ASCOLI PICENO – Nella gestione del post-sisma, sono diversi i pareri circa il grado di accelerazione e le norme, che da esso derivano, su cui si è basato finora il processo di ricostruzione.

Il geologo Antonio Moretti, docente di geologia e sismologia all’Università degli Studi de l’Aquila, rilascia a Piceno Oggi la sua visione in merito a un argomento così delicato e fondamentale, per il futuro dei territori distrutti dal sisma.

Cosa intendeva dire quando ha dichiarato che la ricostruzione corretta sarà quella che non sottovaluta le accelerazioni diverse dai precedenti sisma?

Ciò che noi sappiamo, o meglio che sapevamo fino al 2004, sul movimento del suolo durante un terremoto, che poi è il fattore che agisce sugli edifici e che deve essere considerato dai progettisti per la sicurezza degli edifici, è limitato a pochissimi eventi sismici: Friuli, Valnerina, Irpinia ed infine Colfiorito.  Con l’esclusione di quest’ultimo, gli strumenti di registrazione (sismografi) della rete nazionale erano pochissimi (poche decine sull’intera Penisola) e posizionati a notevole distanza dall’epicentro. Per esempio, durante il terremoto dell’Irpinia del 1980 la stazione accelerometrica più vicina all’epicentro era quella di Sturno ( 33 km) e di Brienza (42 km). Queste stazioni hanno registrato accelerazioni inferiori a 0.30 g, un valore da allora in poi considerato caratteristico di un grande terremoto in Appennino. Su questi valori nel 2004 sono state costruite le norme di riferimento per i valori di accelerazione sismica, tra l’altro prendendo in considerazione solo la parte ondulatoria dello scuotimento del suolo. Purtroppo, durante gli ultimi terremoti, dall’Emilia al 30 ottobre,  i sismografi della rete accellerometrica INGV hanno registrato valori ben tre volte maggiori di quelli previsti dalla vecchia mappatura del 2004, e soprattutto si è potuto verificare come gran parte delle abitazioni siano crollate a seguito degli scuotimenti sussultori che si sono rivelati particolarmente perniciosi per la tradizionali case in pietra del nostro Appennino. Nonostante questo le nuove case continuano ad essere costruite “a norma di legge” secondo i vecchi parametri e non secondo i dati reali, con grande risparmio di cemento per le imprese e di fatica per i progettisti. A me questa cosa mi sembra criminale e piuttosto stupida. A voi?”.

Crede che ci sia bisogno di un commissario che sia anche esperto?

Visto che ogni 5-10 anni c’è un terremoto distruttivo non ci dovrebbe essere un commissario ma una struttura tecnica preparata e con delle regole certe che possa intervenire subito dopo la Protezione Civile.  Comunque, commissario o dirigente che sia, la capacità di gestire un’emergenza post-sismica non si improvvisa nelle sezioni di partito, così come la ricostruzione non può essere fatta “a norma di legge“. L’esperienza è al di fuori di ogni norma e può essere acquisita solo da chi ha vissuto l’emergenza, sindaco o cittadino che sia. Questo vale anche per la classe scientifica: il terremoto, prima di parlarne, va vissuto dentro”.

Da geologo, pensa sia ipotizzabile che molti paesi distrutti dal sisma non saranno ricostruiti dov’erano?

Non c’è bisogno di essere geologo per capire che molti paesi non dovrebbero essere ricostruiti dove erano, men che mai come erano e soprattutto secondo gli stessi parametri tecnici chiaramente inadeguati, visti i risultati. Basta un poco di buonsenso, ma probabilmente lo saranno, ricostruite, viste le decine di procacciatori e mezzani vari (oggi li chiamano “commerciali”) che da tempo brulicano tra i terremotati per conto di vari professionisti del disastro, promettendo stupefacenti ricostruzioni ed elargendo favori e casette prefabbricate. Quelle stesse casette che sarebbe stato diritto di ogni terremotato avere e che lo stato, questo stato non è stato capace di dare”.

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