dei paesi colpiti, impegnandosi a far sì che venisse compresa l’importanza storica e architettonica del comune di Arquata. Don Francesco ha lottato e si è fatto portavoce delle difficoltà di chi viveva sotto le tendopoli, diventando simbolo di carità cristiana, considerata la malattia che lo stava divorando.

La popolazione di Pescara vive nelle SAE da giugno. Sono tornati alla normalità di una casa propria, seppure senza i servizi di alcuna attività commerciale intorno.

E tutte le altre aree? Si prevede la consegna per la metà di settembre, ma la popolazione arquatana preme per ritrovare quella privacy e intimità, che negli alberghi o case provvisorie è praticamente scomparsa. Non vogliono più credere a false promesse, esigono date precise.

Le persone hanno vissuto in una stanza d’albergo per un anno e sono ancora lì, gli allevatori hanno combattuto contro metri di neve che hanno ricoperto animali e distrutto quel poco che era rimasto, attendendo tensostrutture per diversi mesi, e ricevendole quando stava arrivando la primavera. Percorrere settanta chilometri ogni giorno, governare il bestiame e tornare sulla costa, a lungo andare, stanca e deprime.

Un altro nodo fondamentale nella gestione post terremoto è stato proprio quello relativo a tutte le attività presenti ad Arquata. Tutte, nessuna esclusa, hanno subìto danni e, dopo un anno, in pochi sono riusciti a riaprire.

Nei primi giorni di agosto il centro estetico Kosmos ha riaperto al pubblico, dopo aver eseguito lavori di ristrutturazione. Dopo un intero anno, dietro intoppi burocratici, le due sorelle Italia e Giusy Pala sono riuscite, con lodevole grinta, a superare le difficoltà e tornare a garantire i loro servizi professionali. Da ricordare che nel centro estetico Kosmos lavorano tre ragazze di Arquata, dunque posti di lavoro che non sono andati perduti.

Nel mese di Ottobre è prevista la riapertura della macelleria Petrucci. Alessandro ed Emanuele hanno vissuto quest’anno di chiusura dell’attività, come gli altri, con apprensione e paura per il futuro. Nella scelta di rimanere, si legge la volontà di tornare ad Arquata, sebbene l’attività subirà la dislocazione da Trisungo a Pescara, per la clientela che da anni acquista carne dai fratelli Petrucci.

Il percorso per iniziare i lavori è stato un calvario burocratico, sembrava quasi che si volesse fiaccare l’entusiasmo e la determinazione di due giovani, che dopo la scomparsa del padre Enzo, hanno rilevato l’attività. Le difficoltà che incontreranno saranno tante, poiché una grossa fetta di clientela della macelleria proveniva da chi non risiedeva ad Arquata tutto l’anno, ma aveva la seconda casa e tornava appena poteva. Alessandro dice: “I nostri clienti ci cercano continuamente e aspettano il nostro ritorno, abbiamo capito di essere il punto di riferimento di tante persone”, da questo è scaturito il coraggio di ricominciare lì dove hanno iniziato.

La Farmacia Palmarocchi rappresenta uno dei casi più singolari. Lo stabile ha subìto lesioni, ha bisogno di essere ristrutturato ma la legge impediva ai proprietari di agire, poiché non avrebbero avuto diritto a risarcimenti. La farmacia era assimilata a grandi attività industriali, nonostante fosse a conduzione familiare. Dopo tentativi andati a vuoto, messaggi e appelli inascoltati, sono riusciti a sbrogliare la matassa e hanno ricevuto il riconoscimento che gli spettava. É giusto ricordare che Chiara Palmarocchi ha fatto per mesi la spola tra la struttura inagibile di Trisungo e San Benedetto, garantendo il servizio ai clienti. Si recava nelle strutture alberghiere e consegnava i medicinali, fino a tarda sera. L’impegno e la dedizione di una famiglia che ha scelto di aprire un’attività ad Arquata, una farmacia che non aveva nulla da invidiare a quelle presenti nelle città, fornita e preziosa, che raccoglieva un bacino abbastanza ampio, tra Amatrice, Accumoli e Arquata. “Non siamo più gli stessi – commenta Chiara – un anno che ci è sembrato essere un secolo, non ci sono tante parole da dire, in questo momento”.

Ci sono poi i bar, i ristoranti, gli alberghi, l’attività di generi alimentari.

Tutto quello che rappresentava l’intero comune, la normalità di una comunità forse a molti sconosciuta, in paesi di montagna che non miravano a ribalte mediatiche. Il terremoto ha distrutto le case, la burocrazia ha indebolito le persone.

Rientrare entro Settembre è importante soprattutto per le famiglie che hanno bambini in età scolare.

La scuola, donata dalla Fondazione La Stampa Lo specchio dei tempi, ha seguito un rigoroso e impeccabile piano di lavori e sta concludendo la struttura. Hanno rispettato i tempi, in un contesto nel quale il tempo ha perso di significato e di valore.

