ARQUATA DEL TRONTO – “Carissime Autorità, io sono Fabiana Cortellesi, ho tredici anni e abitavo a Capodacqua, una frazione del comune di Arquata del Tronto . Il 24 agosto 2016 ho subito un trauma immenso : il terremoto“. Inizia così la lettera di una tredicenne arquatana, che spera di tornare a vivere nel suo paese distrutto dal sisma.

Fabiana frequenta l’ultimo anno delle medie, nella scuola di Borgo, donata dalla Fondazione La Stampa – Lo specchio dei tempi. La sua casa a Capodacqua è distrutta, ma Fabiana trova la forza di chiedere aiuto e rispetto per il desiderio di tutti i bambini arquatani. Ogni giorno, fa la spola da Ascoli ad Arquata, poichè non vuole lasciare i suoi compagni di classe e i luoghi che conosce e ama sin da piccola.

“Ho sempre creduto di sapere cosa riguardasse il sisma – continua Fabiana – e, invece, non sapevo proprio nulla! Non mi sarei mai immaginata che la mia vita potesse cambiare in un minuto così bruscamente e, in poco tempo, avrei perso tutto . Quella notte ho provato una paura infinita , troppa tristezza e angoscia ; ma é inutile parlarne perché non si capirebbe mai ciò che ho passato e, che continua ad inseguirmi sotto forma di emozioni. Il mio paese non c’è più, é tutto sotterrato dalle macerie che, un tempo, formavano le nostre case, a cui noi di Capodacqua eravamo tanto legati.

Fabiana ha vissuto, insieme alla sua famiglia, le terribili scosse di terremoto, la tendopoli e una nuova sistemazione autonoma ad Ascoli.

“La mia adolescenza dopo il terremoto la paragono alla “Selva Oscura” di Dante Alighieri, un percorso buio, pieno di angoscia e sofferenza. I giorni successivi alla tragedia, sono stata un mese in tendopoli e dal 26 ottobre 2016 , mi trovo con mia madre e mia sorella ad Ascoli Piceno , in autonoma sistemazione. L’anno scorso, i politici, coloro che in teoria dovrebbero rappresentare la nostra nazione, avevano promesso a noi terremotati che non ci avrebbero mai lasciato e, avrebbero fatto in modo che la ricostruzione iniziasse da subito. Questo argomento é complicato per me , ma mi reputo abbastanza sveglia per rendermi conto di quante “frottole” ci sono state dette , pur di farci stare “calmi”.

La giovane arquatana reclama un’attenzione maggiore per Arquata. Tra le sue parole si legge la voglia di ripartire, di credere che ogni frazione possa risorgere, ma anche la paura di una ragazzina di tredici anni che spera di rivedere la sua Capodacqua ricostruita.

“A parer mio siamo stati abbandonati da tutti , – conclude nella sua lettera la piccola Fabiana – i nostri luoghi sono deserti e dimenticati dal mondo; mi rendo conto che la situazione é drastica , però caspita sembra di essere nell’età della pietra ! Il mio desiderio più grande sarebbe rivedere i nostri luoghi come una volta , anche se so benissimo che é impossibile. Vorrei riavere tutto ciò che ho perso… Il prossimo anno spero che la mia “Selva Oscura” stia andando nel verso giusto , in modo che finalmente possa dire che qualcuno ha capito la mia rabbia e ha deciso di aiutarmi , questa volta , per davvero. Ringrazio tutti voi per aver ascoltato queste parole e , spero , che sia chiaro il mio messaggio.”

Con semplicità e schiettezza, Fabiana ha raccolto nella lettera le incertezze e i desideri, che rappresentano un sentimento diffuso tra la popolazione arquatana.

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