MUCCIA (Macerata) – Si svolgerà domenica, con ritrovo alle ore 10, la manifestazione “Marcia del Ritorno” lanciata dalla rete Terre in Moto Marche. La marcia partirà dall’area antistante lo stabilimento Varnelli per concludersi a Pieve Torina. “Nel weekend ad un anno dalle scosse che hanno colpito in maniera più diretta le Marche invitiamo tutti e tutte a scendere in strada con noi, per denunciare i ritardi e le responsabilità e per ripetere ancora una volta che non scenderemo a patti con la strategia dell’abbandono”.

La marcia collega due dei comuni colpiti ma idealmente vuole toccare tutti i paesi ed i borghi del territorio colpito dal sisma del 2016, “il terremoto ha creato una frattura nelle comunità ed i ritardi accumulati in questi mesi rischiano di compromettere una volta per tutte un territorio che era stato abbandonato dalle istituzioni ancora prima delle scosse”. Anche per questo Terre in Moto Marche invita tutti a “Tornare, Resistere, Ricostruire”, perché “un territorio spopolato è più facilmente preda di speculazioni e interventi invasivi che toglierebbero all’Appennino la sua anima, ricca di problemi e contraddizioni ma con potenzialità inespresse immense”.

Oltre che a ritornare nel famigerato cratere, “la marcia vuole avvertire tutti coloro i quali pensano di poter fare campagna elettorale e speculazioni politiche sulla pelle dei terremotati che questo non sarà accettabile o tollerabile. Il territorio deve essere ricostruito a livello materiale e immateriale ancor meglio di come lo abbiamo conosciuto fino al 24 agosto 2016 e quindi la base di partenza non può essere quella lotta tra poveri che qualcuno ha già provato a creare per fini elettorali, siano essi terremotati di serie A e B, migranti e italiani, residenti in un comune piuttosto che in un altro”.

“Aspettiamo tutti domenica a Maddalena di Muccia quindi, chi aspetta le SAE, chi ha vissuto l’inverno sotto metri di neve, chi è stato sfollato sulla costa come chi ancora non sa come dislocare la sua attività produttiva, ma aspettiamo anche chi non ha avuto problemi o non vive nei comuni colpiti. Perché l’Appennino è un patrimonio di tutti e tutti noi abbiamo il dovere di proteggerlo e ricostruirlo”

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