Angelo Conti l’aveva promesso, entro la metà del mese di settembre la scuola sarà aperta a tutti i bambini di Arquata, in una struttura che ospiterà la scuola materna, quella elementare e quella media.

La promessa mantenuta rappresenta un traguardo fondamentale per la rinascita di Arquata, un vero miraggio in una situazione continua a essere emergenziale.

La scuola, con la presenza di tutti i bambini che torneranno, è un segnale positivo e impagabile.

Una struttura all’avanguardia, antisismica e dotata di ogni tecnologia, è cresciuta giorno dopo giorno come una pianta annaffiata bene, in mezzo però a troppi cumuli di macerie ancora da smaltire.

Quest’anno è passato tra proteste, paure, incertezze, polemiche ma anche grande fiducia nel futuro. Quando si è avvertito qualche segnale positivo, la popolazione di Arquata ha reagito con orgoglio e doveroso ringraziamento. La solidarietà ricevuta è un tassello che continua ancora a riempire quel puzzle di ottimismo, che nessuna burocrazia o scelta politica potrà intaccare.

I sindaci dei comuni più colpiti hanno dovuto combattere anche per l’esenzione delle tasse per le attività che esistevano nei territori distrutti dal sisma. Una battaglia che li ha visti vincitori, ma scoraggiati e delusi.

Le conferenze stampa delle istituzioni, regionali e non, sono spesso proclamazioni di obbiettivi raggiunti, di un operato avvenuto in situazioni complesse e in un territorio troppo ampio.

Sarebbe bene , dopo un anno di smarrimento e delusione, ammettere che qualcosa non è andato per il giusto verso, che forse la marcia da intraprendere ha bisogno di soldati diversi.

Il presidente della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha lasciato per motivi personali, Vasco Errani, Commissario Straordinario, lascia l’incarico poiché il contratto scade a breve, dopo un anno tutti lasciano, nessuno si prende alcuna responsabilità e Arquata, come gli altri comune più colpiti, è in balìa di giochi di potere e decisioni scese dall’alto, che non hanno nessuna correlazione con la conoscenza del territorio.

Nel mezzo delle macerie e dei ritardi delle SAE, la ricostruzione appare oggi come un evento lontano e fumoso.

I cittadini di Arquata si sono mossi, si sono associati, hanno chiesto, hanno fatto domande, hanno spiegato i dubbi e le difficoltà, incontrate lungo il percorso.

I più giovani, tutti intorno ai vent’anni, hanno fondato la pagina FB Chiedi alla polvere, esprimendo sentimenti di appartenenza e proponendo idee, che potrebbero portare turismo e rinascita al comune di Arquata. Andrea Ferretti descrive lo stato d’animo di tutti, con l’entusiasmo di chi è giovane e sa di avere tanta strada da percorrere, “è passato un anno da quel giorno maledetto. L’anno più lungo della nostra vita, l’emergenza non è passata, è appena cominciata. Un anno per elaborare, un anno per dimenticare, un anno per ricordare. Un anno per imprimere nella mente e nel cuore le immagini e il profumo di quei borghi incastonati tra i monti, per poi poterli raccontare ai figli e i nipoti che avremo. Un anno per cercare parole pesanti da scrivere su carta per mantenere viva la speranza. Non può, non deve e non sarà tutto come prima. “Il miglior modo di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi”, Non dimenticateci. Non dimentichiamoci.”

La battaglia è partita dal basso, dalla gente, da chi ha subìto perdite, da chi ha visto crollare la propria casa, da chi combatte per iniziare i lavori di ristrutturazione, da chi non sa quando potrà riaprire la propria attività, da chi dovrà mandare i figli a scuola ma non avrà la casetta in tempo. La popolazione arquatana intende tornare compatta e sicura di ciò che rappresenta. Lo stesso sindaco Aleandro Petrucci ribadisce “prima le attività del luogo, poi ben vengano gli imprenditori che intendono investire seriamente, come Diego Della Valle.” Arquata è distrutta, ha perso quasi tutte le frazioni, non può subire sciacallaggio di storia e tradizione.Investire su un territorio mutilato di persone e di case può e deve essere fatto in punta di piedi, con rispetto. 

La figura che ora ricoprirà quella adibita alla ricostruzione dovrà essere tecnico, persona esperta, qualcuno che sappia reagire con fermezza ai problemi, e alla gestione di essi. Non si può continuare a piangere vittime, a perdere case, ad assistere a interi territori distrutti. Adesso, è arrivato il momento di prendere decisioni drastiche per il futuro, a comprendere cosa significa prevenzione, quanta importanza ha la natura, che se si ribella si riprende ogni spazio, quanto speculazione edilizia, attestazioni di antismicità fittizie siano deleterie.

Se quella del Centro Italia è una zona sismica, l’opera che si deve attuare d’ora in poi deve seguire un percorso sicuro, ragionato, esperto.

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